alemanno ed il branco fascista: la procura si muove

OMBRE NERE: I PM RIAPRONO IL CASO PICCHIATORI

Dopo la denuncia del “Fatto” sull’aggressione fascista a Roma

La Procura di Roma riaprirà le indagini sull’aggressione fascista avvenuta in un comprensorio sulla Camilluccia e coperta per due anni e mezzo da una coltre di omertà e paura. Altro che vicenda irrilevante. Altro che “inaccettabile strumentalizzazione di un familiare minorenne per attaccare Gianni Alemanno”, come ha dichiarato ieri Mara Carfagna. Altro che “barbarie” (riferita all’articolo del Fatto non al pestaggio dei fascisti, ovviamente) come ha dichiarato Fabrizio Cicchitto. L’inchiesta della Polizia presentava delle lacune e il pm titolare,Barbara Zuin, dopo aver letto sul Fatto alcuni particolari che non erano stati evidenziati nelle informative, ha deciso di riaprire l’indagine, per la quale aveva chiesto l’archiviazione, non ancora disposta però dal Gip. Magari si chiuderà comunque con un nulla di fatto ma – per rispetto alle vittime e alla dignità dello Stato – l’istruttoria sarà riaperta e le persone presenti sulla scena (forse anche il figlio del sindaco) saranno ascoltate direttamente dal pm. Anche perché nella strana storia di questo fascicolo ogni giorno Il Fatto scopre circostanze nuove e interessanti.

Tra i testimoni convocati dalla Polizia come persone informate sui fatti c’è anche un signore che si chiama Luigi Bisignani. Proprio lui, l’ex giornalista già iscritto alla P2, finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4 e per la quale ha patteggiato due mesi fa una condanna a un anno e sette mesi. Cosa c’entra l’uomo che sussurrava ai potenti, da Giulio Andreotti a Gianni Letta, passando per le ministre del governo Berlusconi in questa storia di pestaggi e giovani fascisti? Ovviamente personalmente Bisignani non c’entra nulla mentre è molto importante in questa storia seguire le mosse di un telefonino a lui intestato. Come è stato raccontato dal Fatto ieri, il 2 giugno del 2009 una comitiva di 13 enni e 14 enni si era “imbucata” in un comprensorio chiuso della Camilluccia per fare il bagno in piscina. I ragazzi, tra i quali c’era anche il figlio di Gianni Alemanno e Isabella Rauti, avevano cominciato a fare saluti fascisti urtando la sensibilità di un altro gruppo, invitato dal figlio di un primario, Carlo Vitelli, e di una giornalista, Marida Lombardo Pijola, che risiedono nel comprensorio. Un amico del figlio della coppia aveva chiesto in malo modo ai ragazzini di destra “imbucati” di smetterla. Per tutta risposta un amico del figlio del sindaco, di nome Tommaso (la cui posizione è stata poi trasmessa alla Procura dei minori da parte del pm Barbara Zuin) aveva ribattuto a muso duro di appartenere al Blocco Studentesco, l’organizzazione che fa proseliti nei licei inneggiando al fascismo.

Subito dopo, secondo alcuni testimoni – Tommaso (che sentito dalla Polizia su delega del pm Zuin si è avvalso della facoltà di non rispondere) aveva chiamato alcuni numeri con il suo telefonino. La Polizia aveva esaminato i tabulati e aveva scoperto che le chiamate più interessanti erano poche: quella brevissima (probabilmente un contatto a vuoto) con il leader del Blocco Studentesco a Roma, Guelfo Bartalucci, allora ventenne. Bartalucci, convocato in commissariato aveva ammesso solo di conoscere Tommaso ma aveva negato la sua partecipazione all’aggressione e aveva detto di non ricordare dove si trovasse quel giorno. Subito dopo la chiamata a Bartalucci però dal telefono del piccolo Tommaso partivano altre chiamate, più lunghe, a un’utenza intestata a Luigi Bisignani. Il potente lobbista non era ancora su tutti i giornali per i suoi rapporti con l’allora sottosegretario alla presidenza Gianni Letta o con il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e i poliziotti non hanno contezza dello spessore del personaggio. Bisignani spiega che forse il telefonino era in uso al figlio Giovanni Bisignani, che oggi ha 21 anni ed è una figura importante nell’area che fa riferimento a Casa-Pound e al Blocco Studentesco e all’epoca del pestaggio era un simpatizzante di destra al quale mancavano solo due settimane al compimento dei 18 anni.

Le indagini non incedono con un ritmo forsennato. Solo un anno dopo, nel settembre del 2010 e poi ancora a distanza di quasi un anno nel maggio 2011 per la seconda volta, il denunciante, il primario Carlo Vitelli, viene finalmente convocato in commissariato per il riconoscimento. Tra le decine di foto che gli mostrano c’è anche quella di Bisignani jr. Vitelli scruta le foto tessera un pò sfocate e – un po’ scocciato per un simile riconoscimento solo a distanza di due anni – risponde che non è in grado di riconoscere nessuno. L’indagine della Polizia non va oltre. Nessuno convoca per esempio l’autista dell’auto che porta via Alemanno jr. Gli amici della vittima del pestaggio, che certamente erano più attenti alla scena della vittima, non sono chiamati a testimoniare. Il pm Barbara Zuin si convince che non c’è altro da fare e chiede l’archiviazione.

Ieri Gianni Alemanno e Isabella Rauti hanno emesso un comunicato in cui non spiegano se è vero – come è stato riferito al Fatto da un investigatore – che alla guida della Mercedes che porta via il figlio dal comprensorio sulla Camilluccia c’era un poliziotto che nel tempo libero fa da autista alla famiglia. La famiglia Alemanno però si lamenta: “L’uso di nostro figlio per attaccare noi genitori è tanto più grave quanto è evidente l’assoluta inconsistenza delle illazioni. Nostro figlio”, prosegue la nota, “all’epoca appena quattordicenne, è stato un involontario testimone di un fatto gravissimo – spiega Alemanno -. Respingiamo in maniera netta e decisa l’insinuazione di aver tentato in qualche modo di insabbiare l’indagine: non avremmo potuto, non avremmo voluto, né ne avremmo avuto interesse”. E quindi la famiglia sarà contenta, come Il Fatto, della riapertura dell’inchiesta.

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1 risposta a “alemanno ed il branco fascista: la procura si muove”

  1. cremonademocratica ha detto:

    Scrivi, scrivi, non si può più sopportare che dominino i giornali di propaganda!

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