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sì, sarò ingenuo o coglione, ma sono di sicuro convinto che questa legge non passerà al vaglio  di organi e controlli costituzionalmente dati e definiti (firma del presidente della repubblica, corte costituzionale, eventuale referendum); ciò non toglie che sia stata inferta l’ennesima coltellata a quello straccio di democrazia, sempre più ‘sulla carta’ che effettiva, nella quale vivacchiamo
come è stato già sottolineato, una legge del genere è già uno scempio che sia stata concepita…e mi permetto di aggiungere che gli sciacalli più carogne in tutto questo bordello – dato per assodato che per il nostro presidente del consiglio è normale farsi cucire addosso leggi vergogna di tal fatta – sono tutti quelli che fra distinguo assurdi e convinto sostegno (convinto perché prezzolato, intendiamoci), hanno permesso tale sfacelo morale figlio di precedenti sfaceli morali e, purtroppo, verosimilmente padre di sfaceli morali futuri…

p.s.
pare che insettimana il nuovo computer sarà pronto (ora sto usufruendo di quello di un’amica) quindi spero di essere più organico sul blog, che comunque, come dicevo ad amici, pare che riesca a camminare bene anche ‘da solo’…

un saluto a tutti
vi lascio all’editoriale di ezio mauro

EDITORIALE

Il perché di una pagina bianca

di EZIO MAURO

Una prima pagina bianca, per testimoniare ai lettori e al Paese che ieri è intervenuta per legge una violenza nel circuito democratico attraverso il quale i giornali informano e i cittadini si rendono consapevoli, dunque giudicano e controllano. Una violenza consumata dal governo, che con il voto di fiducia per evitare sorprese ha approvato al Senato la legge sulle intercettazioni telefoniche, che è in realtà una legge sulla libertà: la libertà di cercare le prove dei reati secondo le procedure di tutti i Paesi civili – nel dovere dello Stato di garantire la legalità e di rendere giustizia – e la libertà dei cittadini di accedere alle informazioni necessarie per conoscere e per sapere, dunque per giudicare.

La violenza di maggioranza è qui: nel voler limitare fino all’ostruzionismo irragionevole l’attività della magistratura nel contrasto al crimine, restringendo la possibilità di usare le intercettazioni per la ricerca delle prove dei reati. E nel voler impedire che i cittadini vengano informati del contenuto delle intercettazioni, impedendo ai giornali la libera valutazione delle notizie, nell’interesse dei lettori. Tutto questo, mentre infuria lo scandalo della Protezione Civile, nato con le risate intercettate ai costruttori legati al “sistema” di governo, felici per le scosse di terremoto che squassavano L’Aquila.

Le piccole modifiche che sono state fatte alla legge (si voleva addirittura tenere il Paese al buio sulle inchieste per quattro anni) non cambiano affatto il carattere illiberale di una norma di salvaguardia della casta di governo, terrorizzata dal rischio che i magistrati indaghino, i giornali raccontino, i cittadini prendano coscienza. Anzi. La proroga dei termini per gli ascolti, di poche ore in poche ore, è proceduralmente più ridicola che macchinosa. E le multe altissime agli editori non sono sanzioni ma inviti espliciti ad espropriare la libertà delle redazioni dei giornali nel decidere ciò che si deve pubblicare.

Ciò che resta, finché potrà durare, è l’atto d’imperio del governo su un diritto fondamentale dei cittadini – quello di sapere – cui è collegato il dovere dei giornalisti di informare. Se questa legge passerà alla Camera, il governo deciderà attraverso di essa la quantità e la qualità delle notizie “sensibili” che potranno essere stampate dai giornali, e quindi conosciute dai lettori. Attenzione: la legge-bavaglio decide per noi, e decide secondo la volontà del governo ciò che noi dobbiamo sapere, ciò che noi possiamo scrivere.
Con ogni evidenza, tutto questo non è accettabile: non dai giornalisti soltanto, ma dai cittadini, dal sistema democratico. Ecco perché la prima pagina di “Repubblica” è bianca, per testimoniare ciò che sta accadendo. E per dire che non deve accadere, e non accadrà.

(11 giugno 2010)

fonte: repubblica

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