il mondo gira. purtroppo

ecco cosa intendo quando dico che provo rabbia quando per stare appresso alle puttanate che un governo – diciamola tutta: un’intera classe politica… – propaga per autoreferenziarsi senza soluzione di continuità, siamo costretti ad ignorare quel che di davvero brutto ed assurdo succede nel mondo

ulteriori commenti all’articolo sono superflui

Gli autori dell’eccidio appartengono all’Esercito di Resistenza del Signore (Lra)

Massacro nel nord est del Congo
300 uccisi a colpi di machete

Le vittime sono uomini donne e bambini “rastrellati” nei villaggi. Quelli sopravvissuti alle percosse e alle sevizie, circa 250, sono stati utilizzati come portatori, schiavi e soldati. E le donne sono state messe al servizio dei miliziani

di Daniele Mastrogiacomo

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KAMPALA – Sono arrivati all’alba, hanno svegliato il villaggio, si sono fatti consegnare le scorte di cibo, vestiti, coperte e altro materiale, hanno messo in fila uomini, donne e bambini e hanno iniziato la selezione. I più deboli sono stati uccisi sul posto. Gli altri, quelli che resistevano alle percosse e alle sevizie, sono stati arruolati come portatori, caricati delle masserizie e portati via.

Con una violenza degna della fama che li avvolge, una trentina di combattenti dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra), milizia che da anni semina il terrore nel nord est del Congo, per quattro giorni ha razziato una decina di villaggi del distretto di Haut-Uelé. Nel corso delle irruzioni, avvenute tra il 14 e il 18 dicembre scorso, 300 persone sono state massacrate a colpi di machete e accetta e altre 250 sono state rapite per essere trasformate in schiavi, soldati e donne al servizio dei miliziani. Per una settimana, le persone strappate ai villaggi hanno dovuto seguire per 30 chilometri le scorribande dei combattenti, trasportando a piedi il materiale rubato. Chi crollava per la fatica veniva ucciso sul posto: un compito che è stato spesso imposto agli stessi prigionieri.

Non si tratta di uno dei soliti massacri compiuti in un’area che sembra non trovare pace. E’ la più grande mattanza compiuta nel nord est della Repubblica democratica del Congo negli ultimi 25 anni. La notizia è stata scoperta per caso da Human rights wacht, una nota Ong impegnata nei diritti umani che sul caso ha diffuso un ampio dossier. La strage è stata riportata con risalto da gran parte della stampa britannica, statunitense e dal sito della Bbc.

Una conferma è arrivata dal vicario episcopale della diocesi di Isiro-Niangara, monsignor Dieudonné Abakuba. “Hanno ucciso almeno 300 persone”, ha spiegato il presule, “ne hanno rapite tra le 200 e le 400 prima di sparire. Sono riusciti ad ingannare la gente dei villaggi perché sono arrivati indossando divise militari dell’esercito della Rdc. Prima hanno ucciso le persone per strada. Soprattutto uomini. Molte le hanno decapitate. I bambini sono stati rapiti mentre stavano andando a scuola”.

Dopo lunghi anni di massacri, l’Esercito di resistenza del Signore, guidato da Joseph Kony, colpito da un mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità, era stato rintuzzato sia dall’esercito della Rdc, sia dalla forza di pace delle Nazioni unite (Monuc). Gli Stati Uniti, attraverso Africom , il nuovo comando militare americano per l’Africa, avevano finanziato il governo dell’Uganda dove sorgevano le principali basi della milizia. La collaborazione tra Dipartimento di Stato e Kampala era riuscita a debellare la Lra, ma aveva anche spinto gli ultimi combattenti verso l’interno delle foreste.

Qui si sono riorganizzati, riarmati e hanno iniziato a girare per le regioni del nord est della Rdc per trovare cibo, logistica e soprattutto ragazzi da arruolare come soldati. La nuova, improvvisa mattanza suona come una sconfitta per gli Usa, decisi a pacificare e a rilanciare economicamente un area ricchissima di materie prime. Ma è soprattutto un nuovo incubo per le decine di migliaia di abitanti dei villaggi, costretti a continui esodi, tra incendi, sparatorie, stupri e sequestri.

“La popolazione”, denuncia il vicario episcopale Abakuba, “non ha beneficiato di alcuna assistenza. E’ un territorio completamente incastrato, non c’è una rete di comunicazione. Dopo essere fuggiti, alcuni abitanti ritornano. Ma il clima è di grande tensione, la gente teme il ritorno dei miliziani e si rifiuta di andare a lavorare i campi. Le conseguenze sono disastrose”.

28 marzo 2010

fonte: repubblica

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