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A prescindere dalla globalizzazione merceologica imperante negli ultimi anni, ho sempre pensato che il concetto di cittadinanza ha un senso se lo si applica all’intero pianeta; e non mi preoccupa che sul piano pratico ciò sia un’utopia bella e buona, essendo il mondo diviso e parcellizzato ora come non mai.
Sono quindi portato ad accusare un certa sofferenza quando delle beghe nostrane o delle totali assurdità occupano la scena dell’informazione interna lasciando poco spazio alla riflessione su quel che accade, appunto, nel mondo.
Vorrei interessarmi ad Obama ed al progetto – per alcuni sconvolgente – di una sanità pubblica negli USA, messo in crisi dalla perdita dello storico seggio democratico di marca Kennedy.
Vorrei capire cosa sta succedendo ad Haiti e se c’è una responsabilità dei ‘paesi ricchi’ dietro l’assurda indigenza che i posti più belli del mondo patiscono, ciò andando contro ogni logica elementare.
Ma anche restando all’interno dei confini nazionali, vorrei dedicarmi alla stortura – questa addirittura al di fuori di ogni logica – di arance lasciate marcire perché raccoglierle costerebbe più che venderle; stortura in relazione alla quale abbiamo potuto assistere ad episodi di caccia all’uomo degni del peggior Ku Klux Klan, che altro non sono se non la – questa sì – logica conclusione di illeciti ed illegali interessi ai quali si è lasciato campo libero per decenni.
Ma mi ritrovo immerso in una commemorazione che ha molto dei balli di corte dei tempi andati (ma forse ritornati…), nel senso che si forza la notizia, si ingrandisce l’evento affinché la popolazione tutta ne sia a conoscenza e ne parli (bene e con deferenza), ma in fin dei conti si tratta di un qualcosa del tutto estraneo alla popolazione stessa…Un qualcosa ad uso e consumo di una ristrettissima cerchia di individui ed a supporto delle loro convenienze.
Ovviamente, affinché una operazione ad esclusivo vantaggio di pochi abbia il sostegno dei molti, necessitano due ‘ingredienti’: menzogne e propaganda delle stesse.
Per quanto riguarda la propaganda la strada è in discesa, date televisioni – di stato e non – e giornali di parte infarciti di programmi ed editoriali santificanti monotematicamente e privi di seri contraddittori.
Per quanto riguarda i media non di parte (sulla carta), hanno evidentemente scambiato il ‘non essere di parte’ con lo ‘stare da nessuna parte’, producendo al massimo scialbi commenti di gran lunga peggiori di una dichiarata connivenza.
E probabilmente non sarà un caso che una trasmissione (Anno Zero) ed un quotidiano (Il Fatto), che hanno dato del penoso evento una chiara disamina e proposto dibattiti non mistificati e mistificanti, siano due entità mediatiche che si producono in base ai loro introiti, cioè a zero spese per il contribuente.
Ne consegue che paghiamo fior di quattrini affinché mercenari di bassissima lega ci ricoprano con badilate di sterco spacciato per informazione, del quale mi chiedo sinceramente se non ce ne accorgiamo o vogliamo non accorgerci, dato che poi saremmo costretti a finire quest’opera di masochismo puro prendendoci magari a scudisciate. O magari indossando un cilicio. Entrambe – e non a caso, direi – ‘regole’ di esponenti dell’opposizione e di chi si riconosce in essi.
Menzogne. Le fondanti sono essenzialmente due.
La prima è che Craxi sia morto esule. La seconda che non prendeva denari per sé e che delle tangenti che arrivavano al Psi egli potesse non sapere.
Sorvoliamo sullo sfondone storico di Stefania Craxi su Garibaldi sepolto all’estero, una dichiarazione pacchiana che mal maschera una palese quanto ben conosciuta ‘prassi ingannatoria’: quella di accomunare una personalità (generalmente morta e sepolta, appunto, così da non rischiare sacrosante lamentele o ritorsioni legali) al ‘brigante’ di turno che si voglia mettere, artatamente, in buona luce.
L’esilio, storicamente, rappresenta la sanzione tramite la quale si obbligava un soggetto a non risiedere più all’interno dei confini patri, pena la messa agli arresti o l’attuazione di altre più o meno severe condanne.
Ferma restando la convenienza – è questa la ‘perversa’ utilità dell’esilio – nel passato di adoperare l’esilio al fine di smembrare opposizioni politiche tramite questa sorta di diaspora che impediva ai soggetti di restare uniti, di per sé potrebbe aver rappresentato una buona opportunità, in quanto permetteva comunque ad un condannato di evitare la pena irroratagli andando a dimorare al di fuori dei confini patri.
Bene, tutto ciò con Craxi c’entra praticamente nulla, in quanto lo Stato non gli diede – ovviamente la cosa era ed è giuridicamente impossibile – l’opportunità di non scontare le pene alle quali era condannato con sentenze passate in giudicato trasferendosi all’estero, bensì indicando per lui l’unica possibile opzione: le patrie galere…Ed è per questo che Craxi ha preferito latitare, che è cosa semmai contraria all’essere esiliati.
Ed a volerla dire tutta, allo Stato – termine che in questo contesto mi rendo conto quanta vaghezza includa – semmai si può imputare una certa connivenza, perché un personaggio noto come Craxi che all’indomani delle sentenze esce di casa, prende un aereo e se ne va all’estero non eran cose che potessero passare così inosservate.
Se ne deduce che la domanda in voga non dovrebbe essere quella falsa e del tutto disancorata dai fatti reali che recita “perché a Craxi è stato impedito di tornare in Italia?”, bensì quella logicissima che dovrebbe recitare “perché a Craxi è stato permesso di scappare e di condurre una latitanza dorata in una villa con terreni acquistata coi proventi della corruzione per cui era stato condannato e per la quale non ha fatto un solo giorno del carcere che gli spettava farsi?”
Altra balla colossale che ho sentito echeggiare in trasmissioni televisive cosiddette ‘bipartisan’ – come se dare l’attestato di bipartisan ad un dibattito voglia dire concedere a coloro che non hanno argomentazioni valide da proporre di dire delle boiate senza che conduttore o interlocutori controbattano nulla o senza chiamare un’ambulanza per far internare chi farnetica, per natura o prezzolato che sia – e quella che Craxi poteva non sapere che, con dinamica speculare, ricorda la storia di Berlusconi e dei manager alle sue dipendenze che avrebbero versato tangenti alla Guardia di Finanza all’insaputa del loro padrone(…). E che invece di essere licenziati in tronco una volta acclarata la corruzione, sono stati ‘promossi’ parlamentari.
Anche in questo caso la nientaffatto suggestiva quanto totalmente risibile ipotesi si smentisce con dei semplici fatti: Craxi riceveva personalmente fiumi di denaro sonante (nel senso proprio di pacchi di banconote messi sulla sua scrivania o sul letto dove riposava, fra una corruzione e l’altra) e gestiva i conti correnti personali dove tali ‘contributi’ transitavano in prima persona e con l’ausilio di soggetti estranei al partito (vedi Raggio, che di quei soldi se ne è pappato un bel po’ quando Craxi è caduto in disgrazia e che amava concedere anche lui interviste da mega ville site in posti esotici).
Ora, al discepolo Josi si potranno concedere tutti gli spazi e i palinsesti bipartisan di questo mondo, ma farà sempre la figura del babbeo o del bugiardo nel momento in cui sosterrà delle tesi inverosimili dolosamente omettendo le verità fattuali che diversi procedimenti giudiziari hanno evidenziato oltre ogni dubbio ed al di là di presunte faziosità.
Ora, fugato il campo da ipotesi negazioniste e riabilitative – ed anche abilitative, nel senso che riabilitare Craxi vuol dire abilitare i suoi seguaci che adesso sono al governo – vediamo di fare il punto su un altro paio di storture.
C’è un pernicioso atteggiamento, sempre più diffuso, nel definire quasi una bazzecola il finanziamento illecito dei partiti, quasi a volerlo derubricare a prassi se non lecita, quasi lecita, giusto per lasciarlo in quel solito ‘limbo’ all’italiana che permette ad alcune cose, quando osservate dopo un po’ di tempo e ad una certa ‘distanza’, di sembrare non poi così male come quando le si era descritte in precedenza.
Ed ecco che ritorna la vulgata secondo la quale ‘il sistema era costoso e le tangenti erano necessarie’…
A parte che io non sarei così ottimista da coniugare il verbo al passato, mi sembra di una logica elementare che se un sistema ha bisogno di mezzi illegali per reggersi, vuol dire che tale sistema è illegale tanto e quanto i mezzi che adopera per sostentarsi e che quindi va combattuto e ricondotto nell’alveo della legalità.
A ciò collegherei una frase – la estrapolo e non ho nessun intento polemico – del presidente Napolitano presente nella lettera ad Anna Craxi che rimanda al ‘vuoto politico’ che si sarebbe creato con ‘Mani Pulite’.
Certo che c’era un vuoto politico. Ma cosa avrebbero dovuto fare gli inquirenti, ricolmarlo facendo finta di nulla, fermando le indagini e non istruendo processi? Perché se tutta questa fuffa oratoria ed informativa mira a tale subdola quanto oscena conclusione, chi eventualmente pensa ciò dovrebbe pure avere il coraggio – sarebbe il caso di dire sfrontatezza – di dirlo a chiara voce.
Quanto agli atti di governo di Craxi ed al suo operato strettamente politico, non vedo come e perché debba essere sbandierato come una sorta di fascia protettiva dalle sue malefatte.

Mi spiego. Precisiamo subito che Craxi non è stato mica inquisito e condannato per il ‘braccio di ferro’ di Sigonella o per gli euromissili di Comiso. Ebbene, sono due eventi – sulle cui dinamiche, obiettivi e risultati non v’è comunque comunanza di vedute – spesso citati per avvalorare la tesi che Craxi era un grande politico. Io non voglio neanche pormi il problema specifico se Craxi fosse un grande politico o meno. Più semplicemente faccio notare che è compito di un politico fare politica e produrre atti ‘politici’; è compito di un capo di governo compiere scelte per il bene della nazione che rappresenta. E se tali atti e scelte sono compiute in buona fede e col sacrosanto presupposto di mirare al bene comune, il politico non ha fatto altro se non il proprio dovere, assolvendo ad un compito che è parte integrante di un ruolo che gli è demandato dagli elettori ma che essenzialmente egli vuole ‘interpretare’, quindi non vedo perché, ammesso che Sigonella e Comiso siano scelte ‘giuste’, si debbano tributare a Craxi ‘lodi accessorie’. Quel che invece è devastante, specialmente in prospettiva, è il tentativo di ‘giustificare’ le ruberie di Craxi, che semmai vanno ‘aggravate’, dati i ruoli politici ed istituzionali che egli aveva.
Concludendo, in tempi di tanta sbandierata par condicio, di tanto utile contraddittorio e del toccasana bipartisan, oltre a ‘tonnellate’ di carta stampata ed ore ed ore di trasmissioni che vogliono riabilitare un corrotto perché (pare) quando ci si metteva era uno statista coi fiocchi, vorrei vedere una striminzita velina d’agenzia e cinque minuti di approfondimento televisivo dove si dica chiaramente che un politico che ruba e tanto perché approfitta del suo ruolo, è ben più stigmatizzabile di un comune scippatore che borseggia un passante altrettanto comune.

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