di pietro, de magistris: un bimbo che debba scegliere fra mamma e papà…

come indicato nel titolo, non penso di essere il solo a sentirsi così ‘diviso’…

giusto ieri commentavo su blog ‘amici’ che, fermo restando la bontà della posizione di de magistris (sono alquanto non disponibile a mediazioni per natura, quindi non posso che approvare la sua intransigenza ), la cosa da non dimenticare è la posizione del tutto differente ricoperta da di pietro, che deve per forza di cose mediare
e, senza voler giustificare nessuno accusando altri, non passi inosservato che de luca è candidato del pd, pd che ha posto chiari veti su eventuali proposte idv…pd che avrebbe potuto e dovuto proporre qualcosa di più cristallino che de luca
quanto alla frase che echeggia ‘non si può lasciare la campania ai casalesi’, non è per niente una filastrocca scacciapensieri, ma una realtà molto, molto cruda…

di seguito le interviste pubblicate oggi da il fatto quotidiano a de magistris e di pietro, anche per ribadire che questo blog sarà anche duro, ma mai fazioso

Non potevamo dare la Campania ai casalesi

di Luca Telese

Di Pietro: “Il patto è chiaro. Se De Luca è condannato si dimette. Nessuna poltrona per noi”.

Domenica Il Fatto titolava con ironia sulla decisione presa al congresso dipietrista: “La svolta di Salerno”. In prima pagina un editoriale di Marco Travaglio (critico) sulla scelta di appoggiare  Vincenzo De Luca a Salerno. Eppure il padre della svolta, Tonino Di Pietro, non si scompone: “L’alternativa era consegnare la Campania al clan dei Casalesi. Quindi non sono per nulla pentito, anzi. Sono soddisfatto”.

Onorevole Di Pietro, da uno a dieci quanto l’ha fatta arrabbiare il fondo di Travaglio?

Zero.

Zero?

Anzi, sono stato contento. Non solo non mi è dispiaciuto, ma si sta aprendo, dentro e fuori dall’Italia dei valori un dibattito interessante e utile. Cosa può produrre? Prima di tutto più informazioni. E poi un percorso ?di crescita. Un pacchetto di garanzie per gli elettori di tutta la coalizione.

In che senso?

De Luca è il candidato del Pd, quello che hanno scelto loro. Potevamo combattere la sua candidatura condannandolo alla sconfitta certa. Non solo lui, purtroppo, ma tutto il centrosinistra.

Evitare questo è la sua priorità?

Certo. Significa condannare la Campania a essere governata per cinque anni da Cosentino, dai suoi amici, e dal suo candidatino.

E invece?

Invece possiamo ingabbiare De Luca con una serie di condizioni. Ed è quello? che stiamo provando a fare.

Ma lei ha letto i documenti dei suoi processi, prima di invitarlo al congresso?

E certo che l’ho fatto.

Che idea ne ha tratto?

Ho letto il rinvio a giudizio e le carte processuali nella loro sostanza.

Se l’accusa non è fondata vuol dire che i magistrati hanno sbagliato?

No, I magistrati hanno fatto bene ad aprire l’inchiesta. Il magistrato agisce perchè ha l’obbligo dell’azione penale. Ma De Luca ha altrettanto diritto a far valere le sue ragioni nel processo e deve dimostrare la sua estraneità nel processo.

Travaglio ha dei dubbi sul primo punto del vostro accordo.

L’impegno a dimettersi se condannato?

La condanna definitiva potrebbe arrivare fra un decennio.

Dal punto di vista legale è innocente fino a fine processo.

E dal punto di vista politico?

Dal punto di vista politico, e questo non è giustizialismo a vanvera, gli chiederei ?di dimettersi subito dopo una eventuale condanna.

Glielo chiedo in modo esplicito. L’Idv se De Luca non lo facesse toglierebbe la fiducia alla giunta?

E ci mancherebbe altro! E’ venuto fino al nostro congresso a darci garanzie!

Lei tre giorni fa definiva De Luca un rospo da baciare per non far vincere il coccodrillo…

Non mi sono rimangiato nulla, è quello che pensavo.

Oggi De Luca è diventato principessa?

Per nulla. In questo momento storico ho chiesto al congresso di fare uno sforzo di realismo politico.

Quanto ha contato il discorso di De Luca?

E’ venuto a giurare di fronte a 5mila persone. Ha promesso di usare la ramazza contro il clientelismo: noi staremo lì a controllare che questo avvenga.

Ci sono molti che promettono.

Intanto lui ha spiegato che non farà come Berlusconi. Che accetterà il verdetto.Chi vota noi sa che siamo lì per fare in modo che accada.

E’ un compromesso?

Sì, ma non cedo ?di un millimetro sui nostri principi. Non è la situazione ideale. Era o mangi la minestra o salti dalla finestra.

E lei cosa ha fatto?

Non mi sono buttato di sotto. Faccio in modo che la ministra sia condita ?di garanzie, e se possibile meno indigesta.

In altri tempi avrebbe buttato la ministra dalla finestra?

In altri tempi sul fornello del centrodestra non c’erano persone accusate ?di avere rapporti con i poteri criminali. Per me era facile salvarmi l’anima. Magari prendevo pure più voti! Ma abbiamo il dovere di sapere quale è il contesto.


Il congresso ha votato per acclamazione, senza scrutinio.

Ma avevano tutti alzato le mani! E’ stata una scelta partecipata e libera. Ci fossero stati dubbi avrei contato uno ad uno io stesso.

Barbato, il suo oppositore ha ritirato la candidatura. Gliel’ha chiesto lei?

Ma proprio per niente! Anzi. Non aveva rispettato tutte le regole statutarie, ma non ho fatto il pignolo.

Lei ha fatto il direttore d’orchestra sulle mozioni.

Oh, caspita. Ce n’erano seicento, anche dieci sullo stesso punto! Molte sono state accorpate per semplicità. Accade in tutti i congressi. Quella contro il familismo è stata un po’ annacquata. Io ho proposto di rivederla. In quel modo era incostituzionale. Nessun può impedire a qualcuno di far politica perché ha un parente che lo fa.

E’ contento di come è stata approvata?

Sì. Perché nessun parente otterrà cariche esecutive o rappresentative per nomina. Se vuole deve trovarsi i voti.

Arriviamo all’alleanza con il Pd. Solo due settimane fa lei aveva rotto i rapporti. Ha ceduto, lei o Bersani?

Il Pd era come una bella donna che deve scegliere un partner, ma si tiene due amanti.

L’altro era Casini?

Sì, l’inciucismo possiblista dell’Udc.

E adesso ha scelto voi?

Bersani ha detto chiaramente che l’asse portante è quello tra il Pd e noi. E che il Pd si oppone a tutti i tentativi ?di inciucio. E’ una bella conquista ottenuta grazie alla nostra iniziativa e alla nostra forza.

Ha voluto l’accordo su De Luca per rompere l’isolamento, visti gli attacchi del Corriere?

Mavà! Non ci azzecca proprio per niente! Mi convinca. Secondo lei mi spavento per quattro balle condite con una foto in una caserma dei carabinieri e un assegno che non abbiamo nemmeno incassato? Tzeee….

Era arrabbiato, però.

Beh, certo….Mi sparano addosso! Che sono masochista? Però sono dei fondi ?di barile, ho visto ben altro, e lei lo sa.

Il patto con il Pd ha delle contropartite?

Ecco, proprio questo dovrebbe farle capire. Non abbiamo chiesto un poltrona, una! Non abbiamo nemmeno un candidato nostro!!!

Ci sarebbe Callipo….

Beh. In primo luogo non è dell’Idv. E non abbiamo nessuna certezza che lo votino. Magari. Vede, si potrà dire tutto ?di noi, in questa storia. Ma l’unica cosa certa è che non vogliamo poltrone.

da il Fatto Quotidiano del 9 febbraio


Lo sfog di De Magistris: “Caro Tonino, così non va’

La denuncia: appoggiare De Luca è un gravissimo cambio di rotta sulla questione morale

di Sandra Amurri

Il congresso dell’Idv ha segnato un passo indietro rispetto a principi irrinunciabili come la questione morale infrantasi con la decisione di appoggiare in Campania il candidato del Pd De Luca. Decisione che ha lasciato sul terreno forti delusioni e amarezze che non risparmiano Luigi De Magistris, anima pura dell’Idv.

Sconfitto, amareggiato? Qual è il suo stato d’animo?

Sconfitto? Assolutamente no. Il rifiuto della candidatura in Campania mi è stato dettato dalla mia coscienza di uomo e dalla convinzione politica della necessità della coerenza e del rispetto per gli elettori. La coerenza è alla base della credibilità politica. Il mio posto è dove mezzo milione di persone hanno voluto che andassi per condurre battaglie sulle mafie, sui fondi pubblici, sul riciclaggio. Sarebbe stato davvero squallido rinunciarvi dopo sei mesi per candidarmi a governatore ed io con lo squallore non so rapportarmi. Il fatto che l’Idv non sia riuscito a proporre un candidato che non fosse in conflitto con la questione morale per me prioritaria deriva dal fatto che il Pd ha posto veti sulla rosa di nomi da noi proposta: magistrati come Cantone, Maggi, l’ex deputato dei Ds Villone e professori universitari.

La decisione di Di Pietro di appoggiare De Luca le crea imbarazzo? De Luca che dice: ”Rivendico con orgoglio le mie vicende giudiziarie e non accetto lezioni morali da De Magistris”

A De Luca rispondo che non sono io a dargli lezioni morali ma ci sono le inchieste della magistratura che delineano scenari gravi e inquietanti rispetto alle condotte tenute come amministratore e come politico. Nessun imbarazzo. Io sono coerente, non esiste contraddizione tra ciò che dico, in cui credo e ciò che faccio

Non sente su di sé la responsabilità di una scelta del partito perché è stato eletto come indipendente? Seppure abbia detto che si sarebbe iscritto. Ci ha ripensato?

Ero d’accordo con Di Pietro che prima, durante o subito dopo il Congresso mi sarei iscritto all’Idv ricoprendo un ruolo che si confacesse al mio profilo politico e che sarebbe avvenuto attraverso un evento pubblico significativo. Ad oggi non è accaduto. La domanda: perché non mi sono iscritto andrebbe girata a Di Pietro.

Parole che se non raccontano una sconfitta lasciano trasparire una forte amarezza…

Sì sono amareggiato. Ma anche gratificato dal calore e dalla condivisione con cui è stato accolto soprattutto dai giovani il mio intervento al Congresso nonostante sia stato inspiegabilmente anticipato a venerdì pomeriggio quando c’era meno gente. Il cambiamento di rotta sulla questione morale non va letta come una mia sconfessione politica. Semmai la delusione nasce dal fatto di non essere stato coinvolto nella decisione, che non avrei condiviso, di appoggiare De Luca, che ho appreso al Congresso. Ma resta una scelta strategica dettata dalla realpolitik di Di Pietro, responsabilità gravissima dalla quale non potrà sottrarsi, ma che non mina la mia coerenza. Seppure non mi abbia lasciato indifferente il constatare che è stata fatta passare facendo fare a De Luca dichiarazioni spontanee come se fossimo a Porta a Porta: i processi si fanno nelle aule di Giustizia non ai congressi. Io non sono entrato in politica per alimentare quel metodo che si fonda sulla convenienza del momento ma per cambiarla quella politica costruendo un progetto fatto di ideali di valori di principi non contrattabili

Amarezza che cresce guardando alle Marche dove l’Idv sta con il Pd alleato con l’Udc che ha chiesto la fuoriuscita della sinistra presente nel Governo uscente?

Certamente. Ripeto: non condivido l’alleanza con l’Udc di Cuffaro ma anche di Cesa di De Mita. Così come mi fa rabbrividire l’idea di un dopo Berlusconi con Casini. Ai giovani dico: comprendo i vostri sentimenti di sconforto, resistete continuando a battervi per quei valori, quegli ideali che ci vedono dalla stessa parte della barricata. Sappiate che in me potrete continuare a vedere un faro che rischiara la notte in attesa dell’alba che verrà, ne sono certo

Donadi le ricorda che a stare contro De Luca si favorisce la camorra…

Voglio una Campania libera dalla camorra e dall’illegalità ecco perché di fronte al crollo morale del centrosinistra occorrevano altre candidature e non imputati di processi gravissimi.

L’alternativa politica in cui crede comprende anche il Pd?

Anche con il Pd certo se rinuncerà al laboratorio con l’Udc. L’alternativa a Berlusconi è la costruzione di una sinistra plurale, con l’Idv e con i movimenti.

Sinistra plurale equivale a Federazione della Sinistra di Nichi Vendola?

Sì. Vendola è un interlocutore privilegiato, serio non populista. Stiamo lavorando assieme per un’unità a sinistra contro il male che è la frammentazione. Che è poi la sintesi del mio intervento al Congresso accolto con grande entusiasmo e calore soprattutto dai giovani. La speranza è accelerare in questa direzione e non fare passi da gambero in nome del tatticismo politico. Tengo la barra dritta in vista delle politiche: nessun cedimento in termini di coerenza su questioni fondanti e costruzione di una politica nuova non nelle sigle ma nei contenuti

Nel frattempo non vede la necessità di un rinnovamento del partito a livello territoriale?

Il problema esiste ed è un problema di chiarezza di intenti e di modalità per raggiungerli. L’Idv è speranza e la speranza non può essere tradita. Invece molti si stanno allontanando proprio in virtù di questo scollamento tra il dire e il fare. Non abbiamo bisogno di un partito che seleziona la sua classe dirigente solo con le tessere ma attraverso il coinvolgimento della rete, delle piazze che non possono essere strumentalizzate. Una svolta significativa al Congresso è stata l’elezione di Rudi Russo a coordinatore nazionale dei giovani che saprà mantenere il collegamento con quella piazza che sembra essere divenuta un ingombro. Un partito vero si deve fondare su un patto serio tra chi sta dentro e chi sta fuori in un costante rapporto rispettoso dei ruoli che poi altro non è che democrazia partecipativa.

da il Fatto Quotidiano del 9 febbraio

2 risposte a “di pietro, de magistris: un bimbo che debba scegliere fra mamma e papà…”

  1. tullia ha detto:

    Caro Paolo,
    per un cittadino senza particolari ambizioni, essere onesti nel proprio mestiere è non dico facile ma, volendo possibile. Ed è quindi possibile (e per niente facile) essere intransigenti senza essere ipocriti.
    Ma in politica, se si vuol parlare di leggi, quale altra legge è individuabile se non quella secondo cui “il più pulito ha la rogna”?
    E’ sempre in gioco molto più della coscienza personale di onestà o disonestà, nella disponibilità individuale a delinquere: sono in gioco interessi e poteri talmente intricati e grossi da poter essere difficilmente concepiti e gestiti in rapporto al singolo politico. Ecco perché si media. Con questo c’è chi è più naturalmente assetato di soldi, potere e sangue, chi ci pensa due volte e chi ci pensa dieci.
    Ma continuo purtroppo a trovare inefficace il metro di giudizio giustizialista e legalista in politica.
    Per molti si è sostituito alla differenza tra destra e sinistra, ormai impalpabile. Beh, secondo me nella sostituzione ci si è guadagnato meno di quel che si creda.

    • un buon metro legalista sarà inefficace se limita l’intera azione a sé stesso, ma continuo a considerarlo base essenziale della politica…
      ad ogni modo, i miei pensieri di questi giorni sono molto più prosaici della tua fine analisi: alla fine dei conti, di pietro cosa doveva fare? è o non è un buon risultato quello ‘portato a casa’, date le premesse e, ribadisco, le colpe del pd?
      e il ‘sostenere’ di pietro perché deve essere per forza visto come un dualismo con de magistris, al quale personalmente non contesto una virgola, anzi?…
      e per concludere, a prescindere dalla ‘questione de luca’, perché nessuno ipocritamente ammette che una spaccatura in idv stanno cercando di ‘appicicarla’ in tutti i modi e che se in un congresso (aspetto quello del pdl…ma al massimo sarà un predellino formato gigante…) si sentono voci diverse e dissonanti questo dimostra, al di là delle opinioni più o meno condivisibili, che non vi è ortodossia alcuna a cui far riferimento acriticamente?

      grazie dell’intervento
      un abbraccio

      paolo

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