c’era una volta il calcio…

QUEI GOL DI LAZIO, GENOA E LECCE “CORROTTI PER 600 MILA EURO”

Tutte le partite truccate. Conte e il pareggio nello spogliatoio Dal summit con Criscito al bonifico da Singapore per Signori

di Luca De Carolis Antonio Massari e Malcom Pagani

Un gioco di matrioske. Un affare enorme. Decine di broker, calciatori, intermediari, presidenti, direttori sportivi. E un fiume di denaro con molte diramazioni, dalla camorra alle mafie orientali. Ecco il calcioscommesse 2.0. Il formicaio con cellule e sottocellule, soldati e caporali. Ecco – nelle quasi 500 pagine dell’ordinanza del Gip di Cremona Guido Salvini – lo sprofondo dal quale il pallone faticherà a riemergere. Peggio dello scandalo 1980, di quello dell’86 o di Calciopoli 2006. O si ricostruisce la casa o si muore e la terapia intensiva, stavolta, potrebbe non bastare.   Novara-Siena   “Tranquilli per il pari”   A trascinare nella melma il detentore dello scudetto della catarsi, lo juventino di ritorno Antonio Conte, è un suo ex allievo dei tempi del Siena, Filippo Carobbio. Prima contribuisce alla promozione in Serie A, poi nel dicembre 2011, il giorno 19, finisce in carcere. La Procura di Cremona in collaborazione con lo Sco, utilizzando le stesse tecniche usate con le mafie, ne segue le tappe criminali da tempo e una volta dietro le sbarre, al mutismo, Carobbio preferisce la loquacità. Parla, parla, parla. Con tono burocratico. Preciso come una lama di coltello. E durante gli interrogatori, mette in guai molto seri un simbolo della Juventus. “In Novara-Siena del 30 aprile 2011, ci fu un accordo per far finire la gara in parità, in effetti ne parlammo anche durante la riunione tecnica e quindi eravamo tutti consapevoli del risultato concordato, soprattutto al fine di comportarsi di conseguenza durante la gara. Lo stesso allenatore Antonio Conte ci rappresentò che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo raggiunto l’accordo con il Novara per il pareggio”. L’accordo, prosegue Carobbio “venne comunicato a tutti (…) oltre a parlarne con l’intera squadra durante la riunione tecnica, ne parlai singolarmente al campo con Bertani e Gheller del Novara”. (Per la cronaca, Novara-Siena terminò con il risultato di 2-2, ndr).   La sistematica demolizione di Conte e dell’intera compagine tecnico-azionaria del Siena, prosegue nel racconto di Carobbio: “È evidente che, poiché tutte le componenti tecniche partecipavano a tali discorsi, la società ne fosse al corrente, ricordo peraltro di averne parlato anche con Daniele Fagiano che è un dirigente, braccio destro di Perinetti. (Fagiano e Perinetti all’epoca dei fatti erano direttore sportivo e direttore generale del Siena Calcio, ndr).   Siena-Albinoleffe   “Vabbè, li lasciamo vincere”   Qui si inizia a mettersi d’accordo addirittura al termine della gara d’andata. A riprova, scrive Salvini “di un’attitudine, oramai consolidata in taluni ambienti calcistici, a ritenere normale l’adesione di accordi di tal fatta”. È sempre Carobbio a parlare. E sono parole che in attesa di controprove, non difettano in chiarezza. “Al termine della gara Siena-Albinoleffe dell’8 gennaio 2011, l’allenatore in seconda, Stellini chiese a me e Terzi di contattare qualcuno dell’Albinoleffe per prendere accordi sulla partita di ritorno. In modo da lasciare i punti a chi ne avesse avuto maggiormente bisogno. (…) Nel tardo pomeriggio del giorno prima della gara Albinoleffe-Siena del 29 maggio 2011, ci fu un ulteriore incontro fuori dal nostro albergo del ritiro al Park Hotel di Stezzano (Bg), dove vennero Luigi Sala, Dario Passoni e Mirko Poloni, quest’ultimo collaboratore tecnico dell’Albinoleffe, che si incontrarono con me, Nando Coppola (portiere del Siena, oggi al Torino, ndr) e, in quell’occasione, ci accordammo di concedere i punti all’Albinoleffe che ne aveva bisogno per accedere matematicamente ai Play Out, ma chiedemmo di limitare la vittoria a un solo gol di scarto, possibilmente 1-0, sia per cercare di mantenere la miglior difesa, sia per evitare clamori su risultati troppo eclatanti” Anche qui, a detta di Carobbio, piena convergenza di vedute tra Conte e i suoi ragazzi. “Preciso che in settimana si parlò molto tra calciatori, allenatori e società dell’accordo raggiunto con l’Albinoleffe in quanto alcuni avrebbero voluto tentare di vincere nella speranza di arrivare primi e conseguire il primo posto. Poi alla fine fummo tutti d’accordo, squadra e allenatore, di lasciare il risultato all’Albinoleffe”.   Lazio-Genoa, Lecce-Lazio   e i gol per gli slavi   Speculare alla figura di Filippo Carobbio, quella di un altro pentito, Carlo Gervasoni. Ex calciatore del Piacenza, arrestato il 19 dicembre 2011 e utile agli inquirenti per disegnare il quadro probatorio che ha portato all’arresto del laziale Stefano Mauri. Le due gare nel mirino della Procura sono partite di fine campionato. Entrambe giocate dalla La-zio, entrambe vinte, entrambe concluse con un “over” e con il rotondo risultato di quattro reti a due. In uno dei suoi molti colloqui con i magistrati, Gervasoni illumina sul ruolo del migliore amico di Mauri, l’ex calciatore e surfista Alessandro Zamperini. “Zamperini serviva per avvicinare i giocatori della Lazio, cioè nella A, come interessava a Gecic. (Un terminale del gruppo dei cosiddetti slavi, ndr). Sapevo che Zamperini era amico di Mauri. Secondo me serviva proprio per quello. Le partite che interessavano agli Slavi erano Lazio-Genoa e Lecce-Lazio del campionato 2010-2011 e credo che in entrambi i casi siano riusciti…”. Gervasoni, generoso di particolari , prosegue. “Quanto alla partita La-zio-Genoa, terminata 4 a 2, ho appreso da Gecic che gli slavi si incontrarono, lo stesso giorno della partita, che venne disputata alle 18,00 con Zamperini che poi li mise in contatto con Mauri, della Lazio. Successivamente so, sempre da Gecic, che gli slavi si incontrarono anche con Milanetto, del Genoa il quale a sua volta interessò altri giocatori della sua squadra. Gecic mi disse che il risultato concordato fu un Over riferito al primo tempo. Il risultato è stato raggiunto in quanto il primo tempo si concluse con il risultato di 1 a 1, appunto riferibile a un Over per il primo tempo…”.   “I biancocelesti avevano   puntato su un altro risultato”   A corredo delle sue dichiarazioni Gervasoni tira in ballo altri calciatori biancocelesti – su Lecce-Lazio i giocatori delle squadre, fra cui Stefano Mauri, sarebbero stati corrotti con 600 mila euro, la partita fruttò all’organizzazione un guadagno di 2 milioni –, allo stato senza nome: “Non so quali altri calciatori della Lazio fossero coinvolti nella combine. (…) In realtà era emerso che alcuni giocatori della Lazio avevano già scommesso su un risultato diverso da quello sopra indicato, risultato che non sono in grado di precisare. Allora è accaduto che, dopo avere parlato Ilievski e Zamperini con i propri referenti Mauri e Milanetto (Omar Milanetto, ex centrocampista del Genoa, arrestato ieri mattina, ndr) ed erano giunti alla conclusione che l’accordo doveva limitarsi a un Over nel primo tempo con libertà per le squadre di concludere liberamente il risultato finale del secondo tempo”.   Mauri e la foto sul cellulare   con Ilievski   Ricordo che nei giorni successivi Ilievski mi mostrò una foto sul proprio cellulare che lo ritraeva abbracciato assieme a Mauri. Ricordo di avere appreso da Cassano che le scommesse dei giocatori della Lazio erano state effettuate presso un amico di Zamperini che aveva un’agenzia di scommesse a Roma o che comunque aveva rapporti stretti con un’agenzia del genere…”.   43 messaggi in un’ora alla vigilia del match   I magistrati ritengono che Mauri per non farsi intercettare con Zamperini (con il quale nell’imminenza di La-zio-Genoa scambia più di 43 messaggi in un’ora) usasse un’utenza criptata, quella di una parrucchiera romana (Samanta Romano fidanzata con Luca Aureli, titolare dell’agenzia di scommesse Gold Bet situata in Via Aurelia) utilizzata anche per combinare Lecce-Lazio, ultima giornata di campionato 2010-2011.   Le riunioni all’osteria con i bosniaci e il pregiudicato   La combine di Lazio-Genoa sarebbe stata pianificata al ristorante genovese “Osteria del Coccio”, il 10 maggio 2011: “Ci fu summit presso un ristorante genovese, in orario pomeridiano, quando lo stesso era chiuso. A tale incontro hanno partecipato Giuseppe Sculli, il calciatore all’epoca del Genoa, Domenico Criscito e il pregiudicato bosniaco Safet Altic”. Con loro i fratelli Pollicino, titolari del ristorante, e due “esponenti di spicco del tifo genoano”, Massimo Leopizzi e Fabrizio Fileni. C’è anche un albanese, Kujtim Qoshi. Nell’ordinanza abbondano foto dell’incontro. Criscito: “Sono solo andato a un incontro con i tifosi” si è difeso l’azzurro.   Quei tentativi   per Bari-Sampdoria   La gara è Bari-Sampdoria di A del 23 aprile 2011 (0-1), il racconto è del barese Angelo Iacovelli: “Era imminente la partita, quando mi chiamò questo amico di Carobbio presentandosi come “Palmiro”. Parlava bene l’italiano, ho poi saputo che si trattava di Gegic. Mi chiese di incontrare Masiello (Andrea, capitano del Bari, ndr) e l’incontro avvenne presso l’hotel “Una Regina”, ritrovo del Bari… Riuscimmo a vederci tutti e tre in un corridoio dell’albergo che aveva un terrazzino. Gegic mostrò una somma di denaro che aveva in una borsa, spiegò che erano 100.000 euro e che poteva offrirli per il risultato della partita. la partita doveva essere giocata il giorno stesso. Masiello andò a fare un giro di ricognizione, penso con gli altri giocatori. Tornò rispondendo che non si poteva fare niente, anzi fui io a fare da tramite dando questa risposta a Gegic”.   Il tesoriere-camionista   e il rigore sbagliato   Un camionista di Alzano Lombardo (Bergamo), eletto a tesoriere “dell’organizzazione transnazionale”. È Vitto-rio Gatti. Gli investigatori contano 127 telefonate tra lui e Ilievski, braccio destro del capo Gegic. “Gatti – scrive il gip – sembra aver assunto il ruolo di tesoriere del gruppo, poiché si interessa di recapitare i soldi per le scommesse illecite e di recuperare i capitali impiegati nelle partite che non hanno avuto l’esito sperato”. Per esempio, i soldi per la fallita combine in Palermo-Bari (2 a 1), saltata per il rigore sbagliato del rosanero Miccoli: “Iacovelli (cardine delle scommesse baresi, ndr) affermò dell’esistenza di un emissario di Gegic Almir, incaricato di recuperare le somme di denaro che erano state consegnate ai calciatori del Bari”.   Convocazioni e tariffe:   “15 mila euro a testa”   Filippo Carobbio dello Spezia racconta la “preparazione” di Pisa-Albinoleffe: “In prossimità dell’incontro del 7 marzo 2009, Gervasoni (Carlo, ex Piacenza, ndr) mi ha convocato, unitamente a altri sei o sette giocatori della nostra squadra, presso la sua casa. C’erano Conteh, Cellini, Narciso e Ruopolo. Gervasoni riferì che c’era la proposta da parte di quelle persone (gli zingari, ndr) che noi perdessimo la partita con il Pisa nel contempo, se non ricordo male, evitando che fossero segnati gol nei primi 15 minuti… Cellini e Narciso non intendevano aderire all’accordo. In seguito ci sono stati altri contatti tra gli stranieri e Gervasoni, cosicché finimmo per aderire (io e Gervasoni) unitamente a Ruopolo e a Conteh. In seguito venne coinvolto anche Caremi”. E il prezzo? Carobbio: “A fine partita Gervasoni ci consegnò 15.000 euro a testa”.   Un “ambasciatore svizzero”   per il clan slavo-asiatico   Il rappresentante dell’organizzazione slavo-asiatica è Matteo Gritti, ex calciatore in diverse squadre svizzere, amico di Gegic. Si legge: “Gritti assume il ruolo di vero e proprio “ambasciatore” della strategia illecita del gruppo, nel tentativo di espansione in Italia finalizzato al condizionamento dei risultati degli incontri di calcio. È lui che contatta l’ex compagno di squadra Carobbio, rappresentandogli la natura delle sue richieste e la sua veste di emissario di un gruppo organizzato composto da soggetti di nazionalità straniera “che avevano un’ampia disponibilità economica che intendevano investire, per vincere le scommesse, da effettuarsi sui siti asiatici, corrompendo i giocatori”.   Beppe e i 400 mila euro   dall’Oriente   “Nel corso dell’indagine – si legge – è emerso il rapporto diretto di Giuseppe Signori (ex Lazio e Bologna, ndr) con gli asiatici coinvolti, suggellato dall’incontro del 27 febbraio 2011 presso l’abitazione dell’ex calciatore a Bologna”. La riunione precede di due giorni un versamento di oltre 400 mila euro da Singapore sul conto svizzero riconducibile alla Clewer Overseas, secondo gli inquirenti riferibile a Signori. Il premio al gruppo dei “bolognesi” per la riuscita combine di Brescia-Lecce del 27 febbraio 2011 (2 a 2). Gervasoni conferma: “Gegic mi disse che quella era una partita combinata, era un over”. Signori non sa come giustificare davanti ai pm. Il suo socio Gian Paolo Zani gli suggerisce di “servirsi della prevista pubblicizzazione dell’auto elettrica “Tazzari”, per cui è stata creata una joint-venture finalizzata alla sua commercializzazione in Cina, consentendogli così di giustificare la frequentazione con asiatici”. E Signori accetta.   Sculli, i boss e Kaladze   “I 50 mila sono per le porte”   In attesa di candidarsi alle presidenziali georgiane, Kaka Kaladze, ex Milan e Genoa, e Beppe Sculli, appaiono in conversazioni imbarazzanti. In quella che segue (12-5- 2011) Kaladze parla con il pregiudicato bosniaco Safet Altic.   Altic: Kala?   Kaladze: sì, dove sei? A: stai mangiando? Io sto partendo adesso però se stai mangiando… io guarda un’ora sono li! K: va bene, chiamo! Segue una telefonata tra Altic e un pregiudicato in cui “si comprende la ragione dell’incontro con Kaladze che gli deve corrispondere 50.000 euro per l’acquisto di ‘porte”. Altic: dimmi Fiò Pregiudicato: com’è fratello? A: ma bene, devo partire adesso.. dai ti chiamo io.. P: no, un secondo solo, per la storia dei 50.000 euro delle porte che c’ho la gente qua! A: sto andando adesso a Milano da Kalazde, si sta comprando lui tutte le porte, vado lì e ti chiamo dai.

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