scrivi ‘letta’, leggi ‘schifo’

un articolo che sfata almeno un paio di luoghi comuni
1) le dinamiche mafiose non appartengono esclusivamente alle amministrazioni meridionali
2) i magistrati lungi dall’essere ‘rallentati’ dovrebbero essere ‘spronati’ a scoperchiare le varie cloache che inquinano la gestione dello stato ai livelli più disparati: nel caso in oggetto diverse procure più gli ispettori fanno ‘melina’ per far passare nel dimenticatoio una questione di una gravità assoluta
poi, che ad essere implicata in prima persona sia la sorella del ‘sottosegretarissimo’ alla presidenza del consiglio gianni letta non deve meravigliare: con un presidente del consiglio il quale sui suoi rapporti con la mafia non ha mai voluto chiarire una proverbiale ‘acca’, non deve stupire che i più stretti collaboratori e famigli operino secondo canoni quanto meno discutibili
solo una nota: nipote di gianni e quindi suppongo della ‘professoressa’ maria teresa è tal enrico, sì il genialoide che predicava col suo stile ‘sacrestanese’ che il presidente del consiglio deve difendersi dal processo (e non nel processo)…non si facciano quindi il sangue acido quelli del pd quando qualcuno gli fa notare che poi tanto diversi dal ‘pd più elle’ non sono…

SIGNORA TERREMOTO

La sorella di Gianni Letta, l’emergenza Abruzzo e quella contestata gestione dei fondi della Croce Rossa

di Chiara Paolin

Ma che succede alla Croce Rossa d’Abruzzo a un anno esatto dal terremoto? Interrogazioni parlamentari, litigi e rimozioni, carte bollate che girano come stilettate. Su tutto si staglia la figura del commissario regionale Maria Teresa Letta, detta la Professoressa. Ex insegnante di francese nei licei della Marsica, è da sempre l’incarnazione vivente della Cri abruzzese. Per questo lo scorso novembre ha ricevuto l’onorificienza di Grande Ufficiale della Repubblica a Palazzo Chigi. Un festa in famiglia, visto che a consegnarla c’era il fratello Gianni, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Motivazione grandangolare: “Per aver coordinato gli interventi nell’emergenza sisma dell’Aquila 2009 in perfetta sinergia con la Protezione Civile. Per aver potenziato i comitati provinciali e locali della Croce Rossa Abruzzo coordinandoli con grande soddisfazione di tutti”.   Non proprio di tutti. Perché l’ente è tormentato da contrasti decisamente preoccupanti. Un brutto guaio, specie nel momento in cui gli italiani hanno donato 11 milioni di euro per l’Abruzzo, emergenza su cui la Letta ha assunto la più ampia carica: commissario ad acta per il terremoto, seconda in capo solo al Commissario nazionale Francesco Rocca, libera più che mai nel gestire tutte le scelte. A partire da quelle economiche. L’Abruzzo gode di una solida rete territoriale: 100 dipendenti, 5mila volontari, 1,2 milioni di euro il bilancio annuale solo per il comitato regionale, cui vanno aggiunti quelli dei comitati provinciali e locali. Come Avezzano, patria dei Letta, che muove da sola oltre mezzo milione di euro l’anno. Risorse cui la Professoressa ha attinto con grande concretezza, nonostante il suo ruolo eminentemente politico lo vietasse: da qui i contrasti con diversi responsabili   amministrativi.    “Ci lasci in pace!”    Nel 2007 Sorride Ioffredi è il Direttore Regionale del Comitato Abruzzo, figura cui compete in toto la gestione economica dell’ente. E’ lui a scrivere le prime lettere in cui denuncia intrusioni nel suo ufficio, sottrazioni di corrispondenza, un insopportabile atteggiamento padronale della presidentissima: “ci lasci in pace!”, osa dirle. Le lamentele sortiscono un effetto a sorpresa: un bel trasferimento in Puglia. E’ il 2008, e a L’Aquila arriva la sostituta, Maria Rita Salvetti. Che nel giro di poche settimane comincia a segnalare diverse anomalie. Innanzitutto   le finanze del Comitato regionale passano da un conto aperto presso una banca di Avezzano anziché a L’Aquila, e a firmare i mandati di pagamento è la signora Letta in persona, o una dipendente di sua fiducia. La direttrice non riesce ad avere accesso alla documentazione, tantomeno a gestire il patrimonio regionale – com’è tenuta a fare. A confondere ulteriormente il castello contabile, c’è un altro conto nella stessa banca, stavolta intestato al Comitato locale di Avezzano, e anche su questo girano le firme della presidente e della sua sottoposta. Ma la Letta non può occuparsi dei conti di un altro Comitato, su cui deve vigilare in quanto presidente regionale.   Da Roma silenzio totale. Anche quando la Salvetti intercetta casualmente documenti relativi a varie forniture del regionale gestite in assoluta autonomia dalla Letta: una mancanza di trasparenza denunciata con apposite lettere ai vertici Cri. Risultato? A ottobre la Salvetti è trasferita. Comoda destinazione: Trento.    Neanche un anno di lavoro per lei in Abruzzo. Ma il record di   rapidità lo vince Claudio Iocchi, nominato il 5 dicembre e rimpiazzato già il 12: nemmeno lui era la persona giusta. Finalmente individuata, con gran soddisfazione dei vertici locali e nazionali, in Leonardo Carmenati. Nessuna contestazione e un percorso netto che l’ha portato a diventare oggi Coordinatore territoriale per il terremoto, numero tre dietro Rocca e Letta.    Allora pace finalmente? No. Perché Vincenzo Lo Zito, maresciallo in servizio da 25 anni, assegnato nel 2007 al comitato regionale Abruzzo come funzionario amministrativo, insiste.   Lettere alla Cri nazionale, richieste d’intervento all’Ufficio ispettivo, denunce alla Guardia di Finanza, alle procure di Avezzano e l’Aquila. La Professoressa non resta a guardare e spiega il metodo Letta: “Prego di provvedere all’allontanamento immediato del Dipendente Militare che ha già tanto danneggiato il nostro Comitato regionale – scrive la Letta al colonnello Ridolfi l’8 gennaio 2008 -. Resto in attesa di comunicazioni urgenti al riguardo facendo presente che a una richiesta di mio intervento   in favore di un Militare CRI da lei segnalatomi, la mia risposta è stata concreta e immediata!”.    L’ispezione-lampo    Ma spostare Lo Zito è un problema. Le sue denunce sono precise. Peggio: necessarie. Perché il solito statuto impone ai dipendenti di segnalare qualsivoglia irregolarità. Certo, c’è modo e modo. Il servizio ispettivo interno, che riferisce direttamente alla Corte dei Conti, s’è dimostrato piuttosto benevolo. Il 14 marzo 2008 è arrivato   a L’Aquila con tre ispettori. Tutta la mattina a far fotocopie, a dire che effettivamente le stranezze c’erano eccome. Poi un pranzo con la presidente, un frettoloso saluto agli amministrativi e la promessa di tornare. Non s’è visto più nessuno. E il verbale dell’ispezione, che dovrebbe essere redatto immediatamente e sottoscritto dai funzionari, giunge solo due mesi dopo. Con una serie di note negative: un ammanco nella cassa generale, l’assenza del registro di cassa economale e dei libri contabili, l’impossibilità di   visionare alcuni dati economici, la mancata istituzione di diversi registri obbligatori (per le ordinanze presidenziali, le de-termine regionali, le delibere del consiglio, il libro inventari e quello delle assemblee soci). Insomma parecchie cosette fuori posto. Eppure il trio capitanato dal Dottor Giuseppe Suppa, ora massimo responsabile dell’Ufficio Ispettivo Cri, decide di lasciare intonsa l’apposita voce del rapporto denominata ‘giudizio’, ma non può esimersi dal sottolineare che “in considerazione dell’assegnazione   al Comitato di un Direttore Regionale, si rappresenta l’assoluta necessità che l’attività di gestione del Comitato venga esercitata dal predetto direttore”. In sintesi: i soldi devono essere gestiti dagli amministrativi, non dalla Letta.    “Nessuna irregolarità”    Ma lei si difende: “Ho avuto un’apposita delega nel 2007 dal Dottor Carlo Tixon. E comunque nessun provvedimento è mai stato preso contro la gestione del Comitato. A quest’ora, dopo tutte le denunce, una condanna sarebbe arrivata. Invece niente. Lo Zito mente, per questo ne ho chiesto l’allontanamento. Tra l’altro si faceva pagare 148 ore di straordinario al mese. E voi che continuate a dargli credito fate solo del male alla Croce Rossa”. Il maresciallo risponde a tono: “Primo, le mie   ore di straordinario erano 70 in 6 mesi, tutte richieste e contro-firmate dalla Letta. E nemmeno pagate, per la cronaca, ma compensate. Secondo: se esiste, la delega di Tixon è contro lo statuto. Terzo: mi stupisco anch’io   , e moltissimo, che le denunce non abbiano portato a nulla. Ho attivato perfino la procura di Campobasso per verificare se L’Aquila e Avezzano avessero cominciato a indagare: mai avuto risposta. Ci ho rimesso in salute, la mia cardiopatia è peggiorata in questi anni, anche se mi ha salvato dal trasferimento coatto ad Assisi. Il colonnello Orchi, che s’era opposto sottolineando le mie condizioni e la legittimità dei miei comportamenti, è stato rimosso. Il sostituto, colonnello Lupini, ha nominato un nuovo collegio per reinterpretare il referto che mi riguarda, ma l’esito è rimasto identico. In compenso Lupini sta per designare la commissione che dovrà esaminare il procedimento disciplinare di Stato a mio carico: sono accusato addirittura di diserzione   , per non aver obbedito al trasferimento. Cosa impossibile visto lo stop del collegio medico”. In Parlamento giacciono attualmente tre interrogazioni sul caso Lo Zito. Sei sulla Croce Rossa italiana.

fonte: il fatto quotidiano

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