esodati e fottuti

Fornero e gli esodati: abbiamo sbagliato i conti

IL MINISTRO AMMETTE: SONO PIU’ DI 65 MILA, GRQADUATORIA IN ASE ALLE DIFFICOLTA’. CRITICA CAMUSSO

di Salvatore Cannavo’

Anche quando si mette sulla difensiva, il ministro Fornero non rinuncia ad attaccare. E così se ieri ha dovuto ammettere gli errori del governo sui cosiddetti esodati non ha risparmiato nuove critiche e attacchi alla Cgil sull’articolo 18. “Non ho dimenticato gli esodati – ha detto il ministro a Radio Anch’io – e non voglio spaccare il Paese” si è giustificata. “Ho promesso di risolvere il problema entro il 30 giugno e lo farò, con equità”, ha aggiunto, ammettendo per la prima volta di aver sbagliato i conti. “Le persone in questione – ha spiegato – “sono molte di più dei conti fatti inizialmente dal governo”. E infatti le stime parlano di 350 mila persone contro le 65 mila contemplate dai provvedimenti di legge.

Il ministro invita i lavoratori interessati a “non avere ansia” ma poi spiega cosa intende per “soluzione equa”: “Dobbiamo vedere all’interno di questo numero chi è più in difficoltà e mettere questi per primi”. Una sorta di graduatoria che probabilmente avrà l’effetto di aumentare l’ansia per chi avrà paura di non rientrare nei criteri fissati.

“I lavoratori hanno ansia perché non sanno cosa succederà. Basta dire ‘faremo’. Trovi una soluzione”, ha risposto a distanza Susanna Camusso, rilanciando l’appuntamento del 13 aprile che vedrà i sindacati manifestare unitariamente.

A Raffaele Bonanni che teme una manifestazione “politica”, Camusso risponde che quella del 13 è una scadenza centrata “sul merito” la cui politicità è data dal fatto di volere una “soluzione politica” al problema e non certo dal suo essere “contro” il governo.

Lo scontro tra ministro e Cgil è continuato nel pomeriggio sull’articolo 18. Il ministro ha approfittato del congresso Ugl, in cui è intervenuta a sorpresa, per lanciare attacchi diretti alla Cgil, esprimendo “un dispiacere anche personale” per come è stata accolta la riforma: “Un lavoro fatto insieme alle parti sociali e non nel chiuso di una stanza, ridotto a un solo tema. Con il solito difetto italiano degli uni contro gli altri”. Una lamentela destinata a nascondere l’accusa fondamentale, che la riforma sia “sommersa da una discussione in parte ideologica in parte simbolica sull’articolo 18″ . Ma non è solo la Cgil a protestare. Ancora ieri sera, il segretario dell’Ugl, Giovanni Centrella, ha detto al ministro che il suo sindacato “non cambia idea” sull’articolo 18 anche se condivide l’80 per cento della riforma. E se non la cambia l’Ugl tanto meno lo farà la Cgil che punta al reintegro pieno anche nei licenziamenti economici.

Nessun interesse viene espresso per le indiscrezioni di Repubblica riguardo a una formulazione dell’articolo 18 che renda possibile il reintegro una volta che il licenziamento sia scoperto come illegittimo dal giudice. “Per noi non va bene”, spiegano in Corso Italia anche se poi Camusso si dice pronta a un faccia a faccia con il ministro. Ma l’appuntamento che più sta a cuore alla Cgil è il dibattito in Parlamento. Ieri Monti si è dimostrato più conciliante con la propria maggioranza e Pier Luigi Bersani, modificando un po’ la posizione del Pd, si è detto favorevole a una soluzione sul modello “tedesco-danese”.

Una nuova formulazione, di quelle che piacciono tanto al Pd.

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