scomparsa collaboratrice giustizia

Lea Garofalo, 35 anni, nelle sue dichiarazioni aveva fatto riferimento alle cosche di Petilia Policastro (Crotone)
ma non era sotto protezione. Si sono perse le sue tracce mentre si trovava a Milano dove era in visita a parenti

‘Ndrangheta, scomparsa collaboratrice giustizia

aveva già subito un tentativo di omicidio

Arrestato il convivente. Per gli inquirenti è il mandante della fallita aggressione avvenuta Campobasso

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PETILIA POLICASTRO (Crotone) – Prima hanno tentato di ucciderla e poi l’hanno rapita per vendetta dopo che aveva fatto dichiarazioni sulle cosche della ‘ndrangheta di Petilia Policastro. E’ la storia di Lea Garofalo, di 35 anni, per la quale adesso si teme il peggio: potrebbe, infatti, essere stata sequestrata per essere uccisa.

Della vicenda si sta occupando la Procura della Repubblica di Campobasso, che ha disposto l’arresto dell’ex convivente della donna, Carlo Garofalo, di 40 anni, e di Massimo Sabatino, di 37 anni, già detenuto per altri motivi. Secondo quanto è emerso dalle indagini dei carabinieri di Campobasso, Cosco sarebbe stato il mandante del tentativo di omicidio della donna, messo in atto da Sabatino e non riuscito per la reazione della donna. Maggiori dettagli sulla vicenda verranno forniti nella conferenza stampa che i magistrati della Procura di Campobasso e i carabinieri hanno fissato per lunedì prossimo nel capoluogo molisano. Ma molti dettagli stanno già emergendo in tutta la loro drammaticità.

Lea Garofalo sarebbe stata a conoscenza degli affari delle cosche di Petilia Policastro ed aveva parlato anche dell’omicidio del fratello, Floriano, ucciso in un agguato nel 2005 a Pagliarelle, una frazione di Petilia. La donna, inoltre, aveva rivelato particolari su un altro omicidio, quello di Antonio Comberiati, avvenuto a Milano nel 1995, e su un traffico di droga in cui era rimasto coinvolto anche il fratello.

La donna è stata sentita più volte dai carabinieri e dai magistrati della Dda di Catanzaro, ma a causa di alcune contraddizioni e di una certa genericità delle sue dichiarazioni, secondo quanto riferiscono adesso ambienti investigativi, non era stata ammessa al programma di protezione. Rimanendo così esposta ad una potenziale situazione di pericolo che adesso si sarebbe concretizzata nel modo più clamoroso.


Dopo avere fatto le sue dichiarazioni, la donna aveva deciso di trasferirsi a Campobasso insieme alla figlia, dove aveva tentato di rompere col suo passato. Non c’era riuscita, però, perché Cosco avrebbe ordinato il suo omicidio, affidandone l’esecuzione a Sabatino, entrato nell’abitazione spacciandosi per idraulico. Dopo il tentativo di omicidio, la donna avrebbe tentato di riprendere una vita normale, con l’aiuto della figlia, ma la vendetta delle cosche era sempre in agguato e si è materializzata nel novembre scorso.

In quel periodo la donna si trovava a Milano, dove si era recata insieme alla figlia per risolvere alcune questioni familiari. E proprio nel capoluogo lombardo la donna è scomparsa non presentandosi ad un appuntamento che aveva con la figlia alla stazione ferroviaria per prendere un treno col quale sarebbe rientrata in Calabria. Da quel momento della donna si è persa ogni traccia e la figlia ha immediatamente sporto denuncia. Il timore di magistrati ed investigatori è che possa essere stata uccisa e il suo cadavere fatto sparire. Adesso gli inquirenti stanno cercando di capire se Cosco e Sabatino abbiano responsabilità anche nella scomparsa di Lea Garofalo.

(06 febbraio 2010)

fonte: repubblica

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