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Alla fine, sono riusciti a mettere il sale sulla coda al biondo Robin Hood informatico che ruba i file ai potenti per ridistribuirli al popolo.
A voler essere pignoli, il sale sulla coda Julian se lo è messo da solo, visto che si è consegnato a Scotland Yard, particolare non da poco per una riflessione che proporrò nel prosieguo del pezzo.
Quel che preoccupa – e molto – è che la questione, da qualsiasi angolazione la si guardi, appare come un enorme assurdità nonchè un gravissimo sopruso messo in atto in barba ai più elementari criteri di democrazia con la connivenza dei media informativi, escluse rare ed ovviamente benvolute eccezioni, che non calcano la mano – eccezioni comprese – su un paio di cosette che messe bene in chiaro svelerebbero questa fanfaronata comunque perniciosa, in quanto della libertà di una persona si sta parlando, nonché della sua incolumità.
La parola stupro echeggia a tutto spiano nelle cronache nonostante sia assente ogni indizio e dichiarazione verificata che avalli tale evenienza.
Le due accusatrici – che, è utile ribadirlo, possono assurgere a tale ruolo semplicemente perché il presunto reato è contemplato esclusivamente nell’ordinamento svedese – Anna Ardin e Sofia Wilden riferiscono di un rapporto sessuale avvenuto senza preservativo (che si sia rotto o non utilizzato a priori poco importa); tutt’e due hanno dichiarato di essere state consenzienti – la Ardin ospitava Assange e gli ha anche preparato una festa (festa nel senso letterale del termine, non quella che vorrebbe gli sia fatta ora dalle autorità del mondo intero…) nei giorni seguenti all’avvenuto rapporto sessuale; la Wilden addirittura s’è messa in viaggio per conoscere Julian – lasciando il suo ragazzo a sbrigare le faccende domestiche, si suppone… – collaborare con lui e verosimilmente con l’intento di chiavarsi il tipo più trendy del momento. E possiamo tranquillamente affermare che il terno secco lo ha preso.
Ora, esclusa la violenza sessuale, vorrei capire dove sta il reato se un atto sessuale, non protetto quanto si vuole, è stato consumato consensualmente.
Posso capire le remore delle due pulzelle che, immagino, saranno affiorate una volta attenuatasi la libido causa avvenuto (almeno si spera) orgasmo; ammettiamo pure che Assange sia un dongiovanni di primordine e un gran marpione, ma come si giustifica questa accusa di rapporto non protetto dal momento in cui una delle parti in causa non ha trovato nulla da ridire proprio nel momento in cui c’era da farlo?
Questa specie di pentimento, sospetto di per sé, acquista poi un sapore ridicolo nel momento in cui, guarda un po’, le due denunciano proprio nel frangente in cui il buon Julian è nell’occhio del ciclone…Ridicolo vieppiù è l’atteggiamento delle giustizia svedese che, rendendosi forse conto della boiata di cui sta diventando sempre più complice, archivia i procedimenti per poi riaprirli all’indomani dell’uscita dei file sui cinque quotidiani prescelti da wikileaks: qui siamo alla tragicommedia assoluta, specialmente quando si dichiara di “non aver avuto pressioni”.
Vogliamo poi parlare di un mandato di cattura internazionale per uno che è accusato di qualcosa che non è neanche reato, se non, come detto, in Svezia?
Ma la cosa che, a quanto mi consta, non ha rilevato nessuno è un’incongruenza che fa da pendant con i non sense appena esaminati e di cui accennavo all’inizio dell’articolo.
Premettendo che negli ordinamenti nei quali è possibile usufruire della libertà su cauzione si vedono fior di criminali uscire di galera grazie alle loro magari illecite ricchezze frutto del delinquere, Assange si è consegnato a Scotland Yard…Ed allora come si giustifica la decisione di un giudice che gli nega la libertà su cauzione “perché potrebbe non presentarsi all’udienza”, cioè scappare? Con quale logica da cartone animato uno si costituirebbe per poi dover architettare una fuga? Se Assange voleva ciò, avrebbe continuato a latitare, ma evidentemente con le polizie di tutto il globo alle calcagna non era più in grado di farlo, quindi si è costituito perché non c’era più margine per sottrarsi alla cattura; ergo, cosa vuol dire negargli la libertà su cauzione per timore che scappi?…
Ora bisogna solo sperare che la giustizia americana non s’inventi qualche ‘azzeccagarbugliata’ per sbattere in galera una persona che venendo in possesso di dati e notizie li ha divulgati, facendo né più né meno il lavoro del giornalista, anzi, mettendo in mera pratica quel che è l’essenza del giornalismo: la divulgazione delle notizie.
Ciò è bene precisarlo perché qualcuno, grazie forse alla confusione del momento, è convinto che Assange abbia violato lui qualche banca dati, ma le cose non stanno affatto così.
Magari è in grado di farlo, ma se si vuole accusarlo di questo bisogna dimostrarlo.
Allo stato, Julian Assange è trattato alla stregua del peggior mafioso o terrorista per aver divulgato, scegliendo tra l’altro quotidiani autorevolissimi, mica siti pirata, notizie di cui era venuto in possesso.
Quel che sta accadendo, a prescindere da giudizi sulla persona, sul suo valore e sul valore degli atti compiuti – non riguardano questo contesto – ha del vergognoso.
E c’è da aver paura. Perché questa brutta vicenda sta diventando paradigamtica in relazione a quanto le cosiddette democrazie riescano ad infischiarsene delle leggi e norme da loro stesse emanate per proteggere delle ‘ragioni di stato’ sempre più da operetta e spogliando dei re sempre più nudi, in quanto nella ‘questione Assange’ non c’è una scusante ideologica, religiosa, geografica o geopolitica.
Anzi, come una cartina di tornasole, questo ‘casino totale’ è la dimostrazione per contrasto che ideologie, religioni e quant’altro sono state e sempre saranno ‘piegate’ alle convenienze del momento.

P.S.
Una domandina estemporanea: avete notato anche voi che tra i quotidiani deputati alla divulgazione dei file non ce ne sta uno italiano?…

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