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di Nicholas Palumbo

Sarà il caso bizzarro per definizione, ma la concomitanza è sospetta: il vortice delle intercettazioni risucchia il nostro premier in una mota a sua immagine e somiglianza, un’accolita allo sbando prova un colpo di mano freezato ed annichilito sul nascere dal Presidente della Repubblica manifestando l’idea di presentare a tempo di ultra record un decreto sulle intercettazioni e quei gran creativi di Rai 2 cosa ti vanno a mettere in palinsesto ieri in prima serata?…Le vite degli altri, pellicola che narra le vergogne ‘intercettatorie’ della DDR, la Germania cattiva, quella comunista.
Sinceramente, non saprei dire se si tratta di una messa in onda su commissione (il decrepito corpo della Rai è perennemente martoriato da tali atti scellerati) o se i vari funzionari su su fino a Liofredi e Masi han pensato di fare un bello spot pro governo di loro sponte; o se magari – miracolo – un film tale è stato trasmesso semplicemente perché era previsto, a prescindere dalla sospetta contingenza. Sta di fatto che, prendendo in esame le due prime ipotesi, dei solerti impiegatuzzi avrebbero commesso il più ridicolo degli autogol.
Partiamo dall’assunto (non voglio perdere tempo in dimostrazioni: chi non l’ha ancora capito o è del tutto imbecille o è connivente – nonché elettore – di una banda che definire criminale e criminogena equivale a sprecare due aggettivi e non perdo tempo con individui del genere) che in Italia le intercettazioni le dispone solo ed esclusivamente la magistratura (e la procedura prevede un inquirente che le chiede ed un giudicante che le dispone) e ciò rappresenta una notevole tutela affinché non vengano commessi atti impropri ai danni del cittadino. Ed aggiungerei che la normativa vigente da noi è fra le più garantiste, se non addirittura la più garantista in assoluto.
Ebbene – rivedete il film se non siete convinti – in Le vite degli altri non solo non si nota alcun magistrato disporre intercettazioni ed i famigerati ‘centri d’ascolto’, ma di magistrati non si parla proprio né se ne vedono…
Infatti, la vergogna tratteggiata nel film è una polizia del tutto asservita al potere politico – nello specifico, un ministro che (ma tu guarda il caso sempre più bizzarro…) ordina delle cosiddette intercettazioni ‘a strascico’ nella speranza di incastrare un autore teatrale e nel frattempo, per soprammercato, si sbatte la fidanzata dell’autore, un attrice, forte del fatto che senza il suo aiuto o peggio, col suo ostracismo, la carriera della donna è ben che terminata.
Ovviamente, i solerti poliziotti non disdegnano, nell’eventualità, di adoperare intercettazioni e relative relazioni pro o contro qualche politico stesso, per meri fini di carriera…
Insomma, il quadro è ben nitido: una prassi che ha connotato un paese a conduzione dittatoriale – anche se formalmente è ‘il Partito’ e non un individuo in carne ed ossa il massimo referente – un paese comunista, vorrebbe essere introdotta qui in Italia, con l’adozione del famoso ‘avvocato dell’accusa’, in altri e più piani termini il Pubblico Ministero subordinato al Ministero della Giustizia, ossia al potere politico…
Comico, eh?…
Eppure una vocina mi dice che non poche persone (molte delle quali impinguano le fila di quegl’imbecilli e conniventi a cui accenno sopra) vedendo il film iersera si saranno pure preoccupati ed avranno pensato che in Italia, ebbene sì, “un problema di intercettazioni c’è…”, quando quel che vedevano sullo schermo era la probabile proiezione di quel che sarà qualora ‘sti golpisti da operetta (almeno i golpisti ‘seri’ un fucile in mano sanno tenerlo…) portassero a compimento i loro illiberali piani.
Ecco, se incontrate qualcuno di questi benpensanti (in genere li si riconosce perché sbraitano a più non posso che “servono sentenze” per dimostrare la colpevolezza di qualcuno ignorando(…) che delle leggi ad hoc hanno cambiato altre leggi affinché i processi per arrivare a quelle anelate sentenze non si facessero) provate a spiegarglielo che Le vite degli altri, uno spaccato di circa quarant’anni fa, potrebbe essere il nostro futuro. Anzi, per certi versi è il nostro presente, visto che ‘centri d’ascolto’ nostrani sono stati molto ben individuati – si ricordi il (poco) Pio e (molto) Pompa – che, guarda ancora il bizzarrissimo caso, niente avevano a che fare con magistrati ed anzi, secondo ben dettagliate relazioni, alcuni magistrati (ma anche politici di centro sinistra e giornalisti) avrebbero dovuto essere “disarticolati anche in modo traumatico”.
E non dimentichiamo che il nostro premier ha grande dimestichezza con le intercettazioni (quelle illegali, s’intende…): gliene hanno offerto una (Fassino-Consorte) come regalo di Natale e ne visionò un’altra, quella di Marrazzo in mutande (in tutti i sensi…).
Lo strano è che un uomo (si fa per dire) così impegnato nel difendere il popolo italiano contro le intercettazioni, quando ne viene in possesso di illegali dovrebbe denunciare il tutto alle autorità…ed invece, quella di Fassino-Consorte finì sul quotidiano di famiglia seduta stante mentre per quella di Marrazzo fu davvero di buon cuore: telefonò al’ex governatore del Lazio consigliandogli di comprarla, per metterla fuori dal mercato.
Questo sì che è parlare da esperti…
A buon intenditor, poche parole. Anche perché magari qualcuno le ascolta.

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