loro arraffano, noi possiamo morire. bambini compresi (un ‘bravo’ per iacona)

desolante
davvero non mi viene altra definizione
una vera banda di delinquenti formata da presidente del consiglio, ministri appecorinati ed insipienti e sodali e traffichini sparsi fra istituzione ed imprenditoria
pronti e lesti e versare milioni di euro alla maddalena per poi far crepare la gente sotto frane annunciate e lesinare il gasolio per riscaldare bimbi all’asilo

giusto una riflessione: la prova che alla maddalena si è fatto solo una manfrina per drenare quattrini nelle solite tasche, sta nel fatto che tutto il complesso sarebbe nato per una utilizzazione duratura, quindi, anche se il terremoto in abruzzo non ci fosse stato ed il g8 fosse stato fatto in sardegna (cosa comunque improbabile, giacché è noto che il premier cercava giusto la scusa per tenere il g8 in altra sede), le strutture sarebbero ugualmente in stato di abbandono e spreco, giacché sono state, sono e saranno totalmente inutilizzate

“Presadiretta” svela in tv la scuola ed è subito boom di ascolti

di Riccardo Iacona

Non sto a dirvi quali danni sta arrecando ai bambini l’eliminazione delle compresenze, che non erano utilizzate per “passeggiare nei corridoi” ma per recuperare i bambini che avevano difficolta di apprendimento…» – mi scrive Graziella, insegnante precaria di Palermo da 14 anni, il giorno dopo la messa in onda della puntata sulla scuola.

Poi ci scrive Giuseppina,che insegna a Torino nella scuola primaria “Don Milani” : «Si rendono conto i governanti che stanno sperimentando su materiale umano, che i ragazzi ed i giovani non sono documenti, che in caso di errore, possono essere riscritti e che le inadempienze e le superficialità provocano danni irreversibili?». Poi c’e’ Mariangela, docente di sostegno precaria che lavora nelle Marche: «Vi prego a nome dei bimbi disabili, a nome dei precari, a nome delle famiglie: continuate a parlare di scuola! Perché l’istruzione entra nei gangli della vita delle persone e le forma a tal punto da cambiare i connotati di una società!». Questa è la seconda volta che ci buttiamo con le telecamere di Presadiretta nel mondo della scuola e ancora una volta rimango stupito dalla passione che anima il lavoro nelle scuole pubbliche italiane. Passione vera e per questo accompagnata da una grande preoccupazione per quello che sta succedendo. Ed è in nome di questa passione che gli operatori la scuola la mandano avanti lo stesso, anche con pochi pennarelli e senza soldi nelle casse. «Il volontariato ormai è la nostra condizione quotidiana», – mi scrive Rossella un insegnante di filosofia e storia al liceo classico-linguistico di Lugo in provincia di Ravenna. «Cosa ci rimane? La nostra passione, quella stessa dedizione che porta un anonimo insegnante di provincia a guidare i propri alunni verso la vittoria alle olimpiadi di matematica senza strumenti e risorse. Non voglio neanche immaginare che cosa potrebbe fare se disponesse di qualche strumento in più!».

È talmente forte lo spirito di servizio che guida i professori come Rossella da non accorgersi che, a furia di tagli, la scuola gli sta sparendo sotto gli occhi. C’e’ infatti una soglia sotto la quale i tagli diventano uno spreco, perché «ammazzano» il servizio: quando in una scuola ho tagliato tutto il «tagliabile» – i soldi per i supplenti, il materiale didattico, i laboratori, una palestra degna di questo nome, gli insegnanti di sostegno e persino il riscaldamento – alla fine non c’e’ più la scuola. Sì, le teniamo aperte, ma il servizio che offrono è inaccettabile per un Paese del primo mondo come il nostro. I professori possono anche non accorgersene, i governanti no. Perché la posta in gioco è il futuro del paese, come ci ricorda Fernando che ha scritto la sua e-mail di getto, un minuto dopo la fine della messa in onda: «Un paese che non è in grado di garantire condizioni accettabili di studio ai suoi giovani è un paese fallito!».

16 febbraio 2010
fonte: l’unità
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