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giorni fa mi aggiravo per il centro storico di roma e, come sovente faccio quando me la spasseggio per la capitale, sono entrato in una delle tante chiese che si ergono sul suolo capitolino
in ciò non v’è nulla di ‘devoto’ o simile: nelle chiese di roma, a parte l’estetica intrinseca, sono custoditi capolavori artistici spesso insospettabili (esempi siano la pietà a san pietro o i caravaggio a san luigi de’ francesi)
probabilmente nell’omelia il sacerdote stava chiosando l’apocalisse…sta di fatto che avevo appena varcato la soglia del portone e proprio mentre mi trovavo al principio della navata centrale, sgombra e col prete di fronte a una ventina di metri, l’officiante prorompeva in un perentorio “…ed ecco che arriva l’anticristo!…”
istintivamente mi sono arrestato, guardingo ed al contempo un tizio dell’ultima fila sulla mia sinistra voltandosi m’ha fatto “ma che, ce l’ha con te?…” con marcata cadenza romana
non mi sono perso d’animo e, ammiccando al sacerdote – ignaro – e replicando la calata indigena gli ho risposto “sta a rosica’ perché è giusto ‘nprete: si nun so’ almeno cardinali manco me li caco…” il tizio ha trattenuto una risata ed io ho continuato facendo il giro e passando in rassegna, oltre che statue e mosaici, cartoline e gadget vari in vendita all’interno di quel suolo cosiddetto sacro
buffa introduzione a parte, c’è da mettere qualche tassello al posto giusto in tutto ‘sto bailamme che si sta facendo tra ‘sacra romana chiesa’ e ‘profana ici’
vorrei partire dalle dichiarazioni di tarquini, direttore di avvenire, il quale afferma senza tema di smentita che la chiesa è in regola, che più volte sul suo giornale l’argomento è stato trattato producendo documenti inconfutabili e quindi chi sbandiera proclami sull’ici non corrisposta mente sapendo di mentire o è poco informato: la chiesa beneficia dell’esenzione solo per quegli immobili il cui fine è di ‘culto’ o di pubblica utilità, regola che funziona anche con associazioni ed istituzioni laiche
sinceramente, non ho motivo alcuno per dubitare delle parole di tarquini, ma il problema è mal posto: non si tratta degli immobili commerciali su cui la chiesa paga l’ici – ma anche su questo c’è da spiegare perché l’eventuale rivalutazione catastale non dovrebbe tangere tali immobili commerciali – bensì se gli immobili ‘di culto’ siano effettivamente tali o, quantomeno, se lo siano ‘tout court’
qualche esempio
1) prendiamo un convento; assurdo pretendere l’ici su un edificio che è religioso per antonomasia, dove la sacra regola dell’ora et labora a tutto fa pensare tranne che a tasse e burocrazia, però…c’è un però: avete presente quel miele prelibato, quel cioccolato ‘trappista’, quelle grappe(…) o quel peperoncino in polvere che io stesso ho acquistato ad un prezzo praticamente in linea col costo della cocaina prima che i casalesi inflazionassero il mercato, tutta roba – si legge sulle etichette – rigorosamente prodotte da laboriosi frati in religiosissimi conventi? embè…quei conventi sono o non sono adibiti a funzioni commerciali?
2) prendiamo, come accennavo all’inizio, una chiesa; una di quelle chiese dove una solerte, ecumenica e graziosa signorina con gonna rigorosamente sotto al ginocchio presiede alla vendita di cartoline a gadget vari all’interno di un suolo sacro o in apposito spazio adiacente: è assurdo pretendere un tassa se in luogo si fa né più né meno che commercio? e giurerebbe il buon tarquini che per ogni santino, poster o riproduzione in scala della basilica di san pietro venga emesso relativo scontrino fiscale?…
3) questa è più per addetti ai lavori – alle precedenti, con un po’ d’applicazione, ci può arrivare chiunque… –
se non lo sapete ve lo dico io: quasi ogni chiesa di roma ha un teatro annesso; a volte è un vero e proprio teatro nato per essere tale, a volte è una sala adibita all’uopo con tanto di palcoscenico, quinte, uscite, fondali, sipario e quant’altro; se non lo sapete ve lo dico io: quasi tutte – se non tutte, almeno una volta – le compagnie teatrali di roma, professionali e amatoriali, hanno usato tali teatri o sale prova annessi alle chiese come luogo dove allestire spettacoli, spesso replicandoli pure in loco; se non lo sapete ve lo dico io: i sacerdoti si fanno pagare per affittare tali spazi e, che io sappia, è raro vedere una fattura per tale affitto
fermo restando che è pacifico che non tutti i sacerdoti affittino al nero anzi, siamo buoni, fatturano e contabilizzano l’attività, la domanda è sempre la stessa: è da considerarsi quella chiesa edificio sacro ‘tout court’ giacché si svolge ‘mercato’ all’interno di essa?
il cardinal bagnasco ha dichiarato che la questione ici va affrontata e che bisogna avviare verifiche…bah, se per verifiche si intende vedere – e casomai adeguare – quel che immobili di proprietà della chiesa dichiaratamente adibiti a fini commerciali (negozi, case in affitto, alberghi) versano, va bene, ma su quei tre punti che ho citato c’è poco da verificare: è tutto palese…come per quei politici che stanno troppo nel palazzo e perdono completamente il senso delle cose, anche gli alti prelati dovrebbero fare un giro per le strade e non solo per parrocchie e rendersi conto di come le cose funzionano

questa è facile facile: pare che già un paio di migliaia di anni fa un tipetto senza fissa dimora, barba incolta e capelli lunghi, circondato da sfaccendati che andavano di casa in casa a chiedere da bere e mangiare – un hippy/clochard ante litteram , per capirci – sia stato molto chiaro e operativo in merito a cosa pensasse della chiesa che fa commercio…
se i soldi sono il diavolo, la chiesa è l’anticristo di sé stessa, non ci sono cazzi…

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