dell’utri: i fatti (provati) che lo inchiodano

DELL’UTRI: FATTI, NON PENTITI

Tutti gli episodi dimostrati da prove autonome (documenti, testimonianze, intercettazioni), senza collaboratori di giustizia

di Marco Travaglio

Checché ne dicano procuratori orecchianti e commentatori ignoranti, il processo Dell’Utri è pieno di fatti dimostrati da documenti, intercettazioni, testimonianze e ammissioni dello stesso imputato. Al punto da rendere addirittura superflui i numerosi pentiti che parlano di lui. Fatti che tutti i giudici di merito – gup, Tribunale e Corte d’appello – hanno già ritenuto integrare il concorso esterno in associazione mafiosa. Fatti che nessuna Cassazione – incaricata solo del giudizio di legittimità – potrà mai cancellare, neppure se volesse.

1974, marzo. Dell’Utri, che negli anni 60 è già stato segretario di Silvio Berlusconi, torna a lavorare per lui dopo un periodo a Palermo come impiegato e dirigente di banca. B. lo incarica di ristrutturare la sua nuova villa ad Arcore. Qui Dell’Utri ingaggia Vittorio Mangano, mafioso del clan di Porta Nuova, già coperto di precedenti penali (ben noti a Dell’Utri, come annotano i carabinieri), segnalatogli dall’amico mafioso Tanino Cinà del clan Malaspina. I fatti li raccontano sia Dell’Utri, sia Mangano, sia B. Divergono soltanto sul ruolo di Mangano, che secondo diversi mafiosi pentiti non era un “fattore”, ma un guardaspalle per garantire B. come protégé di Cosa Nostra. Il pentito Di Carlo racconta che Mangano fu assunto in seguito a un incontro a Milano fra B., Dell’Utri e i boss Cinà, Bontate e Teresi, che si dichiararono a reciproca “disposizione”. Incontro sicuro per i giudici di I e II grado, anche perché da allora la Fininvest inizia a versare regolari somme di denaro alle cosche (Dell’Utri e Cinà le fanno consegnare a Bontate e Teresi). Il futuro socio di Dell’Utri, Filippo Alberto Rapisarda, racconterà ai giudici: “Dell’Utri mi disse che la sua attività di mediazione era servita a ridurre le pretese di denaro dei mafiosi”. Dell’Utri confermerà di averglielo detto, ma per “una mera vanteria” (come se uno potesse vantarsi con gli amici di essere mafioso). Il concorso esterno inizia qui: la mafia garantisce a Dell’Utri una florida carriera nel gruppo B. in cambio di un canale diretto con uno dei costruttori emergenti al Nord.

1974, dicembre. Mangano fa sequestrare Luigi d’Angerio, amico di B., dopo una cena ad Arcore. Ma l’ostaggio riesce a fuggire. I carabinieri sospettano di Mangano e ne informano B., che però se lo tiene in casa per un altro anno e mezzo. Cosa Nostra ottiene lo scopo di “legare a sé” ancor di più il suo nuovo referente milanese. Mangano è arrestato due volte a villa San Martino, il 27.12.’74 e l’1.12.’75, per condanne legate a delitti commessi e Palermo: ogni volta esce e torna a risiedere chez B.

1975, maggio. Attentato contro l’altra villa di B., in via Rovani a Milano. B. non sporge denuncia. In una telefonata di 11 anni dopo con Dell’Utri e Confalonieri, emergerà che tutti e tre sapevano che la bomba era opera di Mangano. Il quale però rimane ad Arcore per qualche altro mese. B. (lo racconta Confalonieri) riceve lettere minatorie firmate con una croce nera, ma non denuncia nemmeno quelle. Si limita a mandare la famiglia all’estero per un po’.

1976, ottobre. Mangano lascia Arcore dopo che un giornale lo descrive come mafioso, nonostante le insistenze di Dell’Utri e Confalonieri che – racconta – non volevano lasciarlo partire. E si trasferisce a Milano all’hotel Duca di York, dove continua a fare il suo mestiere: il trafficante di droga. Dell’Utri seguita a frequentarlo: il 24 ottobre – è lui stesso a confermarlo – partecipa al pranzo di compleanno del boss catanese Antonino Calderone in un ristorante milanese, assieme a Mangano e ad almeno un altro mafioso, Nino Grado. 1977. Dell’Utri litiga con B., lascia Arcore e viene assunto da Rapisarda, finanziere siciliano amico di Ciancimino e Bontate, grazie alla raccomandazione del mafioso Cinà, che fa assumere anche il gemello Alberto. Le società dirette dai gemelli – Bresciano e Venchi Unica – fanno bancarotta: Alberto è arrestato, Marcello indagato, Rapisarda fugge in Venezuela, ospite dei boss del narcotraffico Cuntrera-Caruana, con documenti falsi a nome Marcello Dell’Utri.

1980, febbraio. Mangano, intercettato dalla Criminalpol di Palermo, chiama Dell’Utri per l’“affare” relativo a un “cavallo” da vendergli e dei “piccioli” necessari da “chiedere a Silvio”. Come ricorderà Paolo Borsellino nel-l’ultima intervista, negli stessi giorni Mangano trattava col mafioso Inzerillo “cavalli” e “magliette”, nomi in codice per indicare partite di eroina.

1980, aprile. Dell’Utri – ricorda Di Carlo e conferma lui stesso – partecipa a Londra alle nozze del trafficante di droga siciliano Jimmy Fauci, socio di Bontate: allo stesso tavolo con i boss Di Carlo (latitante), Teresi e Cinà.

1980, maggio. Mangano arrestato ad Arcore per traffico di droga per ordine di Falcone. Condannato al processo Spatola , resterà dentro fino al 1991. 1975-1983. Nelle 37 “holding” che controllano la Fininvest giungono finanziamenti per 113 miliardi di lire (oltre 300 milioni di euro attuali) di provenienza misteriosa, parte in contanti. B. non svelerà mai l’anonimo donatore. Il consulente di Dell’Utri ammetterà che sono in parte inspiegabili e “potenzialmente non trasparenti”. Per Rapisarda, Ciancimino jr. e diversi pentiti, sono capitali mafiosi.

1983. Tempestato da minacce e richieste mafiose, B. richiama Dell’Utri e, nonostante il disastro Bresciano, lo promuove Presidente e Ad di Publitalia: numero 3 del gruppo.

1986, novembre. Altra bomba contro la villa di via Rovani. B. chiama Dell’Utri: “È stato Mangano… Un chilo di polvere nera, una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto… Mi spiacerebbe se i Carabinieri, da questa roba qui… da un segnale acustico, gli fanno una limitazione della libertà”. Dell’Utri convoca Cinà e, lui presente, chiama B.: “Tanino dice che (Mangano, ndr) è da escludere categoricamente. Da stare tranquillissimi… Poi ti parlerò di persona”. Secondo il pentito Galliano, “l’attentato fu opera dei catanesi d’accordo con Riina ” che, scontento della Dc, vuole agganciare il Psi tramite B. per le elezioni del 1987.

1988, febbraio. B. chiama l’immobiliarista Renato Della Valle: “Devo mandar via i miei figli, che stan partendo per l’estero, perché mi hanno fatto estorsioni… Mi è capitato altre volte 10 anni fa e sono ritornati fuori… Mi han detto che, se entro sei giorni… non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio ed espongono il corpo in piazza Duomo… Fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo”. Ma non denuncia neanche stavolta.

1990, gennaio-febbraio. Attentati contro la Standa (Fininvest). La Fininvest nega di aver pagato il pizzo e persino le richieste estorsive. Ma alcuni dipendenti confermano che Standa ha avuto richieste per 2 miliardi e ha pagato centinaia di milioni. Infatti gli attentati cessano. Vari pentiti e un testimone riferiscono che Dell’Utri incontrò Nitto Santapaola per fare pace: in quel periodo risultano decine di suoi viaggi a Catania.

1990. Trovate due agende del clan di San Lorenzo, compilate dal boss Salvatore Biondo, con l’elenco delle ditte che pagano la famiglia: “Can. 5” per “Regalo 990 / 5 mila”. Traduce il pentito Ferrante: Fininvest pagò 5 milioni nel 1990, come faceva ogni sei mesi dal 1988 (e farà – secondo i giudici – almeno fino al 1993). La dicitura “regalo” compare solo per Fininvest. Le sedi di Canale5, Rete4 e Italia1 sono proprio a San Lorenzo.

1992, gennaio-febbraio. Vincenzo Garraffa, presidente della Trapani Basket, si vede chiedere da Dell’Utri la metà in nero di una sponsorizzazione intermediata da Publitalia: 750 milioni di lire su 1,5 miliardi. Lui rifiuta e riceve la visita del boss Vincenzo Virga, venuto a riscuotere per Dell’Utri. Fatti accertati dai giudici, che però assolvono Dell’Utri e Virga perché non c’è reato. Negli stessi mesi Dell’Utri procura un provino al Milan per Gaetano D’Agostino, giovane promessa e figlio di un complice dei fratelli Graviano, sponsorizzato da un commerciante vicino alla mafia, Melo Barone. Lo racconta il padre del campione. Dell’Utri nega. Ma lo smentiscono le sue agende (“2.9.1992: Barone Melo via Lincoln 1 – calcio interessa al Milan – ragazzo 10 anni in ritiro pulcini Milan interessati D’Agostino Gaetano”) e i responsabili delle giovanili del Milan, Buriani e Zagatti.

1992, maggio-giugno. In piena Tangentopoli, fra Capaci e via D’Amelio, Dell’Utri convoca il consulente Ezio Cartotto e lo incarica di studiare un’“iniziativa politica” della Fininvest.

1993. Dopo l’arresto di Riina, Cosa Nostra continua con le stragi e Dell’Utri seguita a occuparsi di politica: è in contatto telefonico col principe Orsini, fra i fondatori di “Sicilia Libera”, il partito secessionista sponsorizzato da Cosa Nostra. Poi cambia linea e opta per Forza Italia, a cui lavora da mesi con Cartotto.

1993, autunno. Anche Provenzano – dice il pentito Nino Giuffrè – scarica Sicilia Libera: “Ci disse: ‘Con Dell’Utri siamo in buone mani’. E ci mettemmo tutti a lavorare per Forza Italia”.

1993, novembre. Due appuntamenti con Mangano sulle agende di Dell’Utri: “2-11, Mangano Vittorio sarà a Milano per parlare problema personale”; “Mangano verso il 30-11”.

1994, marzo. B. vince le elezioni e diventa premier. Cosa Nostra annulla l’attentato allo stadio Olimpico: fine delle stragi.

1998, ottobre. La Dia fotografa Natale Sartori (socio della figlia di Mangano in alcune coop di pulizie) che fa visita a Dell’Utri nell’ufficio di via Senato a Milano. Dell’Utri spiega che è venuto ad avvertirlo del pentimento di Vincenzo La Piana (trafficante di droga con Mangano).

1998, dicembre. Dell’Utri filmato dalla Dia a Rimini mentre incontra un falso pentito, Pino Chiofalo, che sta organizzando un complotto per screditare i pentiti veri. Chiofalo patteggia e rivela: “Dell’Utri mi promise di farmi ricco”. I giudici dispongono l’arresto di Dell’Utri, ma la Camera nega l’autorizzazione.

1999, maggio. Dell’Utri si candida all’Europarlamento. Carmelo Amato, fedelissimo di Provenzano, intercettato, raccomanda ai picciotti di votarlo: “Dobbiamo portare a Dell’Utri, lo dobbiamo aiutare perché se no lo fottono. Se passa lui alle Europee, non lo tocca più nessuno”. “Ci dobbiamo dare aiuto a Dell’Utri, perché se no questi sbirri non gli danno pace”.

2001, maggio. Dell’Utri diventa senatore. Il boss di Brancaccio, Guttadauro, dice al mafioso Aragona: “Con Dell’Utri bisogna parlare”, “alle elezioni del ’99 ha preso degli impegni e poi non s’è fatto più vedere”.

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