comunione e liberazione: stile mafia…

Il quartier generale di Cl “Lavori soltanto se sei dei nostri”

Brescia, come funziona il potere di Tarantini

di Elisabetta Reguitti

Lo spiccato accento abruzzese non l’ha mai agevolato sebbene lui si sia sempre impegnato, anche con dotte citazioni ad essere un grande comunicatore. In ogni caso l’avvocato Graziano Tarantini, classe 1960, di strada ne ha percorsa riuscendo ad imporsi nella Brixia Fidelis. Viale Bornata al civico 123, dove un tempo scorrevano fiumi di birra oggi si assegnano poltrone nei consigli di amministrazione e si decide il potere della città di Brescia. Nel-l’ex fabbrica della storica birra Wührer, infatti, ha sede la Compagnia delle opere di bresciana (e mantovana) costituita formalmente nel 1992 proprio per iniziativa di Graziano Tarantini ed alcuni altri imprenditori che hanno introdotto il sistema Cl. Lo hanno soprannominato “Il nuovo banchiere di Dio”, altri hanno parlato di fattore “T” (come Tarantini) ma oggi, nel sottobosco ciellino, qualcuno ha sostituito il significato della consonante con un più popolare “Trombone”. Le ripercussioni degli sconquassi della Cl formigoniana sembrano portare ricadute anche sulla città, un tempo Leonessa d’ Italia, dove Graziano Tarantini vive e nella quale viene considerato una sorta di eminenza che, dopo aver impostato l’imprinting Cdo, è stato nominato prima presidente del Consiglio di Sorveglianza di A2A Spa, poi del consiglio di Gestione oltre che di Banca Akros Spa. Già vicepresidente della Banca Popolare di Milano, commissario della Fondazione Cariplo, oggi è presidente della Fondazione San Benedetto (Cdo). Ma nel suo curriculum sono annoverati anche cinque anni da consigliere legale della Santa Sede, nel Cda di Dexia-Crediop, di Finlombarda e molto altro.

NON È un segreto per nessuno che Tarantini abbia ridisegnato buona parte del potere di Brescia proprio attraverso la Compagnia delle opere. “Se cerchi lavoro e non sei ciellino è meglio che ti affretti a diventarlo” afferma il titolare di una piccola azienda di pulizie che ha preferito rimanere iscritto all’associazione “tradizionale” della sua categoria piuttosto che finire tra le 1.300 imprese di ogni settore comprese quelle del non profit e dell’agricoltura che hanno deciso di entrare nel cerchio della sussidiarietà intesa più per chi è dentro che per coloro che rimangono fuori dall’associazione. L’importante dunque è partecipare ai meeting e poco importa la reale adesione al messaggio lasciato da don Luigi Giussani. Concerti, presentazione di libri, incontri, corsi di formazione le fatidiche “scuole di comunità” e “di fraternità”, sono appuntamenti ai quali non si può mancare per ottenere dove il solo farsi vedere può essere utile. L’ andazzo delle inchieste milanesi si ripercuote anche a Brescia dove ad alcuni viene meno la voglia di pagare la quota associativa della Cdo che considerati i tagli incassa sempre meno soldi pubblici. Sembra insomma che Tarantini e la sua creatura stianopassando un periodo di offuscamento accentuato dalla crisi che investe anche un’azienda simbolo del potere come A2A che non ha certo fatto una bella figura nelle recenti vicende Edison. Sull’azienda tra l’altro, pesano anche i 6 milioni e 300 mila euro di stipendi e bonus di consiglieri, direttori e presidenti. Questi comprendono i 576mila euro percepiti dall’ex presidente della Cdo che dopo aver conseguito la laurea ad Urbino (110 e lode) si è specializzato alla Bocconi e, par condicio, insegnato alla Cattolica di Milano dove è attualmente membro della Consulta per la formazione. Nel capoluogo lombardo ha sede inoltre, il suo studio legale nel quale è associato il collega ciellino Paolo Fumagalli, nominato nel collegio sindacale dell’Eni oltre che in quello della Cassa depositi e prestiti.

La Compagnia delle opere è Graziano Tarantini visto che dei due successivi presidenti (Camillo Zola e l’attuale Giuseppe Battagliola ) non si ricordano le facce e tanto meno le citazioni che ama Tarantini come Dostoevskij e i fratelli Karamazov. Nonostante tutto non sembra però tirare buona aria per Graziano Tarantini nella città che di mese in mese perde i suoi “padri nobili” (da Mino Martinazzoli al montiniano dell’area Opus Dei, Giuseppe Camadini) e che l’anno prossimo dovrà scegliere il nuovo sindaco.

“ABBIAMO Scorsinizzato la città” aveva urlato l’onorevole Viviana Beccalossi all’elezione di Adriano Paroli. Beccalossi si riferiva ai pluri mandati del “cattocomunista” Paolo Corsini fautore della fusione della municipalizzata bresciana con quella milanese dalla quale nacque A2A; l’operazione permise di lasciare un “tesoretto” (termine che tanto piaceva ai ministri del governo Prodi) che tuttavianon servì a far cambiare idea agli elettori che scelsero il centro-destra appoggiato, tra gli altri, anche da Cl eTarantini. Ma sulle prossime elezioni i pesi sembrano destinati a cambiare. Se non altro per l’interesse di altri poteri. Come quelli rappresentati dal banchiere Giovanni Bazoli e dal genero, l’avvocato Gregorio Gitti (figlio dell’ex parlamentare democristiano Tarcisio Gitti) advisor del Comune al tempo dell’operazione A2A (e consigliere indipendente di Edison) e che potrebbe anche candidarsi. Qualcuno ha definito un suo eventuale nuovo partito il ponte democratico (e magari democristiano) fra Bazoli e una vecchia conoscenza come Giulio Tremonti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...