“bossi è malato”

“BOSSI È MALATO” (E LA LEGA NON STA BENE)
La base padana vorrebbe mollare B. e mandare il Senatùr in pensione
di Davide Vecchi

“Bossi è una persona malata”. Se n’è accorta anche Daniela Santanché. Il sottosegretario lo ha ammesso giustificando così i dodici sbadigli del leader leghista martedì in aula durante l’intervento di Silvio Berlusconi. “Se è malato vada a casa”, ha ribattuto un visibilmente preoccupato Massimo Donadi dell’Italia dei Valori. Anche perché Bossi è un ministro, nonché leader del partito stampella al governo. O lo si deve considerare sano solo quando fa gli interessi del governo? Del resto sono gli unici che ormai sembra riuscire a fare. Perché di fatto ha perso anche il partito. È solo questione di tempo, ma l’esercito di militanti che vuole Roberto Maroni a capo del Carroccio allarga le proprie file ogni giorno. E se fino a domenica gli amministratori e gli esponenti del partito non si esponevano e cercavano una mediazione con il fantomatico cerchio magico, dopo l’imposizione di Maurilio Canton a segretario provinciale di Varese, hanno deciso di uscire dal silenzio e attaccare il Capo: Umberto Bossi. La lista delle accuse è lunga. Il Senatùr continua a tenere in vita il governo Berlusconi, digerendo di tutto (dalle leggi ad personam al salvataggio di Saverio Romano); mette il bavaglio alle critiche invece di ascoltarle (il forum di Radio Padania è chiuso da sei mesi e per la prima volta da quando è nata l’emittente gli interventi degli ascoltatori in diretta vengono interrotti e filtrati: vietato criticare); impone un perfetto sconosciuto come Canton vietando il voto alla base. C’è poi l’elenco dei pro-tetti impresentabili a cui Bossi assegna poltrone. L’ultimo è Alessandro Agostini, accomodato a Fincantieri nei giorni in cui l’azienda licenzia gli operai. Fedelissimo del Senatùr, Agostini è stato condannato in appello a 4 anni di carcere (interdizione perpetua dai pubblici uffici) per tentata concussione (suo padre è stato condannato a 6 anni).    INFINE, da via Bellerio, stila un elenco di 47 leghisti che sarebbero da espellere perché maroniani. Al primo posto ci sarebbe Attilio Fontana, il sindaco di Varese già costretto al silenzio dal cerchio magico perché criticò i tagli governativi agli enti locali. Ma dopo mesi di silenzio Fontana ieri ha ritrovato la voce. E ha scritto una lettera a Canton ripetendo l’ormai famoso “che fai? Mi cacci?” di Gianfranco Fini. Ma la parte più rilevante della missiva è il post scriptum. Scrive Fontana: “Questa mia richiesta viene fatta anche a nome dei tanti bravi amministratori e militanti che si vedono ingiustamente additati come dei reprobi. Non solo.. Ho ricevuto proprio in questo momento una telefonata del Ministro Maroni, che si sente offeso dal non essere stato inserito in questa ipotetica lista, al numero 1!”.    ANCHE Flavio Tosi, primo cittadino di Verona, nonché fedelissimo maroniano della prima ora, ieri ha ritrovato la parola. E ha fatto masticare molto amaro Roberto Calderoli che esattamente una settimana fa ha cercato in ogni modo di farlo cacciare dal partito, senza riuscirci. E così Tosi ieri è tornato a criticare Berlusconi invitando a farsi da parte. “Ci vuole un nuovo governo, con una maggioranza più solida” e soprattutto “con un altro Presidente del Consiglio”. Serve, ha detto, “una nuova premiership, penso ad Alfano o a Maroni”. In pratica Tosi ha semplicemente riportato il pensiero della base, dei militanti che già a Pontida erano stati fin troppo chiari esponendo uno striscione con scritto “Maroni presidente del Consiglio”. E il sindaco di Verona, in un passaggio dell’intervista a Repubblica, ricorda proprio il Sacro Prato: “A Pontida il nostro segretario federale ha dato un ultimatum preciso (a Berlusconi, ndr): per tre mesi fare le cose di cui il Paese ha bisogno. Non è successo niente, siamo agli sgoccioli e si va avanti a colpi di fiducia”. Tosi non lo dice, ma l’elenco di Pontida era sì un ultimatum di Bossi al premier ma era anche l’impegno che il Senatùr si è preso con i militanti leghisti, già allora esasperati. I militanti del partito chiedono ormai da due anni di staccare la spina al governo: abbandonare il Cavaliere. Perché ormai anche il federalismo appare a tutti un’utopia. Sul forum dei giovani padani, l’unico rimasto senza Bavaglio, i titoli dei post sono sufficienti a comprendere la rabbia: “Basta Bossi”, “A casa il mafioso di Arcore”.    E nella sezione numero uno del partito, in piazza del Podestà a Varese, dove la Lega è nata nel 1984 e dove nel 2010 i militanti hanno deciso che il nuovo Capo è Maroni, la bandiera di Forza Italia è “custodita” nel bagno. L’arrivo di Maroni dunque è ormai questione di tempo. E un centinaio di militanti varesini ha già la tessera firmata Bobo.

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