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le motivazioni saranno formalmente ineccepibili ma la portata ‘paracula’ è fin troppo evidente
il buon brancher non s’è fatto scrupolo di assumere un dicastero che tutt’oggi ha del misterioso – voi avete per caso capito quale sia la definizione del ministero dal quale brancher si è appena dimesso? avete visto traccia delle deleghe? – proprio, guarda il bizzarro caso, alla vigilia del suo processo per appropriazione indebita, ma adesso pontifica di onorabilità e ‘rispetto per la corte’, chiedendo comunque il rito abbreviato – altra istanza formalmente più che legittima – che impedirà di ascoltare quel buontempone del ministro calderoli, che pare abbia a che fare con una tangente e che non potrà essere convocato dagli inquirenti per essere ascoltato come testimone (il rito abbreviato prevede una sentenza ottenuta dall’esame degli atti allo stato, senza ulteriori integrazioni)
ciò detto, per un aggiornamento basterà seguire i quotidiani ed i mezzi di informazione in genere, ma a me una domanda m’è ‘frullata’ in testa subito, appena letto delle dimissioni: se questo ‘ministero del mistero’, come ancora oggi viene sottolineato dalla maggioranza e ovviamente dal brancher stesso, è stato istituito per veri motivi ‘governativi’ e non per ‘salvare’ un indagato dal suo giudice naturale, mi sembra ovvio che un ministro ‘lindo e pinto’ dovrà subito sostituire il dimissionario, visto che questo ministero è così importante nell’equilibrio dell’esecutivo
o no?…

Brancher dai giudici: «Mi dimetto». Chiesto il rito abbreviato

Il neoministro per l’attuazione del federalismo, Aldo Brancher, giunto nell’aula del tribunale di Milano al processo che lo vede imputato in uno stralcio del caso Antonveneta, ha dichiarato la sua «decisione irrevocabile di dimettersi da ministro».
L’intenzione è stata espressa in apertura di udienza dopo che l’avvocato Filippo Dinacci del suo collegio difensivo aveva consegnato al giudice Anna Maria Gatto una lettera del segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri che «rimodulava» gli impegni governativi e ministeriali di Brancher per consentirgli la partecipazione al processo.
Dopodiché il ministro ha chiesto la parola. «La mia presenza qui oggi è un segno di rispetto verso il Tribunale, sono qui a difendere la mia innocenza, pensavo di dover privilegiare gli obblighi verso il Paese ma questa mia scelta è stata indebitamente strumentalizzata» ha affermato Brancher, sottolineando quindi di aver «fatto una scelta diversa nel rispetto della mia famiglia e perché finiscano le strumentalizzazioni e le speculazioni». Il ministro ha quindi annunciato la rinuncia al legittimo impedimento e subito dopo ha comunicato le sue irrevocabili dimissioni.

Brancher nell’anticipare le sue «dimissioni irrevocabili» da ministro «al fine di consentire una rapida chiusura della vicenda che mi riguarda», ha chiesto di poter essere giudicato con rito abbreviato incondizionato.
Nel corso della breve dichiarazione spontanea Brancher ha spiegato al giudice della quinta sezione penale, Anna Maria Gatto, che «la mia presenza è un segno di rispetto per il tribunale. Sono qui a difendere la mia innocenza».

05 luglio 2010
fonte: l’unità
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