buffon, nomen omen

SE LA PRENDE CON STAMPA E GIUDICI CHE FIGURA DA BUFFON

Il pm Di Martino: “Se ha cose utili da dire, venga a Cremona”

di Luca De Carolis

Ci sono delle operazioni giudiziarie, e voi lo sapete tre o quattro mesi prima. Uno parla con i pm e voi sapete il contenuto dieci minuti dopo: è una vergogna”. No, non l’ha detto un ex premier che adora il burlesque. A tuonare dal ritiro azzurro di Coverciano è stato il numero 1 della Juventus Gianluigi Buffon, portiere e, soprattutto, capitano della Nazionale. Furente, con i magistrati che indagano sulle scommesse. Più o meno come il suo allenatore in bianconero, Antonio Conte: quello che “mi aspettavo che il pm di Cremona mi convocasse prima di adottare certi provvedimenti (la perquisizione, ndr)”.   Buffon invece è irato, forse, per aver letto che la procura di Cremona voleva convocarlo. Magari per capire il senso di questa sua frase: “Chi conosce il calcio e lo vive giorno dopo giorno, sa cosa succede. Se ogni tanto qualcuno fa qualche conto è anche giustificato. In molti casi, come si dice, ‘meglio due feriti che un morto’”. Proverbio scivoloso, che a pensare male evoca l’immagine di pareggi alla carte . Ieri sera il pm di Cremona, Roberto Di Martino, ha precisato: “Non è prevista la convocazione di Buffon”. Ma ieri mattina il portiere era ancora appeso alle indiscrezioni. E ha alzato la voce: “La vera vergogna è che se vado a fare un interrogatorio dal pm in Italia dopo 10 minuti tutti sanno quello che ho detto. Fuori da Coverciano c’erano le telecamere dalle 6 del mattino. Queste cose lasciano interdetti”. Insomma, mentre l’Italia apprende di giocatori comprati a tariffa, di incontri tra atleti e vivaci slavi in ristoranti chiusi e trattative pure nei tunnel degli stadi, Buffon s’indigna contro procure e giornalisti. Per carità, c’è anche la premessa rassicurante: “Ho piena fiducia nei pm che possono fare piena giustizia. Perché non c’è nulla di peggio che giocare o speculare sulla vita delle persone”. Poi però sono bordate: “Sarò ascoltato dai pm? Quello me lo dovete dire voi, i diretti interessati non sanno mai niente e lo sapete sempre voi prima…”. Vabbè, i tempi: ma la frase sui feriti non era evitabile? Buffon mostra il petto: “Il mondo non è né ipocrita né moralista, il mondo sta andando abbastanza male. Ma io credo che la prima cosa da preservare sia sempre la democrazia e la libertà di pensiero, per cui uno di conseguenza accetta le critiche e quello che ne scaturisce, ma nella vita bisogna anche prendersi delle responsabilità e io me le sono sempre prese”. Si macera, il portiere: “Non posso dire quello che realmente il mio cuore e la mia mente pensano. Ho avuto l’ennesima conferma sul fatto che alla fine le persone perbene, che in merito a certe situazioni hanno la coscienza a posto e non hanno scheletri nell’armadio, non possono dire il proprio pensiero”.   C’È TANTA malafede, in giro. E Buffon ne ha pure la prova: “Dopo l’errore in Juventus-Lecce, mi arrivò un sms su cui c’era scritto: ‘Sul web dicono che hai scommesso’. Me lo ha mandato un giornalista. Se sei così tarato da pensare male, davvero non so cosa dire”. Dopodiché, calcia via lo stop al campionato evocato da Monti (“Tanti rimarrebbero senza lavoro”), sposa la linea De Rossi (“Ora è peggio del 2006”) e invoca il pugno duro: “Se non hai dentro l’onestà, l’unica soluzione sono pene esemplari e severe”. Questo è Buffon. Con lui, il portavoce del Pdl Daniele Capezzone: “Buffon ha ricordato che esiste il principio costituzionale della presunzione di innocenza, ha detto una cosa garantista e coraggiosa”. In serata, le parole di Di Martino: “Non è prevista da parte mia la convocazione di Buffon, sarebbe superfluo. Se Buffon è a conoscenza di fatti o, come dice lui, di morti o feriti, prenda l’iniziativa e venga a dirmi quello che sa. Diversamente non vedo motivo per convocarlo”. Quanto a Conte, “capisco il suo sfogo, ma non si poteva agire diversamente. Non si può mandare un’informazione di garanzia e poi dar seguito ad una perquisizione, lui queste cose non le sa e lo capisco”.

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