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misconoscere l’articolo 1 della costituzione – o quanto meno, la prima dicitura di tale articolo, la quale recita appunto “l’italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” – vuol dire aver capito poco e niente del lavoro, derubricando il significato di tale parola all’ambito ristretto di ‘produzione-remunerazione’, clamorosamente ignorando il portato concettuale, morale e sociale che tale semplice vocabolo racchiude
prima di esplicare meglio, vediamo in breve quanto uno come brunetta sia del tutto inadeguato a parlare appunto di lavoro, in quanto è del tutto lecito nutrire seri dubbi sul fatto che il ministro sia ‘preparato’ sull’argomento e quanto sia stonato quando si riempie la bocca di parole come ‘meritocrazia’ e ‘concorrenza’
è nota la ‘crociata’ anti fannulloni con la quale brunetta ha inaugurato il suo dicastero…bene…probabilmente non è altrettanto noto che come fannullone, il ministro è un fuoriclasse: basti citare le presenze al parlamento europeo che si fermano al 58% circa, le presenze in commissione ‘industria’ – di cui era vice presidente – che non vanno oltre il 50% e quelle alla commissione ‘problemi economici e monetari’ – di cui era addirittura presidente – che si attestano su un misero 33%…roba da licenziamento in tronco e tanto di risarcimento danni, secondo i dettami della ‘filosofia’ stessa del ministro
non che da consigliere comunale facesse di meglio: su 208 sedute lo stakanovista brunetta ha presenziato solo a 87: altra media da ‘calci in culo e a lavorare’
il discorso rimane invariato in ambito ‘carriera universitaria’
il ministro è diventato professore associato beneficiando di una sanatoria ‘pro-precari’, senza vincere alcun concorso, come vorrebbe la mera normalità delle cose
ma il temerario brunetta ci tiene a fare le cose per bene e nel ’92 partecipa al concorso nazionale per diventare professore ordinario
nonostante alcuni ‘episodi poco chiari’ (forse che il futuro ministro fosse raccomandato?), viene bocciato…
ricorre al tar e il tar gli da’ torto
poi, dall’università di tor vergata in roma dove insegna, va a teramo dove si svolge un concorso locale per ordinari; posti a disposizione: uno; vincitori:tre
come dire: quando anche la matematica riesce a divenire ‘opinione’…
il posto sarà assegnato al vincitore locale, ma anche agli altri due vienre riconosciuto il ruolo di ‘ordinari’
inutile specificare che fra quei due c’è il nostro ministro
non c’è che dire: davvero dei grandi esempi di meritocrazia e concorrenza
per soprammercato, qualora non fosse chiara la statura (morale) del personaggio, citiamo l’abitazione romana di proprietà inpdai in centro a roma occupata al prezzo di favore di 350 euro (quando chi vive nella capitale sa benissimo che secondo i prezzi di mercato a quella cifra ci prendi un posto-letto) e la villa sul mare con tanto di piscina e sauna accatastata come ‘rudere’
andiamo avanti
sempre in ambito di lavoro nobilitato dalla concorrenza e dal merito, brunetta, che proclamava sé stesso come futuro premio nobel (avendo un numero di pubblicazioni direttamente proporzionale a quelle che saranno le sue presenze come uomo delle istituzioni locali ed europee e zero citazioni sulle pubblicazioni altrui, citazioni che rappresentano il vero metro della validità di un soggetto nell’ambito della comunità scientifica) viene assunto come consulente (ricordiamo quanto siano vituperati i consulenti da parte del ministro stesso) da gianni de michelis, l’obeso ministro che ‘svernava’ nelle discoteche più alla moda sperperando le paghette che zio bettino gli elargiva a iosa
ovviamente, in uno di quei rari bagliori di lucidità, brunetta ha realizzato che il premio nobel non faceva per lui, se non come personaggio in una soap opera venezuelana…in compenso ce lo ritroviamo ministro della repubblica italiana, a sproloquiare di ‘concorrenza’ e ‘meritocrazia’ ed a tentare di violentare la nostra carta costituzionale di cui non è assolutamente in grado di intendere il valore
ma veniamo al significato della parola lavoro, al di là della spiegazione contenuta in un dizionario
ci siamo mai chiesti perché, fermo restando il sostentamento materiale che all’individuo deriva dalla sua prestazione lavorativa, quando a parlare sono coloro che il lavoro lo hanno perso, il termine dignità sia così presente nei loro discorsi? O quanto il lavoro manchi ai pensionati, che di certo non hanno problemi di introiti di denaro in relazione al non lavorare?
siamo alle solite: abbiamo a governarci delle persone inadeguate; persone rozze e violente – nel caso di brunetta le ultime uscite sulle ‘elite di merda degne di morire ammazzate’ rende superfluo ogni ulteriore commento – che non avendo loro mai lavorato secondo i crismi di concorrenza e meritocrazia da loro salmodiati come mantra privi di significato, non hanno il minimo di intelligenza indispensabile per capire che il lavoro è (o quanto meno dovrebbe essere) creazione di rapporti, coesione sociale…è valorizzazione massima di un individuo che tramite esso lavoro sa di essere utile a sé, ai suoi cari ed alla comunità a cui appartiene, ma non tanto in relazione all’accumulare beni e denaro lavorando, quanto alla fondamentale esigenza di essere e sentirsi utile; di sentire che il proprio operato migliora la qualità della propria vita e quella del prossimo
è avere la dignità di produrre non solo ‘consumo’, bensì produrre valori
è, molto semplicemente, sentirsi un persona

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