gli evasori sono al governo, gli onesti senza rappresentanza

 “Gli evasori sono al governo, gli onesti senza rappresentanza”

di Antonella Mascali

Milano
Ogni anno in Italia si evadono 160 miliardi di euro all’anno. La corruzione ci costa, secondo la Corte dei conti, 60 miliardi. Siamo al 67esimo posto al mondo per onestà, in base a uno studio di Transparency international. Dal ’99 è bloccata in commissione Affari esteri la ratifica della convenzione penale del Consiglio d’Europa. Da un anno il testo di legge anti-corruzione lanciato dal Fatto giace in Parlamento.
Di evasione fiscale, di corruzione, di come si dovrebbe combattere, ma la casta colpevolmente non lo fa, si è parlato alla festa del Fatto Quotidiano della Versiliana. Ospiti, domenica, il procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, coordinatore del dipartimento reati economici, il consigliere di Cassazione, Piercamillo Davigo e l’ex magistrato e opinionista del Fatto, Bruno Tinti.
“Ribaltando il concetto liberale classico no taxation without representation – denuncia Greco – in Italia chi paga le tasse non ha rappresentanza e chi non le paga governa. Ma fino a quando i poveri dovranno a mantenere i ricchi? Questo Stato ha dolosamente rinunciato a combattere la criminalità economica, principale causa della crescita zero. Con leggi votate sia dalla destra sia dalla sinistra. Equitalia deve recuperare 450 miliardi di euro, una cifra che rappresenta 4-5 manovre e che nessuno chiede indietro. Quando ci si prova, scoppiano polemiche”. Il magistrato spiega anche perché gli evasori la fanno quasi sempre franca: “ C’è un sistema che ha sostanzialmente depenalizzato la frode fiscale. Con la legge ex Cirielli (del 2005, ndr) abbiamo 7 anni e mezzo di tempo per perseguire questi reati (il calcolo scatta da quando sono stati commessi, ndr). L’Agenzia delle entrate ci sta mandando documenti del 2005-2006, tutta carta che si prescrive. La prescrizione è il primo punto da cambiare”.
Ma c’è un’altra battaglia da intraprendere: quella contro i regni offshore. “Lo sport degli evasori – spiega Greco – è nascondere i soldi nei paradisi fiscali. Da almeno 20 anni il riciclaggio è caratterizzato dal fatto che denaro pulito è stato reso clandestino dal trasferimento nei paradisi fiscali. Cosa aspetta il cosiddetto mondo civile a tassare al 100% tutte le operazioni con i paesi della ‘black list’? Il 70% degli hedge fund (fondi speculativi, ndr) è alle Cayman. Chiudiamole come paradiso fiscale e rendiamole delle isole turistiche. Perché dobbiamo sopportare che i nostri evasori portino i soldi là e che aziende e banche italiane ed europee abbiano filiali a Montecarlo?”.
Davigo ribadisce lo svuotamento della normativa contro la corruzione e lancia una proposta che può sembrare una provocazione, ma che appartiene ai paesi di common law: “Ci vuole il test dell’integrità come negli Usa. Dopo ogni elezione, agenti sotto copertura avvicinano i neoeletti per offrir loro del denaro in cambio di favori illeciti. Chi lo prende viene arrestato, è semplicissimo”. Quanto all’evasione fiscale, Davigo ricorda che “l’83% delle società di capitali non pagano imposte perché dichiarano un reddito negativo o al massimo dichiarano 10 mila euro l’anno”. Poi suggerisce la modifica dell’articolo 708 del codice penale, che oggi prevede la confisca di beni non confacenti al proprio status solo nei confronti di chi ha una condanna per delitti contro il patrimonio. “Hai un reddito da pezzente? Allora non puoi andare in giro con la Ferrari e te la confischiamo. Sono convinto che, se uno fosse costretto a vivere in base al reddito che dichiara, quindi come un barbone, probabilmente comincerebbe a dichiarare quanto guadagna”.
Bruno Tinti vorrebbe la detrazione totale per combattere non solo l’evasione, ma anche l’iniquità fiscale. Parte da un esempio: “Due persone guadagnano 3 mila euro al mese, ma una è single e l’altra deve mantenere una famiglia. Entrambe, però, pagano le stesse tasse. Ciò è incostituzionale perché l’articolo 53 dice che bisogna pagare secondo la capacità contributiva. Quindi non in base al reddito, ma in base a ciò che resta dopo quanto si è speso per soddisfare i bisogni primari. Questo è possibile, come nei paesi anglosassoni, con la detrazione totale. Così si combatte anche l’evasione”. Altro esempio: “Vado dal macellaio a comprare mezzo kg di carne. Non pago in contanti, ma con la carta di credito. Quell’operazione registrata mi consentirà di non pagare le tasse su quanto speso dal macellaio e al fisco di sapere che il reddito del macellaio di quel giorno è costituito anche da quanto ho speso. Alla fine dell’anno i conti non li fa il contribuente, ma il software del ministero delle Finanze”.

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