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Non bisogna meravigliarsi delle storture ed aberrazioni con le quali l’attuale compagine governativa sta scientemente mettendo in pratica una colossale assuefazione all’immobilismo amministrativo, all’illegalità diffusa, ai vuoti proclami fatti di ridondanti parole al solo scopo di richiamare attenzione e, sintetizzando, allo scempio più totale, sistematico e subdolo, del concetto di democrazia e della sua conseguente pratica in ogni ambito del vivere civile. Basta dare uno sguardo neanche tanto acuto alla composizione della maggioranza, alle sue inconciliabilità interne, alla sua inadeguatezza nel condurre e supportare la nazione. Basta ricordare la ‘stranezza’ se non l’isteria in seno alla quale è stato creato quell’aborto dalla rassicurante quanto evasiva denominazione di ‘Popolo della Libertà’…
Prendiamo spunto dal succulento boccone mediatico che si è rivelato essere il ‘fuori onda’ di Fini.
Che se ne parli, riparli e straparli può essere esclusivamente giustificato dalla circostanza ‘corsara’, cioè dall’essere quelle parole state carpite all’insaputa degli interlocutori; ma quanto al contenuto, quel dialogo si può derubricare ad ‘ordinaria amministrazione’ nei rapporti dialettici che intercorrono fra Presidente della Camera (e proseliti) e Presidente del Consiglio (e proseliti); anzi, le cose dette in modo piano ed, appunto, colloquiale, non avrebbero dovuto per nessun verso far ‘saltare la mosca al naso’ a chicchessia, dato che Fini non ha neanche pronunciato quelle banali considerazioni – date l’ovvietà e la ripetitività – col ‘muso duro’ in altre circostanze affettato.
Bisogna avere proprio la memoria corta per non ricordare le frasi al limite dell’ingiuria che Fini e Berlusconi si scambiavano a ridosso ed immediatamente dopo l’annuncio del ‘predellino’ col quale si proclamava la nascita di quel traballante tugurio che è il PDL… Dove sono finiti gli acidi distinguo con i quali Fini dava per assolutamente impossibile un ulteriore cammino comune con Berlusconi? In ordine a quali tatticismi e convenienze si può così istericamente affermare recisamente qualcosa per poi fare esattamente l’opposto? A nessuno può sfuggire – magari lo si omette, ma non si può non saperlo – che il motivo primario è uno ed uno soltanto: mai AN sarebbe andata al governo se non si fosse alleata con Forza Italia.
Ora si tratta di capire quanto i rappresentanti della primigenia destra si siano ‘snaturati’ pur di affrancarsi da un futuro di perenne e marginale opposizione. Di certo, quando ancora le due componenti del PDL erano separate, a sentir parlare La Russa o Gasparri li si sarebbe tranquillamente scambiati per organici a FI, più che ad AN. Ed altrettanto sintomatica fu quella conversazione davanti ad un galeotto cappuccino – anche questa carpita, quindi vera… – nella quale i due colonnelli aennini davano il loro leader come ‘bollito’. Neanche la tanto ‘dura e pura’ quanto autoreferenziale Lega si colloca al di fuori di questa asfittica relazione ‘sto con te altrimenti non governo’, generando anch’essa macroscopici controsensi, come ad esempio vantare – a parole – un solido dna antifascista quando poi fra i ‘notabili’ di partito si annovera uno come Borghezio che non solo ha degli atteggiamenti smaccatamente fascisti, ma che addirittura partecipa a convegni di neofascisti (francesi, se non erro) spiegando loro come mimetizzarsi da democratici e infiltrarsi a partire dai governi locali per arrivare al governo nazionale.
Ecco cosa è il PDL.
Ma, si badi bene, non come si è ridotto, bensì quello che è sempre stato fin dalla nascita e fin dalla coalizione delle forze di destra: un’accozzaglia di convenienze e particolarsimi tenute assieme dalla evidente premessa che per realizzare suddette convenienze bisogna necessariamente stare al governo. E’ per questo che si assiste da sempre a esternazioni non condivise, ritrattazioni, spiegazioni di tutti contro tutti, con l’evidente controsenso di due congrui blocchi, AN e Lega, distantissimi tra loro e nella medesima coalizione; con Berlusconi ed i suoi giannizzeri ad adoperarsi in ricomposizioni ‘di facciata’.
Per lo meno, era questa l’ordinario andazzo, fino a quando, specialmente in questo ultimo scorcio di legislatura, essendosi gravemente compromessa la posizione di Berlusconi in merito ad eventi di corruttela (vedi Mills), fondi neri (Mediatrade) e con la riapertura di ‘fogne’ stragiste, i parossismi generati da intenti e ‘fughe solitarie’ verso traguardi mai armonizzati, lasciano segni e ferite sempre meno rimarginabili, se non altro perché ogni giorno sprecato a ‘ricomporre’ è un giorno in meno che Berlusconi può dedicare alla strategia che conservi la sua impunità.
Ora, il rospo ingoiato da Fini al tempo del predellino di piazza S. Babila e quello più antico ingoiato dalla Lega quando, alla nascita di Forza Italia, vide clamorosamente decimato il suo consenso, potrebbero essere vendicati indurendo le proprie posizioni nei confronti di Berlusconi che, anche più dei suoi alleati, ha bisogno di stare al governo per evitare quello che gli toccherebbe e anzi gli sarebbe già toccato in uno stato realmente civile: la galera.
Sempre collegato a questa perversa dinamica di branco che si muove senza meta e solo in vista dei singoli tornaconto, è da considerare l’annichilimento delle dinamiche parlamentari il quale lascia un impressionante vuoto che viene colmato da esternazioni tra il folle ed il bizzarro, come quelle di un Rotondi sulla pausa pranzo quando c’è da capire se abbiamo un mafioso al governo; o la croce sulla bandiera, con Castelli che non sa cosa inventarsi per stare in video, motivando il tutto con la necessità di una cultura forte per recepire le culture altrui…Ma forse bisognerebbe spiegare a Castelli che la cultura di uno stato deve essere necessariamente laica e non certo passare per strumentali riferimenti religiosi (non siamo affatto uno stato più forte e con più cultura apponendo una croce sulla bandiera), né tanto meno attraverso paccottiglia pseudo religiosa e totemica, come ampolle contenenti le ‘pure acque’ ed altre amenità del genere. Queste prodezze becere quanto qualunquiste servono soltanto a far parlare di sé; a dimostrarsi fintamente buoni quando si cede su improbabili richieste per poi dire in futuro “quella volta io ho ceduto quindi ora tu mi concedi quel che ti chiedo”; a ‘pescare’ elettori, approfittando di reali timori artatamente amplificati: uno su tutti, la ‘paura dello straniero’.
Le tattiche sono comunque chiare: quella della Lega la ha esemplificata con la sua proverbiale delicatezza Bossi, quando ha affermato che senza i suoi voti Berlusconi cade, quindi il cavaliere farà quel che dice lui…disarmante quanto vero.
A Fini, grazie anche all’essere comunque la terza carica dello stato, è concessa una strategia più sottotraccia e variegata: potrebbe essere lui il leader del PDL dopo Berlusconi, anche se le quotazioni di questa ipotesi, una volta data per la maggiore, scendono clamorosamente alla luce degli ultimi eventi. Eppure, è difficile pensare ad altri per un dopo Berlusconi. Io aggiungerei “stiamo freschi…”
Potrebbe, visto gli ultimi smottamenti rutelliani, ipotizzare un blocco di centro in cui confluire come figura di primo piano. E non da ultimo, un pensierino al Quirinale, approfittando appunto della odierna Presidenza della Camera come trampolino di lancio.
D’altronde, il Gianfranco a stare con un piede in più scarpe è abituato…da quando si univa alle spedizioni punitive contro i compagni tranne poi dichiararsi giornalista per evitare di prendere qualche manganellata di stato; dall’enfasi di una carriera politica (non penso ne abbia altre) costruita sulla glorificazione del duce per poi relegare il fascismo ad orrore mondiale…Per poi arrivare ai giorni nostri, dove, esternazioni alla mano, è davvero incomprensibile capire perché una destra moderna della quale Fini sarebbe alfiere debba ‘compromettere’ sé stessa in un’alleanza con Berlusconi; un’alleanza che produce un pessimo governo ma che, ribadisco, ha la sua unica ragione nel mantenerne le redini, di quel governo.

P.S.

Da un punto di vista ‘politico’ – ‘p’ rigorosamente minuscola – si potrebbe liquidare la questione semplicemente dicendo “l’importante è che Fini faccia delle cose giuste…non che pensi che lo siano né che le faccia perché ci creda”
Può anche andar bene…Solo che non mi dispiacerebbe, una volta tanto, pensare in grande agognando qualcuno che faccia le cose per bene perché è una persona perbene…

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