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parlano di indizi
ci stanno tutti…ma non quelli secondo cui marco garatti, matteo dell’aira e matteo pagani siano dei pericolosi terroristi bombaroli – alla patetica accusa anche i talebani si sono sganasciati dalle risate, dicendo “mica siamo scemi che andiamo a pagare degli ‘estranei’ per fare un lavoro che degli smidollati indigeni farebbero con piacere e fervore…” –
la cosa che indigna è l’inerzia se non il remare contro del governo è l’ignavia di ministri come frattini e la russa, il primo che alla notizia dell’arresto che si rivela essere un sequestro bello e buono altro non sa dire se non ‘prego dio che non sia vero’ (se questo è un ministro…), al che viene da pensare che frattini non abbia semplicemente l’espressione da rincoglionito ma che lo sia a tutto tondo
quanto a la russa, in linea notte di un paio di sere fa, non sapendo cosa dire (ha rivendicato la ‘mandata’ di un consigliere giuridico in loco: che sforzo, mandare un magistrato ad assistere la nostra ambasciata quando tre cittadini italiani sono in mano dei servizi segreti di un paese fra l’altro amico, senza un avvocato, senza che sia stata formulata alcuna accusa e col governo afghano che interpellato per sapere dove si trovino fisicamente i tre, risponde dicendo ‘essendo una operazione dei servizi segreti noi non ne sappiamo nulla’…si, avete letto bene: i servizi segreti di un paese che operano senza che il governo ne sappia nulla, il governo lo ammette candidamente e la cosa non suscita neanche blande perplessità…sembra di stare in italia, eh?…) prima ha detto che ‘la televisione è tua quindi puoi parlare(!)’ a ferrero, poi addirittura, quando ferrero gli faceva notare le incongruenze di questo ‘sequestro’ mirato senza dubbio a colpire emergency che ‘da’ fastidio’, lo accusava di essere pro terroristi
mi chiedo semplicemente – ormai da troppo tempo – quanto ancora dovremo sopportare arroganza ed inania di uomini davvero piccoli piccoli
e mi chiedo se sia giusto, nel rispetto di chi è morto ovviamente, di ‘santificare’ e chiedere dediche di strade o piazze a contractor che vanno in zone di guerra per fare la guerra, pagati svariate migliaia di dollari al mese che, data la mansione, dovrebbero mettere in conto di lasciarci la cotenna, mentre di persone che a rischio della propria incolumità curano, accudiscono e salvano feriti e malati (utile ribadire: in maggioranza civili, gran parte bambini) letteralmente se ne fregano…se ne fregano nel peggiore dei modi: facendo finta di occuparsene
persone, marco e i due matteo e quelli come loro, per i quali da giorni mi ronza in testa un termine, forse perchè, per altri tetri motivi, è un periodo, mediaticamente parlando, ‘ecclesiastico’: angeli
sì, come mi insegnavano da bambino, gli angeli sono quelli che ci soccorrono quando abbiamo bisogno
ora ci vorrebbe qualcuno con le palle che soccorresse quei tre angeli caduti nell’inferno afghano

Via Emergency da Lashkar-Gah. La missione ora è compiuta

di Umberto De Giovannangeli

Ieri mattina il personale internazionale dell’ospedale che ancora si trovava a Lashkar-Gah – dopo l’arresto di Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani – ha preso un volo per Kabul diretto alle strutture di Emergency della capitale afghana. Si tratta di cinque operatori; una anestesista e tre infermiere italiane e un fisioterapista indiano. Dall’arresto dei tre italiani, i cinque operatori sono rimasti nelle loro case e non erano più rientrati in ospedale. Ora sono nella guest house di Emergency a Kabul. L’ingresso della casa – una porta di metallo rossa in Shahr-e-Now Road – è sbarrato da due persone che in dari, la lingua locale, spiegano di non poter permettere l’accesso agli sconosciuti.

Missione compiuta
«Se volevano non farci più operare a Lashkar-Gan, l’obiettivo è stato raggiunto. Non abbiamo più notizie dell’ospedale. Siamo fermi alla presa in possesso delle autorità afghane di sabato scorso» dice Alessandro Bertani, vicepresidente di Emergency . «Per Emergency – prosegue Bertani – ciò vuol dire che nella zona non ci sarà più un ospedale che accoglie le vittime. Ricordo che lunedì ci sono state altre vittime a Kandahar. Partiti noi, in questo momento in quell’area non c’è più un presidio ospedaliero». «Da sabato – aggiunge – al nostro personale è stato impedito di entrare e quindi di fare il proprio lavoro». Nell’ospedale lavora personale afghano ma – osserva il vicepresidente della ong – «non sappiamo cosa succede lì». Il silenzio continua ad avvolgere la detenzione dei tre medici di Emergency. Un silenzio inquietante, minaccioso. Rotto in serata da Gino Strada: «Tutti i nostri operatori internazionali, sia i tre fermati che tutti gli altri, si trovano a Kabul», annuncia il fondatore di Emergency.

Diplomazia in azione
Qualcosa si sta muovendo. Una conferma viene dalla Farnesina e dall’ambasciata italiana a Kabul. Una lettera del ministro degli Esteri Franco Frattini verrà recapitata oggi al presidente afghano Hamid Karzai sulla vicenda dei tre operatori di Emergency nelle mani dei servizi afghani. A darne notizia da Sarajevo è lo stesso Frattini. «L’ambasciatore a Kabul Claudio Glaentzer – dice il titolare della Farnesina – ha incontrato il ministro degli Esteri afghano Rassoul a Kabul e gli ha preannunciato una mia lettera personale al presidente Karzai». Il ministro ha spiegato che la lettera «verrà recapitata oggi dall’ambasciatore Attilio Massimo Iannucci, mio inviato speciale. partito per l’Afghanistan insieme al magistrato italiano consigliere giuridico al ministero degli Esteri che assisterà l’ambasciata italiana nel seguire l’evoluzione dell’inchiesta che riguarda i nostri connazionali».

Le indagini per capire se ed eventualmente come i tre operatori di Emergency siano rimasti coinvolti nel presunto complotto per uccidere il governatore di Helmand sono ancora in una fase iniziale. Secondo fonti bene informate, non dovrebbero andare troppo per le lunghe. L’auspicio del ministro Frattini è che «si abbia una definitiva valutazione da parte delle autorità inquirenti con la presenza e con l’assistenza del nostro personale». «Seguiamo questa fase delle investigazioni e certamente lo facciamo con il desiderio che si accelerino il più possibile le indagini», ribadisce il titolare della Farnesina.

Ma il popolo della pace chiede al governo italiano di stringere i tempi ed esigere dalle autorità afghane l’immediato rilascio dei tre operatori di Emergency. È una solidarietà che viaggia su internet. E che cresce di ora in ora. Sono già oltre 200mila le adesioni raccolte in 48 ore dall’appello di Emergency a sostegno dell’attività della ong in Afghanistan. Nell’appello «Io sto con Emergency», lanciato domenica sera, si ricorda la vicenda dei nove operatori fermati a Lashkar-Gah il 10 aprile, e che Emergency è un’organizzazione «indipendente e neutrale. Dal 1999 ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afghani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso».

14 aprile 2010
fonte: l’unità
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