un arbitro in sella (the riding ref)

ritaglioL’appuntamento è alle 7,30 ed ho messo la sveglia prestissimo, alle 5,30: mi piace fare le cose con calma (se posso…). Sta di fatto che mi sveglio da me che non sono manco le 4,30 quindi, occhio e croce, ho dormito quattro ore scarse.
Nota positiva: sono sì un fagocitatore seriale di espressi doppi che i ragazzi del circolo Marco Simone hanno particolare cura nel prepararmi, ma la moka borbottante di primo mattino (e comunque è ancora notte) è insuperabile e non vi sto dicendo niente di nuovo.
La botta di ‘fannullonite borbonica’ mi prende quando sono già sul raccordo, bardato al solito come un palombaro in sella allo scooter.
In sintesi la questione è: “ma ne vale la pena?”
Tenete ben presente questa domanda e seguitiamo…
Esco dal raccordo ed entro in Ciampino.
Anni fa, vivendo in centro, Ciampino mi sembrava alquanto fuori mano. Da quando sono io a vivere fuori mano Ciampino mi sembra vicino al centro, tutto sommato. Relatività.
Bratie scende qualche minuto dopo averla messaggiata (stavo per scrivere ‘uozzappata’ ma non ce la posso fare…Oddio l’ho scritto!…), Wonder Boy è arrivato pure lui e stiamo decidendo dove parcheggiare gli scooter mentre commentiamo sull’insegna di un negozio che vende, tra gli altri, taser e spray al peperoncino.
Sopraggiunge anche la Francy quindi l’equipaggio è al completo e si parte.
Invece di un tipico mutismo sonnolento – con sottofondo di autoradio – da viaggio in macchina mattutino, la conversazione vive e vira pure sul ‘pesante’: mariti, mogli, compagni/e, ex, figli, incomprensioni, fortune, disgrazie ed assurdità della vita di coppia e dintorni.
Poi pit stop in un bar scelto a caso da Bratie (ottimo fiuto) e quindi l’ingresso nel palazzetto che è più o meno un ritorno in famiglia, tipo parenti che si ritrovano a scadenze regolari.
Nota personale: Raffaele Claudio per gli amici “Claudio ebbasta” è ovviamente in cravatta e questo acutizza come sempre il mio sentirmi buffo in cravattino…
Operazioni di peso e tempi morti. Anche durante gli incontri troppe pause: sforeremo (al solito?…).
A consuntivo potremmo dire tutto bene: punteggi omogenei, pochi richiami ed una squalifica (eeeee…almeno una squalifica volete concedermela?…).
Anche il confronto con Maurino – il mio riferimento naturale quando giudico e arbitro – è ottimale, oltre alla saggia conduzione di Oreste, responsabile di tatami.
Solo un infortunio: un bimbo becca una gomitata fortuita nel point e si accascia. Gli levo il paradenti (forse non toccava a me farlo ma chi se ne frega). E’ evidente che non ha riportato danni e le lacrime sono semplicemente lo sfogo della tensione. Oltre al medico entrano nel tatami i genitori dell’infortunato che vengono invitati ad uscire dall’area di combattimento (procedura…).
Il papà è preoccupato ma nel giusto. Invece la mamma sembra essere sulla soglia del cardiopalma quindi, essendo il club di appartenenza campano probabilmente di Napoli, metto in atto la mia personale di procedura: accento sudista calcato e sorriso del tipo “so tutto io” e le dico: “Signo’, state tranquilla (in questa procedura è basilare dare del voi, il lei è da aborrire…) non s’è fatto niente, è solo paura”.
Non so se funziona, sta di fatto che la signora si siede e si tranquillizza, il bimbo si rimette il caschetto e riprende l’incontro…così si fa.
Poi il ritorno.
Mariti, mogli, compagni/e, ex, figli, incomprensioni, fortune, disgrazie ed assurdità della vita di coppia e dintorni. E penso se non sia tutto un clichè. Un ripetersi da ciclostile che, direbbe uno forbito, affonda nella notte dei tempi…
Ed invece no. Per quanto matrimoni e divorzi, gioie e dolori, nascite ed aborti siano così simili a tutte le latitudini ed in tutte le epoche da sembrare uguali, ognuno di essi costituisce un unicum.
E non potrebbe essere diversamente perché siamo noi stessi, per primi, ad essere unici.
Ah, avete presente la domanda fatta all’inizio? Ebbene la risposta è: “Sì, ne vale proprio la pena…”

P.S.

Il caffè doppio (con abbondante spruzzata di cacao in polvere nella tazza PRIMA di far scendere il caffè) è stato battezzato 36 buche in quanto – siamo in ambito golfista – se lo bevi sei pronto per fare trentasei buche di fila…

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