Stefano Cucchi è vivo e gode di ottima salute

pearlSarà che invecchiando i déjà vu si fanno più frequenti, sarà che è proprio così, sta di fatto che anche in quel finire del 2009 – Stefano muore il 29 di ottobre – e nei mesi a seguire le immagini di folle manganellate da servitori dello stato e singoli individui mandati all’obitorio dagli stessi – in divisa o camice – si sovrappongono proprio come mi accade in questi giorni.
Su questo blog la morte di Stefano Cucchi è stata già trattata (Le bestialità di Giovanardi    sembra una contraddizione…) e se personalmente torno a scriverne è perché un epilogo del genere va al di là di una pur perversa immaginazione.
Mi permetto una previsione, forse una speranza: La Corte di Cassazione (o una corte europea, qualora ci fossero gli estremi per ricorrervi) spazzerà via questa vergogna e spezzerà quest’orrido incantesimo. Lo può fare semplicemente disponendo un nuovo processo di appello, giacchè la Corte di Appello in questione non ha ritenuto opportuno approfondire le indagini trincerandosi dietro una formula dall’antico sapore: insufficienza di prove.
Come premessa, teniamo presenti due punti, fondamentali:
1) La verità che una sentenza attesta è la cosiddetta ‘verità processuale’.
2) Il rischio di trattare l’argomento prima di conoscere le motivazioni della sentenza.
Quanto al secondo punto, chioso semplicemente dicendo che una sentenza è di per sé un fatto e noi di fatti parliamo. Senza dimenticare che le motivazioni potrebbero – a prescindere dall’intento degli estensori – sancire e rendere reale ed evidente quella sorta di incubo che mi si è palesato appena appreso del dispositivo in questione, e cioè una ‘giustizia sbagliata’ (ossimoro e/o paradosso) non in quanto assolve o condanna, ma proprio perché non la rende, la giustizia.
Il primo punto è di un’evidenza lapalissiana, oserei dire. Fior di giuristi ne fanno il loro credo ed io concordo. Ma da cittadino mi chiedo, devo chiedermi se questo fondamentale della giurisprudenza troppe volte tirato in ballo per motivare l’equità di un verdetto stridente, non venga in questo specifico tirato oltre il punto di rottura: la logica – quella umana, non quella strettamente processuale che comunque non può che essere consequenziale alla prima – e, se vogliamo, il mero buon senso.
L’assurdità della questione è data dalla disarmante semplicità dei fatti.
Stefano, sanissimo ed in piena forma fisica – ribadiamolo a beneficio della verità contro i menzogneri prezzolati e per diletto – una sera è preso in custodia da alcuni carabinieri, passa alle cure di alcune guardie carcerarie, dei magistrati valutano la sua posizione ed infine arriva in un ospedale, luogo di cura per eccellenza dove, sotto l’occhio di alcuni medici e paramedici crepa.
Credetemi, non sono stato eccessivamente stringato, le cose a raccontarle sono andate proprio così.
Ora, quella logica che ho citato prima ed ora invoco vuole che la Giustizia – con la ‘G’ maiuscola, appunto – scacci via come peste ogni eventuale pericolo di ignavia, ogni possibile foglia di fico – sarà che è autunno ma troppe se ne vedono – che una ‘insufficienza di prove’ rischia di portarsi appresso.
Le prove, anzi la prova c’è ed è una prova regina. Il corpo di Stefano a circa sei giorni dalla notte dell’arresto. Quel corpo martoriato reclama giustizia, la esige.
E se una corte da tanta evidenza, da tanta logica arriva ad una ‘insufficienza di prove’, qualcosa non torna.
Ecco, tutto ciò per me rappresenta quel concetto di ‘giustizia sbagliata’ a cui facevo riferimento.
Una ‘giustizia sbagliata’ avalla verità di comodo, ossia monete rigirate per rendere vero ciò che non lo è.
Stiamo attenti: in questa oscura fase orwelliana potremmo già essere immersi, magari senza averne senso e sentore. Volete, se non prove, degli indizi? Bene (cito dei virgolettati) Carlo Giovanardi e Gianni Tonelli (Sap) hanno nell’ordine dichiarato che 1) L’assoluzione è giusta perché non c’è stato nessun pestaggio.
2) Se una persona non ha cura di sé è consequenziale che faccia una brutta fine.
Giovanardi ad assurdità del genere non è nuovo e sono sempre più convinto che dica delle palesi cretinerie per stare sui media, non potendolo fare dicendo cose se non intelligenti, quantomeno plausibili.
Le parole di Tonelli confermano il mio timore che per stare ai vertici di qualcosa devi essere più vuoto di una zucca di Halloween, altrimenti saresti il primo ad impressionarsi per quel che dici.
In conclusione vi chiedo: può una verità processuale mostrarsi così inerme di fronte alla verità di fatto, alla logica ed al buon senso, permettendo che allo scempio del corpo di Stefano si aggiungano Giovanardi (ha visto le foto dell’autopsia?) e Tonelli (di cosa straparlava, visto che è univocamente provato che Stefano fosse in piena salute?), avanguardie di una non-verità ad uso e consumo di spregiudicati.
In fin dei conti, chiedo solo che una insufficienza di prove quando la prova c’è, chiara ed evidente, non diventi un grilletto pronto a scattare contro chiunque di noi.

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