di pietro tiene botta

Il professore vuole i politici, l’Idv no

L’IMPATTO CON LA CAROVANA DEGLI SCILIPOTI
di Eduardo Di Blasi e Paola Zanca

“Vi ruberemo poco tempo, ma siamo obbligati anche noi a dire qualche parola”. Uscendo dallo studio di palazzo Giustiniani adibito alle consultazioni, Roberto Antonione coglie il punto: dire qualcosa a Mario Monti oggi più che un’opportunità, è un dovere. Così, dalle 10 di ieri mattina, nell’ufficio di Mario Monti sfilano i rappresentanti del migliaio di parlamentari che devono decidere se votare la fiducia al suo governo.    PRIMA VEDE l’Union Valdotaine e il Sud Tiroler Volkspartei, le minoranze linguistiche. Poi deve dedicarsi ad altre: i tre di Fare Italia (gli ex finiani tornati vicini al Pdl Ronchi, Urso e Buonfiglio) radiosi per il “bel momento di confronto”. Giorgio La Malfa, che di consultazioni ne ha viste parecchie, questa volta è costretto a presentarsi con i lib-dem Daniela Melchiorre e Italo Tanoni. A parlare per tutti è la bella del gruppo: “rassicurata e confortata” dal proposito del governo solo tecnico. Nessun altro peones le ruberà il posto. Francesco Nucara e Luciana Sbarbati, invece, con Monti parlano di “sacrifici”, di “infrastrutture” e di “università”. Il clima professorale si scioglie di fronte a Arturo Iannaccone: appena fuori da palazzo Giustiniani, il leader di Noi Sud racconta che Monti gli “ha detto che c’è una discussione in corso” non proprio su temi altissimi, ma sul fatto se portare con sé i politici a palazzo Chigi o se andarci da solo con i colleghi della Bocconi e della Cattolica. Il dilemma fa accumulare due ore di ritardo: le consultazioni dovevano chiudersi entro l’ora di pranzo. Invece alle 13 ha ancora cinque gruppi da ascoltare.    È PERÒ QUESTO il nodo politico che il nuovo presidente incaricato dovrà affrontare anche oggi quando incontrerà i rappresentanti dei due gruppi maggiori: Pd e Pdl. Per adesso Monti ha fornito due indicazioni: vorrebbe un governo con dentro i “politici”, e un mandato che, aiutato da un’agenda parlamentare fitta di riforme, non punti ai prossimi mesi ma direttamente al 2013. E qui vengono i problemi. Questa scelta, infatti, metterebbe all’opposizione anche l’Idv, che ha aperto alla creazione di un governo “tecnico” ma che non voterebbe un esecutivo con dentro Gianni Letta. È proprio sull’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio si potrebbe costruire un progetto più “politico”, che tenga dentro alcuni navigatori di mille mari: da Giuliano Amato, a Lamberto Dini, fino all’ex presidente del Senato Franco Marini. Il via libera a questa ipotesi vedrebbe una maggioranza Pdl-Pd-Terzo Polo, con Idv e Lega all’opposizione: il partito di Bossi, d’altra parte, ieri ha tenuto la propria consultazione per telefono, un piccolo sgarbo per differenziarsi sulla via nuova dell’opposizione (sono pronti anche a riaprire il parlamento padano il mese prossimo) . L’ipotesi “politica”, però, non sembra essere così facile da praticare, poichè deve mettere nel conto le difficoltà dei Democratici a imbarcarsi su questa strada. Resta allora aperta la seconda via: il governo di tecnici con una maggioranza ampia ma più eterogenea. In questo caso vincerà “il programma a tempo”, nel senso che in prima battuta è difficile che il Pdl accetti qualcosa di più di un programma “dei cento giorni” in cui affrontare i problemi finanziari del Paese. Anche qui i partiti hanno già messo da parte le parole consuete: il “tagliando” da vidimare ad aprile e la “cabina di regia” parlamentare che dialoghi con il governo.    UNA TERZA via non sembra esserci. Come ha ricordato bene Antonio Di Pietro, è difficile che l’uomo dei mercati decida di rimettere l’incarico senza chiedere la fiducia. Quindi il governo, qualunque forma dovrà prendere, si farà.    Frattanto la processione a palazzo Giustiniani continua: arriva anche Riccardo Nencini, segretario del Partito Socialista Italiano. Fino alla settimana scorsa non aveva rappresentanti. Oggi conta il senatore Carlo Vizzini. Parla con il “noi”: “Abbiamo trovato il presidente incaricato in ottima forma”. Segue Gianfranco Miccichè: entra in sala stampa chiedendo che ore sono. Vuole capire se Monti lo ha liquidato in fretta oppure no. Si accompagna alla senatrice Adriana Poli Bortone e all’onorevole Gerardo Soglia, che in Forza del Sud ci sta dal 12 novembre, praticamente l’altro ieri. Eppure indossa già il fazzoletto arancione d’ordinanza e si staglia a fianco del leader siciliano. La Poli Bortone ha ricordato a Monti che una poltrona è rimasta vuota per un anno e mezzo, quella alle Politiche Comunitarie. “In Europa potremmo essere un tantino più protagonisti”, suggerisce candidandosi ufficialmente a ministro. Gli ex Responsabili si presentano in cinque: Silvano Moffa, Catia Polidori, Pippo Gianni, Francesco Pionati e un quinto (non ce ne voglia) sconosciuto. È il segno dei tempi.

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