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Altra simpatica e frizzante settimana quella appena trascorsa…
Nell’associarmi alla soddisfazione che vede la querelle di Adro risolversi nella maniera più logica e cioè con la rimozione di quelle vagonate di soli che ridono soli che comunque non son stati ancora rimossi e che quindi continuano a ridere in un luogo non deputato… – concedetemi di serbare una certa preoccupazione.
Essa preoccupazione nasce dal fatto che tutta la questione non è – o quantomeno non dovrebbe essere – un evento eccezionale, quale potrebbe essere una calamità naturale o uno scandalo così inusitato per cui la stampa (quella libera) e la società civile (quella con la coscienza pulita) hanno dovuto letteralmente rivoltarsi contro le puttanate dette e commesse da Oscar Lancini, ma un tipico esempio di cialtronaggine e faccia di bronzo con le quali sempre più spesso politici ed uomini delle istituzioni proclamano delle colossali fotte impunemente e reiteratamente, col risultato che qualche idiota (ed a volte son pure nutrite schiere) li prende sul serio e, circostanza meno grave ma pur sempre grave, qualcun altro si chiede se il suddetto cialtrone di turno non stia dicendo in fin dei conti qualcosa di sensato.
Cominciamo col dire che la legge prevede, senza dubbi e margini interpretativi, che ‘simboli di partito’ non possono in alcun modo far parte del corredo decorativo di una scuola pubblica.
Se a questa semplice premessa il sindaco Lancini ed i boys del coro leghista controbattono che il ‘il sole che ride’ è un simbolo antecedente alla lega e che fa parte della cultura del territorio, la questione potrebbe chiudersi già qui, dato che un uomo delle istitituzioni – per definizione e per intuito – deve comportarsi con equilibrio e perseguire armonia, ergo se questo simbolo antecedente alle camicie verdi ed espressione del territorio crea equivoci, va rimosso comunque.
Poi però si scoprono documenti i quali testimoniano inconfutabilmente che ‘sto sole ridanciano è simbolo depositato e perciò appartenente al Carroccio…Se ne può dedurre solo che il sindaco Lancini – ed i suoi supporter, siano essi elettori o quadri leghisti – è ignorante in materia del partito di cui è espressione oppure (verosimilmente) in malafede, quindi altamente inidoneo a ricoprire il ruolo di primo cittadino – come peraltro aveva esaustivamente dimostrato volendo affamare dei bambini perché i genitori non pagavano la mensa –
Altra risibile contestazione targata Oscar Lancini è che la scuola in questione non sia costata nulla allo Stato.
Oltre al fatto che diverse voci non smentite dànno tutt’altra versione, anche se fosse, la scuola rimane pubblica e ‘di stato’, quindi i simboli leghisti se li facesse aerografare nel cesso di casa sua, il buon Lancini…
Saliamo di qualche piano e ‘approdiamo’ al Ministero dell’Istruzione, dove ci si imbatte in una ‘così trasversale che più trasversale non si può’ Mariastella Gelmini – bresciana, è andata fino a Reggio Calabria per dare l’esame previsto dopo il praticantato, giacché è vox populi (vox dei…) che lì fosse molto più semplice superarlo che altrove sul suolo patrio, altro che federalismo… –
Bene, la ministra è stata in grado di smentirsi nel giro di pochissimi giorni, prima avallando i famigerati simboli e bollando come folklore le motivazioni leghiste, poi optando per la rimozione perché i ‘soli’ possono creare problemi in quanto interpretabili effettivamente come simboli di partito. Complimenti. Anche in questo caso, delle dimissioni non sarebbero così assurde. In un paese normale.
Ovviamente, stabilito una volta per tutte che la rimozione s’ha da fare, il sindaco Lancini ha colto la palla al balzo per dimostrare – se fosse rimasto dubbio alcuno – che di sale in zucca non ne deve avere tanto…Dichiarando che aspetta ordini dal boss Bossi sul rimuovere o meno, il Lancini si pone da una chiara posizione di illegittimità in una di illegalità, perché è un non senso totale ed una totale inadempienza alle leggi, attendere gli ordini del tuo capo partito su una questione che riguarda leggi e regolamenti dello Stato Italiano e, in ultima analisi, la Costituzione. Per soprammercato, il sindaco di Adro fornisce la prova del nove del fatto che la questione dei simboli è del tutto politica e leghista (altrimenti perché attende disposizioni da Bossi?), contraddicendo sé stesso quando sproloquiava di ‘simboli del territorio’ ed altre amenità del genere.
E non dimentichiamo a chi il polo scolastico ‘brandizzato’ Lega Nord è intitolato…Gianfranco Miglio, uno con cui Bossi a momenti si scannava ma che ora, in piena linea ‘Grande Fratello’ (mi riferisco ovviamente al romanzo di Orwell e non ad uno sciocco ‘reality’) deve essere riabilitato come padre leghista.
Uno che voleva costituzionalizzare la mafia in quanto espressione di un territorio. Da cui si potrebbe dire che siccome l’omicidio in genere è espressione del globo tutto, si dovrebbe proporre all’Onu di sensibilizzare tutti gli stati riconosciuti affinché costituzionalizzino l’omicidio. E se qualcuno la costituzione non ce l’ha gli mandiamo Calderoli a scrivergliene una.
Se Miglio fosse vivo bisognerebbe spiegargli che la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, la sacra corona unita sono l’espressione di una questa sì ‘elite di merda’ sanguinaria, che tiene sotto scacco milioni di persone oneste che tante, troppe volte devono fare i conti letteralmente se tacere e andare avanti o morire. Un manipolo di signorotti con esercito personale che ricicla vagonate di denaro nel verde della ‘padania’ e nel grigio di Milano, dove – esempio fra i tanti… – un ex costruttore ha costruito aree residenziali con capitali sospetti e quando gli è stato chiesto di spiegarne la provenienza si è avvalso della facoltà di non rispondere. E un reticente di tale risma ce lo ritroviamo come presidente del consiglio.
Ecco, se Miglio fosse vivo bisognerebbe spiegargli queste semplici cose e circostanze. Purtroppo Miglio è morto.
Purtroppo?…Per fortuna direi.

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