diaz: giustizia (un po’ ) è fatta

E COSÌ DIAZ

Massacro del G8: condannati i vertici della Polizia e prescritti i torturatori della scuola

di Silvia D’Onghia

Non riesco a crederci, ce l’hanno fatta, hanno dimostrato la loro indipendenza. Ora è finita davvero”. Lorenzo Guadagnucci ha la faccia stravolta di chi ha aspettato questo momento per undici lunghissimi anni. Lui che, da giornalista, ha vissuto sulla propria pelle il massacro della Diaz, ieri ha dovuto mostrare proprio il tesserino per poter salire nel-l’aula magna della Corte di Cassazione. Perché è successo anche questo, nelle nove ore di attesa che sembravano non finire mai: nel primo pomeriggio i poliziotti penitenziari del corpo di guardia non facevano entrare le parti civili. C’è voluto un intervento degli avvocati per sbloccare la situazione. E così, alle 7 di sera, ci si è trovati tutti vicini, gomito a gomito, vittime e agenti, giornalisti e avvocati. Tutti ad ascoltare, tutti a cercare di interpretare una sentenza che procedeva per capi di imputazione e per singoli ricorsi. Ma che, alla fine, aveva un unico significato: condanne confermate per i vertici della polizia, reato di lesione prescritto per gli agenti picchiatori. Nessuno finirà in galera, grazie all’indulto, ma per tutti scatta la pena accessoria: l’interdizione dai pubblici uffici. Una decisione senza precedenti, che lascia attoniti anche i difensori più navigati.

LA GIORNATA era cominciata con l’ultima arringa, quella per la quale – ufficialmente – lo scorso 15 giugno la sentenza era stata rinviata. Una prolusione rapida, contrariamente a quanto annunciato, e poi la camera di consiglio preceduta da un rapido caffè al bar. “Tornate dopo le 16”, le indicazioni della cancelleria. Giudici della Quinta sezione penale, presieduta da Giuliana Ferrua, protettiaddiritturadaunlucchetto sistemato all’esterno dell’Aula magna. I giornalisti sono arrivati alla spicciolata, si sono fermati sulle scale, all’esterno: qualcuno si aspettava di vedere manifestanti e blindati della polizia e invece non c’era nulla. Il presidio era stato dirottato su piazza Trilussa. E così, poco alla volta, il pellegrinaggio al secondo piano attraverso i corridoi labirintici del Palazzaccio. Accanto a Guadagnucci c’era anche Arnaldo Cestaro, l’anziano capitato per caso nella Diaz, quello che il 21 luglio si fermò a Genova per andare al cimitero: gamba e braccio fratturati, trauma cranico. “Che decideranno? È un rebus – si sfoga coi cronisti –. Ma lo sai che a me lo Stato mi ha riconosciuto 35 mila euro di danni e due giorni dopo mi è arrivata una cartella di Equitalia che me li ha bloccati?”.

L’attesa è snervante. Più passano le ore e più i volti degli avvocati si fanno tesi. “I giudici si stanno scannando”, vocifera qualcuno. “Ma no, sono i tempi tecnici, è una sentenza complessa”, gli fa eco qualcun altro. Fatto sta che quando arriva il messo ad aprire, finalmente, quel lucchetto, l’atmosfera è quella dell’ingresso in un’Aula in cui, comunque vada, si sta per decidere parte della storia del Paese. E così quando Giuliana Ferrua legge la sentenza, i volti dei pochi imputati presenti si rabbuiano. Lesioni prescritte, condanne per falso confermate. Il primo pensiero va ai vertici della Polizia.

Giovanni Luperi, all’epoca vicedirettore dell’Ucigos, oggi capo sezione analisi dell’Aisi, i servizi segreti, condannato a 4 anni così come Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco, attuale capo del Dipartimento centrale anticrimine, dato da molti come futuro Capo della Polizia. I cinque anni inflitti a Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma, oggi in pensione, verranno ridotti per la prescrizione del reato di lesioni. Resta uguale, invece, la condanna per Gilberto Caldarozzi (3 anni e 8 mesi), nel 2001 vicedirettore e oggi direttore dello Sco, colui che fece arrestare Provenzano e che un mese fa ha contribuito a risolvere il caso della bomba di Brindisi. Stessa pena per Spartaco Mortola, allora capo della Digos di Genova, oggi dirigente della Polfer a Torino. Condannati per falso anche l’ex vice capo della Digos di Genova, tre sottufficiali dello Sco e l’allora vice questore della mobile di Roma. Mentirono nel gestire l’intervento, mentirono nel firmare il verbale d’arresto.

PER GLI OTTO capi squadra di Canterini, accusati di lesioni, è scattata invece la prescrizione. Per gli agenti Massimo Nucera (colui che si auto-accoltellò) e Maurizio Panzieri (che testimoniò a favore del collega) la pena è stata ridotta a 3 anni e 5 mesi. La Corte ha poi rigettato il ricorso di Pietro Troiani, condannato a 3 anni e 9 mesi per detenzione di armi da guerra (le molotov portate nella scuola) e di Salvatore Gava, condannato a 3 anni e 8 mesi. Godendo dell’indulto, nessuno di loro andrà in carcere. Ma per tutti scatterà l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici.

Qualche minuto dopo la lettura della sentenza, c’era già chi temeva l’escamotage: una richiesta di sospensivainvistadiun“incidente di esecuzione”. Un’acrobazia giuridica per salvare i vertici.

Anche perché, tra i corridoi del Viminale, c’è già chi storce il naso: Gianni De Gennaro, nel 2001 capo della Polizia, è stato assolto definitivamente nel novembre 2011 proprio dalla Cassazione. Ci hanno pensato il ministro Cancellieri e il Prefetto Manganelli, in serata, a fugare ogni dubbio: il Viminale “ottempererà a quanto disposto dalla Suprema Corte”, “massimo dovuto rispetto”.

Nessun escamotage, nessuna salvezza. Da oggi, la Polizia italiana dovrà avere nuovi vertici. E la Diaz potrà, finalmente, tornare a essere il nome di una scuola di Genova.

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