alla lega, in fondo, i terroni piacciono…

La secessione del Senatùr comincia dalla Tanzania

 INVESTITI 7 MILIONI DEL CARROCCIO ALL’ESTERO, DALLA NORVEGIA ALL’AFRICA. MA I GIOVANI PADANI INSORGONO
di Ferruccio Sansa

Gli immigrati? Devono restare in Africa. Intanto i rimborsi elettorali incassati dalla Lega vanno in Tanzania. Tra il 23 e il 30 dicembre scorsi – come ha scoperto il Secolo XIX – da un conto corrente riferibile al Carroccio sono partiti 7 milioni verso l’estero. Tre le destinazioni: 4,5 milioni per un fondo in Tanzania, 1,2 milioni per un altro fondo a Cipro. I due Paesi non rientrano più tra i paradisi fiscali (Cipro era nella lista fino a pochi anni fa), ma qualcuno storce il naso vedendo i soldi dei finanziamenti pubblici espatriare mentre si chiede ai cittadini di investire in Italia. Niente di illegale, però, fino a prova contraria. Una terza fetta di un milione è salpata per la Norvegia: interessi del 3,5%,
meno dei titoli pubblici italiani. La vicenda ha creato un terremoto sui siti web dei giovani Lumbard dove i commenti furiosi non si contano. Tipo: “Calderoli dove sei? Ti interessa soltanto il cotechino di Monti?”. Lo scontro tra Umberto Bossi e Roberto Maroni rischia di deflagrare, perché l’uomo che gestisce i conti della Lega e ne conosce i segreti è il genovese Francesco Belsito, fedele di Bossi: “La Lega ha molti conti, ma la firma è sempre la mia”, ha spiegato al Secolo XIX. Ma da dove arrivano i soldi? “Sono i rimborsi elettorali”. La storia di Belsito dice molto della Lega di oggi. Per questo quarantenne dal volto rotondo il “cerchio magico” ha fatto un miracolo: in poco più di cinque anni dalle piste da ballo delle discoteche genovesi è stato catapultato nel governo Berlusconi (sottosegretario alle Semplificazione). Una parabola straordinaria per un giovanotto che nel 2006 accompagnava Alfredo Biondi in campagna elettorale: un po’ autista, un po’ segretario.

Qual’è il segreto di Belsito? 

L’uomo dei conti della Lega ha ricoperto ruoli in società e cooperative, diverse poi approdate alla liquidazione o al fallimento. E il curriculum degli studi? Sul sito del governo c’era scritto: “Laureato in Scienze politiche”. Nei documenti depositati alla Filse (finanziaria della Regione Liguria, un’altra poltrona del cassiere della Lega) risultava Scienze della Comunicazione. Abbastanza per far dubitare gli avversari sulla laurea. Il neo-Sottosegretario rispose: “Le ho prese tutte e due, a Malta e a Londra”. Alla segreteria dell’ateneo di Genova, competente per il riconoscimento delle lauree all’estero, la carriera universitaria di Belsito risultò “annullata”. Di sicuro Belsito era il braccio destro di Maurizio Balocchi, a sua volta uomo dei conti della Lega.
Alla sua morte, Belsito ne diventò l’erede politico. Con il sostegno del Senatùr, la marcia di Belsito procede tra poltrone e polemiche. Prima c’è la Filse. Poi Fincantieri che fa acqua da tutte le parti, ma per Belsito crea la poltrona di vice-presidente. Infine l’approdo al governo. E comincia la lotta per la successione per Fincantieri: la Lega indica Alessandro Agostino, figlio del sindaco di Chiavari, leghista doc, delfino di Belsito, nel febbraio scorso condannato in appello a 4 anni per tentata concussione. Le polemiche fermano la nomina. Il cassiere di Bossi non si scompone. Per lui non sono le prime rogne. Un anno fa era finito nel mirino del sindacato di polizia Silp Cgil: la Porsche Cayenne in uso a Belsito veniva posteggiata al posto delle volanti della questura. Spiegò: “Sono stato minacciato”. Poi ecco il suo biglietto da visita emergere tra le carte di Ruby: “Non l’ho mai conosciuta”, rispose imperturbabile.
Chissà se l’investimento africano porterà fortuna alla Lega. Nell’ultimo decennio le avventure finanziarie del Carroccio non sono andate a lieto fine, dall’operazione Bingo e a Credieuronord, la banca della Lega rilevata in extremis dall’amico Gianpiero Fiorani, il furbetto del quartierino. Belsito non c’era, ma il filo rosso sembra ancora teso: i movimenti di denaro di Natale e Capodanno sono stati coordinati da Banca Aletti che fa capo al Banco Popolare (in cui è confluito anche l’istituto lodigiano).
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