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la polverini beccata a far promesse per ‘saldare il conto’ dei voci ricevuti…complimenti governatore…se poi volesse far sapere alla pubblica opinione come è finita, se è finita, la storia dei 19.000 euro che doveva al fisco causa tasse non pagate sull’acquisto di un appartamento, ne saremmo lieti…suoi elettori e non…

oltre al video di andy, un articolo dal fatto quotidiano di oggi

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Caos a Latina: si dimette il sindaco pizzicato mentre chiede alla Polverini raccomandazioni per le figlie
di Enrico Fierro

Alla fine ha vinto lui, Claudio Fazzone, ras del Pdl nel sud Pontino, senatore e padrone di Fondi. E’ riuscito a far dimettere il suo eterno nemico, Vincenzo Zaccheo, da sindaco di Latina. Si va tutti a casa, da oggi arriva il Commissario nella città dove la destra ha da sempre maggioranza bulgare. Zaccheo è il sindaco diventato famoso per il duetto con Renata Polverini trasmesso da “Striscia la notizia”. I baci, gli abbracci, e soprattutto quelle due richieste. Una col pensiero alla famiglia, “Renà ricordati delle mie figlie”, l’altro con l’occhio rivolto agli affari e al potere politico. “Mi raccomando Fazzone, nun glie dà più appalti”. Scene da regime, un misto di nostalgie fascistoidi e clientelismo di antica marca democristiana.   Zaccheo, ex missino, e Fazzone, ex galoppino di Nicola Mancino quando era poliziotto e uomo di scorta dell’allora ministro dell’Interno. Entrambi colonne del Pdl più forte del Lazio, due uomini da anni impegnati in una feroce lotta di potere. A Latina ancora ricordano la scena di tre anni fa, quando Zaccheo riunì i suoi supporter in un albergo per lanciare la sua candidatura e Fazzone non si presentò. Gli fece il vuoto intorno impedendo anche agli altri notabili di portare una parola di conforto. La manifestazione fu rinviata e quando il ras di Fondi si decise finalmente ad essere presente, per tutta la sera ostentò platealmente il suo impegno: disegnare pinocchietti su un foglietto di carta. “Zaccheo – sentenziò quella sera Fazzone   con i suoi – non può fare a meno di noi. Noi possiamo tranquillamente fare a meno di lui”.    E per far capire al suo rivale come stavano le cose ordinò il voto disgiunto, costringendolo ad un umiliante ballottaggio. Si odiano i due, al punto che Zaccheo vede la mano del suo “nemico” dietro il blitz di “Striscia”. “Io quelle frasi non le ho dette, ascoltate l’audio, è un falso, hanno sottotitolato in quel modo per sputtanarmi”. E poi le figlie, che anche a Latina so “piezz’e core”. Gli amici di Fazzone insistono: Zaccheo ha chiesto proprio una raccomandazione, una consulenza, un incarico. Lui, invece, si difende. “La mia prima figlia si è laureata in Giurisprudenza con 110 e lode e lavora in un affermato studio legale, l’altra si sta laureando alla Luiss e vuole entrare in magistratura”. Una difesa blanda, imbarazzata, la dimostrazione   che a Latina e nel sud Pontino, le cose vanno così. Chi ha potere può tutto. Ma la gaffe del sindaco è l’occasione per Claudio Fazzone di regolare una volta per tutte i conti: “Le parole di Zaccheo dimostrano quello che è. Provo solo pena nei suoi confronti, è una cosa vergognosa. O si dimette lui o lo devono dimettere”. E così il senatore, espertissimo in raccomandazioni, settore privilegiato la sanità pubblica, un recordman che ha firmato una sessantina di lettere di segnalazioni per imprese, medici, fornitori e portantini, ora al centro di una   inchiesta della procura di Latina, può vestire i panni dell’indignato moralizzatore. Lui, protettore e sponsor degli amministratori di Fondi collusi con la Camorra casa-lese e con la ‘Ndrangheta dei Tripodi, il socio in affari di personaggi in odore per la gestione di un capannone costato qualche miliardo di vecchie   lire allo Stato e mai entrato in funzione. Ma dietro la lotta tra i due ras del Pdl c’è altro. Erano giorni che Claudio Fazzone manovrava per far cadere la giunta Zaccheo. Prima con le minacce di crisi, poi con le dimissioni di 16 tra assessori e consiglieri comunali della maggioranza da lui controlla-ti. “Il leader del partito è Fazzone – è stata la parola d’ordine – Zaccheo non può fare tutto da solo deve parlare con Claudio”. Un bel gruppo al quale si sono aggiunti i consiglieri dell’opposizione fino a raggiungere la quota di 23 consiglieri, un numero sufficiente per lo scioglimento. Il tutto a Latina, una città devastata dalla crisi economica. Una sola scena: mentre la lotta di potere tra i notabili del Pdl raggiungeva il suo punto piu’ alto, 800 lavoratori della   “Bristol”, una multinazionale farmaceutica, facevano un sit-in sotto la Prefettura, a pochi passi dal comune. E nella piu’ totale solitudine.    Perché a Latina la posta in gioco è un’altra. I piani urbanistici, gli interessi in città e sulla costa, gli appalti e la rivalutazione delle aree. E poi c’è Fazzone che sta giocando una partita tutta sua e non vuole ingombri. Alcune frasi della Polverini rubate da “Striscia” non gli sono piaciute. Quando Zaccheo ricorda alla nuova governatrice che Fazzone ha perso 9mila voti, e lei risponde in romanesco “e che non lo so”, Fazzone perde le staffe. Lui si è candidato nuovamente alla Regione per entrare in Giunta, e con un assessorato di rilievo. La Sanità, o un altro settore pesante, oppure il posto piu’ ambito: vicepresidente della   Giunta. Per questo ha armato la guerra di Latina, per far capire alla Polverini che a Fondi, Latina e dintorni i conti li deve fare con lui. “Zaccheo non è nessuno”, hanno ripetuto i suoi fedelissimi in questi giorni di visite a Latina dei maggiorenti del Pdl e della destra, da Storace a Gasparri. Una mediazione l’avevano pure tentata offrendo al senatore la poltrona di Presidente del Consiglio regionale. Lui non li ha voluti neppure ascoltare. “Non posso tornare indietro di dieci anni, quando alla Pisana c’era Storace”. Dieci anni, il potere dell’ex poliziotto è cresciuto. Ora è un uomo da 28mila preferenze, il consigliere regionale piu’ votato del Lazio. A Fondi comanda su tutto. Neppure un Prefetto è riuscito ad averla vinta con il padrone dei voti Claudio Fazzone.

Uno dei fotogrammi trasmesso ieri da Striscia con il colloquio tra la Polverini e Zaccheo (FOTO ANSA)

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