Il paese dell’eterna vergogna…

Di Luciana Coluccello

Avrei voluto cominciare a scrivere comunicando la mia indignazione nei confronti di una legge, una legge tutta italiana che conosciamo con il nome di pacchetto sicurezza, che non fa alcuna distinzione tra i reati, che non va ad indagare sulle motivazioni sociali che sono alla base di questi ultimi e che soffre ancora di una forma di ignoranza tipica del nostro paese, dato che impedisce la creazione di vere e proprie condizioni di integrazione che portano una nazione a crescere nel tempo. Che portano cioè, una società a modificarsi, a migliorarsi per accogliere, adesso e nel futuro, quelle generazioni di immigrati che faranno la ricchezza economica e culturale semplicemente impreziosendo il paese con il loro bagaglio di diversità, che permette di immaginare che esiste anche un altro mondo oltre il nostro naso.

Ciò su cui mi premeva riflettere concretamente era l’esperienza di Talla Ndao, il giovane senegalese di 29 anni che, provvisto di regolare permesso di soggiorno, sta per essere espulso dall’Italia, cosi come prevede l’attuale legge “porcata” (mi scuso per il termine colorito) che regola l’immigrazione, a causa di una denuncia risalente al 2003, quando era ancora un clandestino.

Purtroppo però, siccome siamo in Italia, un paese in cui di certo non ci si può lamentare di monotonia, succede in questi giorni un altro fatto grave che merita riflessione. Un fatto molto dissimile da quello di Talla, ma che a ben riflettere qualcosa in comune ce l’ha pure: la fobia verso il diverso. Il fatto che il diverso, l’immigrato, il transessuale, il gay in qualche modo vanno eliminati dal paese del finto perbenismo. La vicenda di Brenda, la trans coinvolta nel caso Marrazzo trovata morta Venerdi mattina, tocca diversi temi caldi del nostro paese, dalle vicende più oscure della politica, allo schifo di un sistema malato che privilegia chi ha più mezzi per corrompere, al tema – appunto – della diversità ancora una volta oggetto e bersaglio di persecuzione.

C’è ancora chi si ostina a parlare dell’accaduto come di un semplice incidente, ma è evidente che di questo non si tratta se ci si sofferma qualche secondo sui dettagli: un corpo senza vita asfissiato dal fuoco nella sua stessa abitazione, un computer annegato nell’acqua. Né tantomeno sembra plausibile parlare di suicidio. Come ha affermato uno degli investigatori : “non si è mai visto un suicidio così. Uccidersi soffocandosi con il fumo di un incendio non esiste per natura”.

Di fronte ad un fatto che ha scosso molti animi, compreso quello dell’ex governatore del Lazio, che ora prega perché almeno venga protetta Natali, molti potenti possono dormire sonni tranquilli.

Branda, il trans che fisicamente era un omone di un metro e ottanta, ma che dentro peccava della vanità di una quindicenne, amava mostrare alle sue amiche ( e forse non solo a loro) i video dei potenti che riusciva a frequentare. Ora, fortunatamente, non avrà più nulla di cui vantarsi.

L’omicidio di Brenda sembra il secondo indizio fulminante di un giallo intricato, e invece è solo un fatto normale che succede in un paese anomalo come l’Italia. Ha ragione una rabbiosa Vladimir Luxuria quando dice che in nessun altro paese civile e democratico “un testimone chiave viene trasformato in carne da macello”. Brenda andava protetta. Aveva già subito un’ aggressione che avrebbe dovuto mobilitare almeno quanti si occupavano del caso. Nell’aggressione dell’ 8 Novembre Brenda viene derubata da romeni che non le sottraggono denaro, gioielli o altri oggetti di valore. No. La sua borsa le viene restituita cosi com’è, eccetto il cellulare. Perche? Evidentemente non solo Brenda era a conoscenza dei contenuti del s-u-o cellulare. Evidentemente, altri potenti che avevano frequentato quel mondo di cui Brenda era espressione, non volevano fare la fine di Marrazzo.

Luxuria dice di essere certa di questo. Non ha le prove, per questo non può dire nulla, ma ne è sicura. È sicura che si tratta di un mondo il cui il potente sfrutta il più debole e poi si vergogna. Non di se stesso, ma dell’oggetto che ha generato in lui un qualche piacere. Un mondo di facciata, in cui i trans vengono usati e odiati allo stesso tempo. Perché? “Più stanno bene nel rapporto sessuale , più sviluppano rancore tornando alla vita di facciata, all’ aplomb di irreprensibilità apparente. Il timore di vedere la carriera infranta, essere scoperti, produce rabbia e odio”, dice ancora Luxuria al Fatto Quotidiano.

Una cosa è certa, che questa vicenda è l’ennesimo avvertimento in un paese ai limiti della decenza, dello sfruttamento del più debole e del degrado della moralità intesa semplicemente come rispetto. Non sono state avvertite solo le trans, che devono prendere esempio dalla morte di Brenda e cucirsi la bocca una volta per tutte. L’avvertimento vero arriva alla società civile che finalmente dovrebbe aprire gli occhi e capire dove possono spingersi certe persone, metà delle quali di sicuro sono quelle che determinano attivamente le sorti politiche del nostro Bel Paese.

Chiudo il mio primo intervento su questo blog invitando alla riflessione su due fatti completamente diversi, ma che di comune hanno una cosa fondamentale: sono entrambi accaduti in Italia.

Non so ancora quale sia il più grave; sicuramente del secondo, dell’omicidio di Brenda, si parlerà di più. Per la tragicità della vicenda, per il giallo che sta dietro, perché c’è ancora tanta carne da buttare sul fuoco. Ma soprattutto perché coinvolge senza ombra di dubbio un bel gruppetto di potenti.

Ma quel che è successo a Talla Ndao, il senegalese che è in Italia dal 2002 e che ora rischia seriamente di essere espulso dal paese, è certamente l’ennesimo episodio che rivela le falle di un paese che si vanta di democrazia, di una legge che non fa differenza fra il criminale e il clandestino, ma nemmeno tra il clandestino vero, e un normale cittadino dotato ormai da tempo di permesso di soggiorno e un lavoro regolare che gli permettevano, dopo tanti sacrifici, di aiutare nella maniera più legale possibile la sua famiglia lasciata nel Senegal.

La vicenda di un giovane che compie un atto normale e spontaneo, quello di andare in questura per rinnovare i documenti di permanenza in Italia, e che invece si ritrova ad essere detenuto per una condanna subita nel 2003 (quando, ancora sprovvisto di permesso regolare, era stato denunciato per vendita di cd masterizzati), fa davvero inorridire se si pensa che si tratta di una persona perfettamente integrata, che viveva nella comunità di Iglesias come un normale italiano, che era parte integrante di un gruppo musicale, oltre ad possedere da tempo un lavoro dignitoso che gli permetteva di vivere, e che ora all’ improvviso si ritrova in un incubo che lo riporta indietro di 6 anni, in un Cpt di Lamezia Terme, dove i detenuti vengono trattati indistintamente come cani randagi in attesa dell’espulsione.

Talla ora ha molti amici che si stanno mobilitando su facebook, ha un’intera comunità che si è attivata anche politicamente per farlo restare in Italia, ma aldilà degli sviluppi della vicenda particolare, questa storia appare solo l’effetto di una ennesima legge porcata, frutto dell’ignoranza impregnata nelle viscere di certa gente, che solo in Italia potevamo produrre.

Ps.

Non ho ancora ringraziato Paolo che mi da la possibilità di scrivere sul suo blog; ne approfitto per farlo ora. Lui mi conosce, e sa che sono spesso una persona con la testa per aria, perciò dovrebbe essere consapevole di aver fatto davvero una cosa utile inchiodandomi a questa sorta di impegno morale, che ho preso volentieri.  La mia volubilità è tale che, nonostante scrivere sia una delle mie passioni, e nonostante io stia studiando proprio per diventare giornalista, non potrei mai farlo su un mio blog perché, essendo troppo incostante, tenderei ad abbandonarlo dopo un paio di giorni (cosa  già successa!)

Grazie Paolo per la fiducia…

Alla prossima

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