berlusconi interrogato: psico farsa

B. interrogato “a Dell’Utri solo donazioni”

Berlusconi due ore e mezzo con i pm di Palermo. Il sospetto: è ricattato

di Marco Lillo e Giuseppe Lo Bianco

Mangano e Dell’Utri sono persone perbene e se sono stati condannati per me non conta perché in Italia c’è stata una persecuzione giudiziaria”. Quando Silvio Berlusconi ha espresso questo concetto ieri nella caserma della Guardia di Finanza di via dell’Olmata a Roma è calato il gelo. Il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo e il procuratore aggiunto Antonio Ingroia erano saliti nella Capitale assieme al sostituto Lia Sava per sentire il leader del Pdl come persona informata dei fatti e parte lesa nel procedimento di estorsione nei confronti di Marcello Dell’Utri.

I PM , dopo avere scoperto bonifici per una quarantina di milioni di euro nell’arco di una dozzina di anni da parte di Berlusconi a Dell’Utri, volevano capire la ragione di tanta generosità. In particolare erano interessati alla compravendita della villa di Marcello Dell’Utri a Torno, sul lago di Como, avvenuta proprio alla vigilia della sentenza di Cassazione nel procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di Dell’Utri.

L’8 marzo scorso, un giorno prima della sentenza che avrebbe potuto consegnare Dell’Utri alle patrie galere, proprio quando il senatore palermitano decide con tempismo perfetto di concedersi una vacanza a Santo Domingo, Silvio Berlusconi si innamora della villa di Torno dell’amico senatore al punto da sborsare 21 milioni di euro sull’unghia.

Silvio Berlusconi ieri non ha negato la relazione di causa-effetto tra la sentenza e l’acquisto: Marcello – ha ammesso il Cavaliere – aveva paura di finire in galera e chiese a Berlusconi tramite due emissari di comprare la villa in fretta per lasciare una sorta di buonuscita alla famiglia. L’ex manager di Publitalia non si è nemmeno preso il disturbo di chiedere. Sono stati due parlamentari del Pdl in quota Fininvest, Alfredo Messina (presidente di Mediolanum Assicurazioni e senatore) e Salvatore Sciascia (consigliere gruppo Fininvest e senatore anche lui) a porre il problema al munifico leader che non si è tirato indietro. “Non è la prima volta che faccio un dono od offro un aiuto a un ex manager del mio gruppo”, si è giustificato il Cavaliere, sostenendo di averlo fatto in passato anche con Adriano Galliani e Gianni Letta. Così, dopo il placet del grande capo, il senatore Messina ha accompagnato in banca la moglie di Dell’Utri, Miranda Ratti, per aprire il conto nella stessa filiale del Cavaliere per poi ricevere il bonifico. Berlusconi ha tenuto però a sottolineare che a spingerlo a pagare 21 milioni di euro a Dell’Utri non è stato certo il timore per le sue possibili rivelazioni. “Non mi sono mai sentito minacciato da Marcello”, ha detto il Cavaliere, “per lui provo solo gratitudine e stima”. Inoltre, ha aggiunto più prosaicamente il leader del Pdl, quella villa vale davvero un patrimonio . Tanto che, sempre a dire del Cavaliere, Marcello pretendeva una somma più alta e solo dopo una breve trattativa si sarebbe “accontentato” dei 21 milioni pagati. Una somma che resta comunque considerevolmente più bassa rispetto a una stima predisposta dalla banca di Dell’Utri, anche se molti anni prima della ristrutturazione.

L’incontro tra i pm e Berlusconi è durato due ore e mezza e si è svolto alla presenza degli avvocati-onorevoli Pietro Longo e Niccolò Ghedini, che hanno depositato una corposa memoria, in un clima disteso quanto inatteso. Il Cavaliere non ha risparmiato sorrisi e gentilezze agli stessi pm in passato definiti “soggetti da recuperare alla vita civile” e dunque (implicitamente) da mandare in galera al posto di Dell’Utri. Dopo una lunga trattativa sul luogo dell’incontro, l’ex premier ha accettato di farsi sentire non a casa sua a Palazzo Grazioli, come avrebbe gradito, ma in una caserma, della Guardia di Finanza come un cittadino qualunque.

INIZIALMENTE l’appuntamento era nella caserma del nucleo valutario con vista sul Grande Raccordo Anulare ma poi, vista la ressa di telecamere, l’Audi dell’ex premier ha fatto marcia indietro e i pm hanno accontentato il Cavaliere spostando l’incontro in via dell’Olmata. Nel corso dell’interrogatorio sono stati sviscerati anche i rapporti triangolari tra Berlusconi, Dell’Utri e i suoi amici mafiosi Tanino Cinà e Vittorio Mangano. Erano dieci anni che Antonio Ingroia aspettava questo momento. Nel novembre del 2002 il pm di Palermo era salito a Roma per interrogare Berlusconi a Palazzo Chigi per il processo a Marcello Dell’Utri ma l’allora premier si era avvalso della facoltà di non rispondere. Stavolta Berlusconi è stato invece costretto a parlare perché sentito nella veste di testimone. I pm non speravano che il Cavaliere improvvisamente puntasse il dito contro Dell’Utri, ma nemmeno che arrivasse a difendere in un verbale la figura di Mangano, definito la “testa di ponte dei clan al nord” da Paolo Borsellino. Mangano, dopo aver lavorato alle dipendenze di Berlusconi, è stato condannato per associazione a delinquere in via definitiva e poi condannato in primo grado ancora all’ergastolo per l’uccisione di un uomo strangolato e poi sciolto nell’acido nel 1995. Ieri il Cavaliere ha difeso il suo ex stalliere elogiando le sue doti di esperto di ippica e minimizzando i suoi trascorsi giudiziari: “Sembrava una persona per bene”. I pm hanno chiesto se l’assunzione di Mangano negli anni Settanta avesse a che fare con la paura di Berlusconi per il sequestro dei figli da parte della mafia e il Cavaliere ha ammesso la paura, ma ha negato che l’assunzione di Mangano c’entrasse qualcosa: “Marcello me lo ha consigliato per la sua abilità con i cavalli”. Quanto alla condanna nei confronti di Dell’Utri, Berlusconi non si è scomposto più di tanto e ha cercato di spiegare ai magistrati che il concorso esterno in associazione mafiosa esiste solo in Italia e punisce anche chi ha la sola colpa di frequentare i mafiosi. I pm hanno cercato di spiegare all’ex premier che le cose non stanno proprio così, ma alla fine hanno soprasseduto.

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