chi di spatuzza ferisce…

ma sì, è chiaro: saranno i soliti magistrati bolscevichi e visionari…quattrocchi su tutti
quello che invece risulterebbe incomprensibile, sarebbe l’inattendibilità di spatuzza quando parla di dell’utri e del presidente del consiglio e la completa affidabilità quando coadiuva gli inquirenti nel far piena luce sulla strage di via d’amelio

Stragi del ’93, arresto in carcere per il boss Tagliavia. I giudici di Firenze: «Spatuzza determinante»

La procura di Firenze è arrivata ad indagare Francesco Tagliavia quale presunto concorrente nelle stragi del 1993-’94 anche grazie alle dichiarazioni fatte dal pentito Gaspare Spatuzza. «Un contributo assolutamente determinante, forse primario, è stato fornito dal collaboratore Gaspare Spatuzza», ha detto il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi parlando dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata oggi a Francesco Tagliavia per l’inchiesta sulle stragi del ’93.

Quattrocchi ha spiegato che «Spatuzza ha riferito circostanze e richiamato persone, situazioni e occasioni che hanno trovato rispondenza in una serie di verifiche che vedevano Tagliavia organicamente inserito in Cosa nostra e capace di manovrare forze operative, gli esplosivisti, che da lui dipendevano e che lui ha orientato nella preparazione e nell’esecuzione delle stragi». Quattrocchi ha spiegato che le verifiche alle dichiarazioni di Spatuzza sono state fatte anche attraverso «nuovi interrogatori e la rilettura dei vecchi», riferendosi a «personaggi già collaboratori di giustizia come Pietro Romeo, Pietro Carra, Pasquale e Emanuele Di Filippo» e ai riscontri ottenuti «da Giovanni Ciaramitaro, Salvatore Grigoli e Giovanni Drago».

«Lo consideriamo attendibile, altrimenti non avremmo avviato di nostra iniziativa le procedure per ammetterlo al programma di protezione provvisoria a cui poi si sono associate Caltanissetta e Palermo», ha risposto il procuratore capo di Firenze  – premettendo «oggi parliamo di Tagliavia» ai giornalisti che gli chiedevano dell’attendibilità di Gaspare Spatuzza anche quando fa riferimento al premier Silvio Berlusconi e a Marcello Dell’Utri. «Oggi – ha detto Quattrocchi – parliamo di Tagliavia. Tutti sanno che Firenze, dopo una serie di verifiche, ha ritenuto Spatuzza perfettamente attendibile. Non ci siamo innamorati di una tesi o di una persona. L’attendibilità è riferita alla possibilità di riscontrare fatti, posizioni, soggetti». A maggior ragione – ha spiegato Quattrocchi – «oggi, in forza di un provvedimento del giudice, a Spatuzza si deve riconoscere un ruolo determinante nella sua capacità di collaborare con la giustizia». Riguardo il programma di protezione, la commissione, ha spiegato il procuratore, «si deve pronunciare sulla decisione di rendere definitivo il programma ora provvisorio».

La “carriera” di Tagliavia
Francesco Tagliavia, 56 anni, il nuovo indagato nell’ambito dell’inchiesta sugli attentati del ’93 a Firenze, Roma e Milano con le autobomba, è un esponente di spicco di Cosa Nostra. Il suo nome compare infatti in numerose inchieste di mafia. Affiliato alla cosca di Corso dei mille, una zona alla periferia orientale di Palermo, figlio del «cassiere» di Brancaccio Pietro, Tagliavia è stato condannato all’ergastolo per la strage di via D’Amelio in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta.

Accusato di molti omicidi, viene indicato da numerosi pentiti come uno dei killer più spietati della cosca, molto attivo anche nel campo delle estorsioni. Non a caso il suo nome era citato nel libro mastro sequestrato al boss Ciccio Madonia, con l’abbreviazione nemmeno troppo fantasiosa di «Ciccio Taglia», una delle tre persone che gestivano la raccolta del pizzo e delle scommesse clandestine all’ippodromo di Palermo. La «carrierà criminale di Francesco Tagliavia fu interrotta bruscamente il 22 maggio del 1993, quando venne arrestato in una villa di Torretta, in provincia di Palermo. Ma anche dal carcere, dove oggi gli è stata notificata la nuova ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Firenze, avrebbe continuato a dare ordini e a gestire il racket delle estorsioni attraverso i suoi familiari. In particolare impartendo disposizioni alla moglie, Giuseppa Sansone, che fu anche arrestata.

La donna era stata inchiodata dalle registrazioni dei suoi colloqui in carcere con il marito. Gli investigatori riuscirono infatti a decrittare il contenuto delle conversazioni in cui il boss si diceva preoccupato per la comparsa di “pesci strani” (nuovi personaggi) che avevano “passato il mare” (erano sconfinati) e ora erano loro a chiedere il »pizzo« ai commercianti. E siccome la cosca era in difficoltà economiche, voleva che il figlio assumesse le iniziative necessarie per risolvere la situazione di quelli che in carcere “muoiono di fame”.

Alle vittime recalcitranti bisognava dunque far capire che “quando è Natale, è Natale per tutti”. Ma dopo la una condanna in primo grado con l’accusa di concorso in associazione mafiosa, Giuseppa Sansone fu assolta in appello, insieme al marito. Secondo i giudici, infatti, l’uso di un linguaggio criptico non implica necessariamente che le conversazioni abbiano come oggetto attività illecite.

Prima della strage dei Georgofili, in una località siciliana, Santa Flavia, Francesco Tagliavia incontrò Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano, ai quali dette la disponibilità dei suoi uomini a partecipare all’attentato. Il 22 maggio 1993, cinque giorni prima della strage, Tagliavia venne arrestato. È quanto spiegato dal procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi e dal capo della Dia di Firenze, Maurizio Dalle Mura, in conferenza stampa. Ripercorrendo la ‘carrierà di Tagliavia, gli investigatori hanno spiegato che è stato ai vertici della famiglia mafiosa Corso dei Mille, poi entrata nel mandamento di Brancaccio. Ha sulle spalle «numerosi ergastoli», uno per la strage di via D’Amelio.

Faceva parte del gruppo di fuoco che dipendeva da Totò Riina ed è stato condannato per numerosi omicidi: 26 hanno detto gli investigatori citando a memoria. Tagliavia, hanno aggiunto, «si occupava di traffico internazionale di sostanze stupefacenti e di estorsioni con cui finanziava i soggetti che hanno concorso alle stragi, gli esplosivisti Cosimo Lo Nigro, Giuseppe Barranca e Francesco Giuliano», tutti e tre condannati all’ergastolo per le stragi del ’93.

«Fermate il “bingo”» «Fate sapere a ‘madre natura’ di fermare il bingo». È quanto dissero, secondo il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, Francesco Tagliavia e il padre Pietro a Cosimo Lo Nigro, affinchè lo riportasse a Giuseppe Graviano e riferendosi alle stragi. Il colloquio sarebbe avvenuto il 12 gennaio del 1994 durante l’udienza di un processo. A riferirlo è stato il procuratore capo a Firenze, Giuseppe Quattrocchi, spiegando che il racconto «univocamente orientato» del collaboratore di giustizia Spatuzza ha trovato riscontri «anche in dettagli per noi importanti per verificarne l’attendibilità». «Spatuzza – ha spiegato Quattrocchi – ha fatto riferimento a un incontro fra Tagliavia e suo padre durante il quale avrebbero detto a Lo Nigro di riferire a Graviano che si dovevano fermare gli attentati. Abbiamo individuato l’occasione in cui sarebbe avvenuto. Tagliavia chiede di fermare il bingo, che noi riteniamo siano gli attentati». «Questo dimostra – ha aggiunto Quattrocchi – che non è Tagliavia che decide, perchè dopo, di stragi ce ne sono state altre. Ma Tagliavia è un personaggio che parla di stragi, che fa proposte a ‘madre natura’, il quale, a quanto pare, la pensava diversamente».

17 marzo 2010
fonte: l’unità

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