Sallusti in galera ed è giusto così

Se pensate che decine di magistrati (fra inquirenti e giudicanti tanti ne servono per arrivare ad una sentenza di terzo grado) semplicemente applicando le leggi – non scritte da loro – emettano sentenze ‘politiche’, state prendendo una cantonata grossa come il Monte Bianco. Non per niente tale è la tesi sostenuta da Alessandro Sallusti.
Se pensate che le dette decine, non avendo di meglio da fare, si accaniscano per ficcare dentro una monnezza d’uomo quale Sallusti è (moralmente parlando, s’intende…) avete ripreso la medesima cantonata: ai giudici, specie quelli di Cassazione, l’etica non interessa affatto nell’esercizio della loro funzione.
Se invece pensate che sia assurdo e peggio che ‘medievale’ mandare qualcuno in prigione perché ha espresso un’opinione, siete nel giusto anche se non sempre.
Prova ne sia che se io dicessi che il nazismo era una cosa buona e giusta e tale era ogni singolo ebreo trucidato e cremato, esprimerei sì delle opinioni, ma lascio a voi la scelta dei reati in cui incapperei se pronunciassi una tale frase. Detto fra noi, non mettetevi scorno ad immedesimarvi in una toga per un quarto d’ora senza averne titolo: c’è gente che lo fa da una vita e la pagano pure bene…
Ora, a parte gli imperituri vizi di italica marca nel rendersi conto che una legge è da rottamare solo quando ‘ci scappa il morto’ e senza fare il minimo mea culpa, giacché le figure che con solerzia vogliono cambiare quella legge sono le stesse che l’hanno scritta, nel caso specifico suona davvero stonato che importanti commentatori (molti dei quali da me stimati) nell’evidenziare la sconcezza della galera per un giornalista che diffama per omesso controllo – è questo che imputano a Sallusti – non si siano accorti (o non hanno voluto accorgersi) che i termini della questione sono differenti.
Facciamo un po’ di esempi.
Durante una discussione fra un giornalista ed un politico i toni si alzano e volano parole grosse, il politico querela ma i giudici archiviano perché tengono presente il’ mood’ momentaneo, tutt’al più comminano una multa.
Un editorialista calca la mano ed i giudici, pur riconoscendo che dice cose vere, comminano una multa per alcune espressioni gratuite ritenute lesive dell’onore di qualcuno.
Un giornalista scrive qualcosa di infondato ma che riteneva veritiero quando scriveva: i giudici saranno molto più severi dei due casi precedenti ed in più il giornalista rischia una sospensione.
Ebbene, se pensate che Alessandro Sallusti sia scivolato nel terzo esempio, avete ri-ripreso quella cantonata (e tre)…Difatti basta leggere qualsiasi straccio di cronaca fedele agli eventi ed alla sentenza(…) per capire chiaramente che:
1) Sallusti ha diffuso una notizia falsa sapendola tale
2) Ha rifiutato gli accomodamenti proposti dal diffamato che prevedevano il ritiro della querela previo risarcimento da dare in beneficenza
3) Ha mantenuto l’anonimato dello scrivente la bufala travestita da articolo…posso capire l’anonimato come ‘vezzo’ artistico, ma qui di artistico non c’è una mazza, mi sembra molto più un volersi nascondere, atteggiamento tipico dei vili che commettono sconcezze ma non hanno il coraggio di sostenerle a viso aperto.
Conclusioni? E’ giusto che Sallusti vada in carcere, punto.
Che poi quella legge sia da cambiare, ciò è evidente alla luce di un pur minimo buonsenso, ma non ha niente a che vedere col processo che ha visto Sallusti condannato in tre gradi di giudizio.
Un’ultima domanda: Sallusti gode di una scorta fornita dallo Stato (e pagata da noi)…ritenete giusto che un pregiudicato ne usufruisca?

2 commenti

  1. La diffamazione (e che diffamazione) è un reato odioso e grave. I tre gradi di giudizio sono stati espletati. La condanna DEVE essere eseguita. Il reato di opinione non esiste, in questo caso. Fosse per me, riaprirei i Piombi solo per Sallusti !

    1. ciao anna e grazie per il commento…
      in effetti sembrerebbe chiarissimo che qui l’opinione non c’entra nulla e fa specie che si siano mescolati ambiti differenti: sallusti sapeva perfettamente che stava propalando una bufala

      un saluto ed a presto

      paolo

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