agcom e tlc: l’abbuffata continua

AGCOM E PRIVACY L’ABBUFFATA PDL-PD-UDC

Bersani lascia le Tlc a B. La moglie di Vespa commissario ai dati personali. Idv e Radicali: usciamo dall’aula

di Carlo Tecce

La lottizzazione non passa mai, anzi peggiora. Chi ha frequentato le Autorità di controllo e garanzia non capisce: “Nemmeno 7 anni fa sono riusciti a fare un simile scempio”. Oggi quei partiti ratificano in Parlamentounpattofralamaggioranza di governo, cioè Pdl-Pd-Udc, per i commissari Agcom (4, telecomunicazioni) e Privacy (4, dati personali), tranne una poltroncinaperileghisti.L’ItaliadeiValorie i Radicali protestano. Antonio Di Pietro annuncia la ritirata dei suoi: “Siamo contrari a ogni forma di spartizione. Usciremo fuori dall’aula al momento del voto”. C’era soltanto una casella vuota per l’Agcom, nonostante l’incessante trattativa fra Dario Franceschini (Pd) e Denis Verdini (Pdl) con la sponda di Pier Ferdinando Casini (Udc): ieri il segretario Pier Luigi Bersani e il medesimo Casini l’hanno riempita. Niente ostacoli per i berlusconiani che, laboriosi, spediscono lettere ai parlamentari con l’indicazione di voto. Partita Agcom per il Pdl: i deputati confermano Antonio Martusciello, già dipendente di Publitalia, fondatore di Forza Italia e sottosegretario con B. a Palazzo Chigi; i senatorirecuperanouncollaboratore di Antonio Tajani e Renato Brunetta, Antonio Preto. Assicurato il comando Agcom, il Pdl sistema Augusta Iannini alla Privacy. Sempre titubante a scegliere gli alleati, un risoluto Bersani ha ceduto a Casini un posto all’Agcom che va a un amico personale dell’ex presidente di Montecitorio, attualmente vicesegretario proprio alla Camera, si chiama Francesco Posteraro. Siccome il Pd aveva sfiorato la campagna che chiedeva trasparenza e indipendenza dei candidati, i parlamentari democratici hanno svolto una primaria mattutina e, sfortuna imprevedibile, sono risultati vincitori i tre preferiti dal partito: il professor Maurizio Decina (Politecnico di Milano), già consulente di Tele-com, sarà proiettato all’Agcom; mentre l’ex capogruppo Antonello Soro, di professione dermatologo e Lucia Califano (Università di Urbino), amica di Anna Finocchiaro, vanno alla Privacy. Di più: Soro si sacrificò a Montecitorio per Franceschini, che aveva perso la segreteria contro Bersani, adesso verrebbe risarcito con il ruolo di presidente Privacy (che viene eletto fra i commissari). C’è spazio anche per un accordo vintage: i berlusconiani che consigliano di votare la leghista Giovanna Bianchi Clerici, altrimenti prossima disoccupata poiché in uscita dal Cda Rai. Manca la poltrona più prestigiosa, la presidenza Agcom che tocca al governo: in prima fila c’è sempre Angelo Marcello Caderna, un bocconiano amico di Monti, più distaccato c’è Antonio Catricalà, il sottosegretario (ex Antitrust) che un giorno sì e l’altro pure litiga con il premier. Anche Gianfranco Fini ha contestato i metodo dei partiti, ma proprio a Montecitorio (e a palazzo Madama) erano arrivati novanta curricala. C’era il giornalista Giovanni Valentini che aveva il sostegno di svariate associazioni di consumatori, fra cui le Acli, l’Adusbef di Elio Lannutti (senatore Idv), di Ermete Realacci, Giovanna Melandri e Vincenzo Vita (Pd), anche di Walter Veltroni che aveva scritto a Franceschini e di un gruppo di parlamentari trasversali agli schieramenti.

Alessandra Poggiani (Lait spa), una fra novanta, ci sperava: “La politica ha perso un’occasione. L’invio dei curriculum è stata una presa in giro”. Ancora una volta vincono i partiti. Se non votano i cittadini, però.

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