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ripropongo un vecchio – ma manco tanto – pezzo sulla ‘crisi’ che generò in idv l’appoggio alla candidatura di de luca
per quanto riguarda lo stato attuale delle cose, mi associo pienamente allo spirito dell’intervista rilasciata al fatto da di pietro, anzi, fregandomene dell’etichetta, vorrei chiaramente dire che quell’imbroglione del sindaco – spero prestissimo ‘ex’ – di salerno meriterebbe di essere messo in un cesso che non si schifi di contenerlo con conseguente tirata di sciacquone…
morale della favola: ecco cosa si ottiene a far favori ai ras del pd…poi la colpa è di idv se fa opposizione dura e senza sconti

 

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per quanto poco incline alle mediazoni e d’accordo con de magistris, approvo la linea che porta alla condivisione della candidatura di de luca…e trovo improprio parlare di idv ‘spalle al muro’, giacché il fatto che il sindaco di salerno sia venuto a parlare e ‘presentarsi’ al congresso non è cosa da poco

trovo comunque giusto dare eco a questo articolo che ‘inquadra’ la questione in termini contrastanti e quindi non condivisibili in toto: in questo blog non di rado si affermano cose ‘forti’, ma la determinazione non ha nulla a che vedere con l’essere faziosi

L’Idv ‘assolve’ De Luca con standing ovation

I delegati danno il via alla candidatura, contrario De Magistris

La Madonna pellegrina è andata a giudizio. Il processo (breve, dice De Magistris) a Vincenzo De Luca, candidato Pd alla regione Campania, finisce in un’assoluzione con formula piena. Per lui, è standing ovation. Antonio Di Pietro ieri mattina lo ha chiamato al telefono: “Stiamo decidendo che fare con te. Vuoi venire a convincerci?”. “Alle tre e mezza sto lì”, ha risposto l’imputato.

Arriva puntuale, quando Di Pietro ha già spiegato alla platea come accoglierlo. “Abbiamo tre opzioni: non votarlo, votarlo senza condizioni o mettere dei paletti. L’alternativa è consegnare la regione ai casalesi”. La strada, insomma, era spianata. Solo i “dissidenti”, continuavano a sperare che ci fosse un’altra soluzione. “Avremmo voluto un candidato autonomo, come in Calabria, e non farci mettere spalle al muro dal Pd“, spiega Carlo Diana dall’Emilia.

Per il resto “la linea dei paletti” all’ora di pranzo aveva già sfondato: “Se si dimette anche in caso di condanna in primo grado, va bene”, dice il siciliano Salvo Di Blasi. “Vogliamo dare un peso o no alla presunzione di innocenza?” si domanda Denis Rosa, avvocato veneziano. “Se poi sarà condannato, fuori immediatamente, a calci”, aggiunge Alessandra Maiorano, 23enne padovana. “È un atto di fiducia, non solo a De Luca, ma anche a Di Pietro”, chiosa Antonino Pipitone, che a Padova fa l’assessore. Già, altro che rimettersi all’assemblea, con il discorso dei paletti, Di Pietro si è assunto una responsabilità non da poco.

E forse nemmeno lui si aspettava le standing ovation. Ma De Luca evidentemente ha scelto le parole giuste. “Sono pronto a sottoscrivere un codice etico. Io sono un altro Sud, quello che combatte e non ha paura della legalità. La mia accusa per truffa e concussione è dovuta al fatto che ho chiesto la cassa integrazione per 200 operai licenziati, ma sono orgoglioso. C’è chi tra le frequentazioni ha gli operai; altri invece che le hanno con i casalesi, i camorristi e gli estorsori”.

Mentre applaudono lui, i delegati applaudono il loro presidente. “La magistratura indaghi a 360°”. “Che nessuno si difenda dai processi ma nei processi”. “Chi è condannato metta la firma sotto le dimissioni”. La vulgata è quella del Tonino nazionale: “Basta con i primari che non sanno distinguere un bisturi da un cavatappi”. “Basta con i bastimenti al Columbus Day a spese della regione”.

Quando finisce, Di Pietro allarga le braccia. C’è altro da aggiungere? No. L’Idv è con De Luca. Lui ha il volto provato: “Oddio, e che è! – dice uscendo dalla sala – Gli esami non finiscono mai, mi hanno catapultato qui come la Madonna pellegrina”. Luigi De Magistris invece è furibondo. In sala ad ascoltare l’imputato nemmeno c’è andato. “Che è, il processo breve? L’applausometro? No, non mi interessa. Di Pietro è il leader, ma io sono campano e conosco i problemi, che non sono le favolette che ha raccontato De Luca. E poi magari sarà condannato tra dieci anni, quando avrà già finito di governare”.

Fausto Morrone, candidato alle regionali per l’Idv, è uno dei maggiori oppositori di De Luca a Salerno: “Io non ho applaudito. I suoi capi d’imputazione non sono quelle sciocchezze che vuole far credere: ha favorito imprenditori, ha incentivato la speculazione, non è stato abbastanza vigile sulle infiltrazioni camorristiche. Capisco Di Pietro: pur soffrendo di gastrite, se De Luca in Campania serve a non dare l’immagine di un centrosinistra frammentato, va bene così. Ma ad applaudirlo no, io non ce l’ho fatta”.

da il Fatto Quotidiano del 7 febbraio

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