beauty contest: magari il governo ci ripensa…

di Marco Lillo

Gli ordini del giorno sono accolti. Queste parole pronunciate alla Camera dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda segnano il primo atto politico“pesante”di Mario Monti. Il governo – a sorpresa e all’ultimo momento utile – ieri ha bloccato il concorso per assegnare gratutamente sei nuovi gruppi di canali alle reti tv, in testa Mediaset.Gli ordini del giorno presentati da Antonio Di Pietro per l’Italia dei Valori, da Roberto Maroni per la Lega Nord e da Paolo Gentiloni per il Pd, dicono cose diverse ma su un punto concordano: le frequenze che avevano fatto venire l’acquolina in bocca a Mediaset, Rai e Telecom dovranno essere pagate in una gara: “la camera impegna il governo ad adottare nell’ambito delle proprie competenze le opportune iniziativeper revocare il bando per l’assegnazione delle frequenze”.
L’APPRODO
finale, secondo la proposta Di Pietro, deve essere“una procedura pubblica competitiva”. Più morbida, come al solito, la richiesta del Pd, presentata da Paolo Gentiloni che impegna il governo “a procedere ad un’attenta e sollecita verifica degli effetti giuridici ed economici dell’adozione di un diverso processo di assegnazione delle frequenze televisive, nell’interesse generale della collettività sia con riguardo agli aspetti finanziari sia perquanto riguarda il rafforzamento del pluralismo”. Meglio del Pd ha fatto anche la Lega con Maroni che impegna il governo “ad annullare il beauty contest”. Proprio così: annullare. La parola che Silvio Berlusconi vede come il fumo negli occhi. Non è più scontato che le sei frequenze in palio (ciascuna in grado di trasmettere fino a sei canali televisivi nazionali) saranno assegnate gratis agli operatori televisivi mediante un“concorso di bellezza”. Nulla è ancora deciso.Non si sa se ci sarà una gara che potrebbe fruttare fino a 4 miliardi di euro né chi saranno i soggetti ammessi a partecipar vi.Tutti gli scenari sono aperti: i sei multiplex (fasci di frequenze che occupano lo spaziodi un vecchio canale analogico per trasmettere ciascuno fino a sei nuovi canali digitali) potrebbero finire all’asta riservata però alle televisioni. In questo caso lo Stato potrebbe ricavarne una cifra intorno al miliardo di euro. “La vendita di un mux potrebbe garantire non meno di 120 milioni di euro -sostiene l’editore Sandro Parenzo, patron di Telelombardia e capofila delle emittenti che trasmettono la trasmissione Servizio Pubblico -considerando che il Gruppo Espresso li mise in vendita per 150 milioni”. Giovedì proprio Michele Santoro in diretta aveva lanciato una sfida al ministro Passera, proponendosi per l’acquisto di una frequenza per un milione di euro, raccolti grazie alla sottoscrizione lanciata a settembre per Servizio Pubblico
IN REALTÀ
ci vorrebbe una somma molto maggiore ma Parenzo ieri ha fatto balenare l’ipotesi di un consorzio con grandi operatori stranieri. Per massimizzare il gettito però Monti potrebbe aprire la gara alle compagnie telefoniche, disposte a pagare di più perché hanno fame di frequenze per la banda larga. È questa la proposta della Lega che sottolinea proprio “l’imprescindibile necessità di puntare alla banda larga per generare nuovo gettito”. Fonti vicine al ministro Passera si affrettano a precisare che il recepimento degli ordini del giorno non ha valore giuridico ed è solo un impegno politico. Ma certamente il Governo ha messo un masso sulla corsa del “concorso dibellezza”, che prevede l’aggiudicazione gratuita delle frequenze all’operatore più “bello”e non a quello che paga di più. Il ministro del Governo Berlusconi, Paolo Romani, aveva scelto due strade diverse per assegnare le frequenze liberate grazie al passaggio dal sistema analogico a quello digitale. Quelle riservate alle compagnie telefoniche erano state pagate quasi 4 miliardi nei mesi scorsi a seguito di un’asta competitiva. Mentre le frequenze (quasi identiche) riservate al mercato televisivo sarebbero state assegnate gratuitamente agli operatori più validi, secondo una commissione apposita. I vincitori del beauty contest (compresa in ipotesi Mediaset) tra qualche anno avrebbero potuto incassare centinaia di milionidi euro vendendo le frequenze ottenute gratis dallo Stato. Mentre Vodafone, per esempio, non avrebbe potuto vendere mai quelle identiche ottenute in gara a caro prezzo. Per giustificare il dono alle tv, il Governo Berlusconi aveva colto al balzo la procedura di infrazione avviata contro il nostro paese dall’Unione Euro pea per la mancanza del pluralismo televisivo. Iteoria il concorso avrebbe dovuto favorire i nuovi entranti. In pratica il bando è stato disegnato per propiziare l’assegnazione delle frequenze migliori (meno disturbate) proprio alle grandi società protagoniste del sistema bloccato denunciato dall’Europa. Oltre al danno anche la beffa .
IL GRUPPO
più interessato era proprio Mediaset che oggi è costretta a pagare milioni di euro per affittare le frequenze per i canali Premium persino dall’odiato gruppo De Benedetti. Prima di lasciare il ministero, Romani aveva messo le cose a posto. Una commissione nominata dal ministero aveva il compito di valutare le candidature di Rai, Mediaset eTelecomItalia, che concorrevano per le due frequenze migliori.E quelle degli altri competitori minori come il gruppo Di Stefano; Canale Italia; Tarak Ben Ammar e il (grande) nuovo entrante: Sky, che però si è ritirato. La commissione, composta da tre saggi (ilpresidente Giorgio D’Amato, avvocato dello Stato in pensione; il professore di diritto Vincenzo Franceschelli e il dirigente del ministero, Francesco Troisi), sta-va per chiudere i suoi lavori. Al Fatto risulta che tra sei giorni esatti la commissione avrebbe stilato la graduatoria con i vincitori e la partita si sarebbe chiusa per sempre. “La commissione aveva quasi ultimato i suoi lavori”, conferma il presidente Giorgio D’Amato al Fatto,“ ci eravamo dati appuntamento per venerdì della prossima settimana e pensavamo di potere ultimare il nostro lavoro.
ORA IL MINISTERO
dov rà comunicarci ufficialmente le sue determinazioni. Mi sembra di capire che siamo di fronte a un atto del Governo che recepisce alcuni ordini del giorno del Parlamento”. Francesco Trosi, altro componente della commissione e dirigente del ministero diretto da Passera spiega: “la commissione è stata creata con un decreto del direttore generale del ministero Francesco Leone. Pertanto resta in vita e ora sarà necessario un nuovo atto amministrativo. Comunque, in caso di chiusura della procedura, le società partecipanti potrebbero fare accesso agli atti e verificare quello che erastato fatto finora. Non escludo che qualcuna possa far valere le sue ragioni in sede giudiziaria”. Antonio Di Pietro comunque è soddisfatto a metà: “Dopo le nostre ripetute denunce del patto tra Berlusconi e Monti su questa storia, il Governo è stato costretto a fermarsi. Ma mi chiedo perché non è stato inserito nel maxi-emendamento. Oggi l’annullamento del beauty contest sarebbe una norma e non un impegno politico”. L’effetto immediato è lo stop dell’assegnazione delle frequenze. Solo la prossima settimana si comprenderanno le reali intenzioni di Mario Monti e Corrado Passera. E la reazione diSilvio Berlusconi. Il capogruppo del Pdl Cicchitto aveva avvertito Monti: “Se il governo prende decisioni provocatorie come questa, se ne va a casa”

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