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notiziona: le arcorine, quel branco di mignotte che sollazzavano (coniugo i verbi al passato ma non giurerei che il lupo, oltre ai capelli, abbia perso il pelo…) l’ex presidente del consiglio o quantomeno ci provavano, visto che pare vada avanti a concentrati di viagra e iniezioni su quell’ammennicolo inutile quanto mai, sono parte civile, offesa a sua insaputa…
in calce al pezzo allego la motivazione giuridica [fonte corriere della sera] secondo la quale i giudici hanno praticato quello che a tutti gli effetti si paleserebbe come un atto dovuto, motivato da alcune recenti sentenze della cassazione
non vi nascondo che le motivazioni mi rimangono oscure, in quanto non capisco cosa ci sarebbe da proteggere in persone che spontaneamente e felicemente si prodigavano in ‘numeri hard pro nano mascarato su sopratacchi’ e che si incazzavano pure se il catramato non sganciava grana a sufficienza…senza dimenticare che una di questi fenomeni ha liberamente teorizzato che ‘se sei un cesso devi stare a casa e che fare strada vendendosi è cosa buona e giusta’
la prova del nove sta proprio nel fatto che, a parte le tre ‘madonne incantate’ chiara danese, ambra battilana e imane fadil, a nessuna delle arcorine è minimamente passato nell’anticamera del cervello (capisco che ci sia poco spazio sia nell’anticamera, sia nel cervello) di costituirsi parte civile, ignare del fatto di aver subito un torto nell’aver compiuto atti di loro spontanea volontà e consenzienti
di certo, questa storia, al netto della correttezza giuridica sulla quale non ho motivo di dubitare, spero non faccia perdere di vista il vero ‘fuoco’ della questione: un ex – spero vita (breve) natural durante – premier che mentre la nazione affondava pensava alla ‘formazione’ da far sbattere intorno al suo privato palo da lapdance; una sua favorita nonché imputata (nicole minetti) che tutt’ora percepisce quindicimila euro mensili circa grazie a doti che niente hanno a che fare con un consigliere regionale strapagato
quanto alle ‘madonne incantate’ già citate, capisco che se ti invitano ad una festa, magari di notabili, tu ti senta tanto figa ma non metti necessariamente in conto che debba fare dei pompini a qualcuno, ma allora delle due l’una: o sono del tutto sceme, o le gatte morte andassero a farle al cesso, visto che se un vegliardo bavoso come emilio fede ti invita ad un festino con altrettanti vegliardi bavosi, non è certo per raccontarti la favola di cappuccetto rosso…anzi, è proprio quella favola che vuole raccontarti, quella però reinterpretata secondo freud

LA SPIEGAZIONE GIURIDICA – Come scrivono nell’ordinanza i giudici della quinta sezione penale di Milano, la «tutela della dignità e della libertà della persona umana» deve prevalere, in base alla più recente giurisprudenza, sulla «tutela del buon costume e della moralità pubblica», e quindi le «vittime» dell’induzione e del favoreggiamento della prostituzione devono considerarsi «persone offese». La più recente giurisprudenza, spiega il presidente del collegio Anna Maria Gatto, «ha superato il previgente orientamento che identificava il bene protetto dalla legge 75/1958 (la legge Merlin, ndr) nella sola tutela del buon costume e della moralità pubblica e che, di conseguenza, riconosceva al solo Stato la qualifica di persona offesa e alle vittime la mera qualifica di soggetto passivo, eventualmente danneggiato dal reato». I pm di Milano non avevano ritenuto che le giovani dei presunti festini dovevano essere considerate persone offese. I giudici però richiamano due sentenze della Cassazione del 2004 e del 2011 e tre sentenze dei tribunali di Roma, Napoli e Palermo, chiarendo che bisogna tutelare la «dignità e la libertà della persona umana, con particolare riguardo alla libertà di autodeterminazione dei soggetti nella sfera sessuale». Un bene giuridico, questo, secondo i giudici, che deve essere «preminente» rispetto a quello della moralità pubblica. I giudici richiamano anche le «numerose convenzioni internazionali cui lo Stato italiano ha aderito in tema di tutela della libertà umana, di repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione». Una interpretazione, concludono i giudici, «che persegue penalmente solo le condotte che incidono sulla libertà di autodeterminazione della donna, non costituendo invece reato il compimento di atti sessuali al di fuori di ogni attività di sfruttamento o di agevolazione».

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