fornero, la tecnica del piffero

IL GOVERNO SAPEVA: 390MILA ESODATI MA NE HA SALVATI SOLO 65 MILA

Nuovo scontro tra i dirigenti Inps e la Fornero

di Salvatore Cannavò

Il caos nel governo si riflette anche nei numeri degli “esodati”. Ieri l’Ansa ha rivelato un documento inviato dall’Inps al ministero del Lavoro a fine maggio, quindi prima del decreto ministeriale, in cui l’istituto previdenziale faceva le proprie stime sui lavoratori che avrebbero diritto ad andare in pensione con le vecchie regole previdenziali: 390.200 persone mentre il governo ne “salvaguarda” solo 65 mila. L’estensore del documento, il direttore generale dell’Inps Mauro Nori, cerca di smussare smentendo di aver fornito una stima diversa da quella del ministero del Lavoro. Ma senza limitare i danni di immagine, tanto che il ministero convoca d’urgenza in serata i vertici dell’Inps, presidente e direttore generale, per chiarire la situazione.

I numeri reali sono quelli diffusi dall’agenzia di stampa e se il governo può individuare numeri più bassi è solo grazie ai “criteri restrittivi nell’interpretazione delle norme”, messi a punto dalla Ragioneria dello Stato e “imposti” al ministero del Lavoro il quale, su questa base, ha definito la platea dei lavoratori da salvare. Sapendo di sacrificarne centinaia di migliaia.

A FAR LIEVITARE i numeri, si legge nella relazione pubblicata dall’Ansa, ci sono 133 mila posizioni autorizzate a versare contributi volontari con ultimo contributo antedecente alla data del 6 dicembre 2011 (decreto Salva Italia). Poi ci sono i “cessati”, cioè coloro che sono usciti dall’attività per dimissioni, licenziamento o altre cause, tra il 2009 e il 2011, hanno più di 53 anni e che non si sono rioccupati (180 mila). Il governo, invece, per queste categorie ha previsto, rispettivamente 10.250 e 6.890 “salvaguardati”.

Ma secondo l’Inps i numeri sono molto più consistenti di quelli del ministero anche per la mobilità (45 mila invece di 29.050), per i fondi di solidarietà (26.200 contro 17.710) e per i beneficiari del congedo straordinario per l’assistenza ai figli gravemente disabili (3.330 contro 150). Per quanto riguarda la mobilità la differenza dipende se si sceglie come data che fa scattare il diritto il 4 dicembre 2011 (come prevede il governo) oppure il 31 dicembre.

Mauro Nori, che ha precisato di non aver “fornito numeri diversi” da quelli del governo, è lo stesso che a metà aprile aveva tenuto, come direttore generale dell’Inps, un’audizione parlamentare in cui forniva la cifra di 130 mila lavoratori da tutelare, escludendo quelli soggetti a regime di contribuzione volontaria (stimati in 200 mila). Ora le cifre mutano ancora, ma non di molto. E i numeri dell’Inps stridono sempre di più con quelli di Elsa Fornero. Che ha già ammesso qualche settimana fa di aver sbagliato: “Tutti sbagliamo ma quando siamo stati chiamati al governo il Paese era sull’orlo del baratro”. E quindi non si poteva sottilizzare.

PREVEDIBILE, quindi, in questo contesto, l’allarme dei sindacati che chiedono, come fa la Cgil, di “non giocare con i numeri” e, come esige la Cisl, “di essere convocati immediatamente”. Mentre i distinguo politici non si esaurisono solo a quelli dell’Idv che, con Antonio Di Pietro e Maurizo Zipponi, definisce “irresponsabile e antisociale” l’azione del governo Monti” ma provengono anche dal Pd che, con Cesare Damiano, ex ministro del governo Prodi, giudica “sconcertante che la cifra di 390 mila lavoratori che rimangono senza stipendio e senza pensione fosse a conoscenza del governo prima della emanazione del decreto interministeriale”. Con il decreto Sviluppo bloccato e con lo scontro interno all’esecutivo sembra difficile che le risorse vengano reperite. Circola anche il sospetto che su questi numeri si stia consumando quella partita di potere tra governo e alta burocrazia ministeriale esplicitata nel botta e risposta su Repubblica tra Eugenio Scalfari e Mario Monti. Con il premier costretto a difendere, ma senza esagerare, anche il vertice della Ragioneria dello Stato, Mario Canzio. Resta un dato: il governo “tecnico”, che avrebbe dovuto fare faville proprio sui numeri, si dimostra incapace di gestire una difficoltà che a questo punto è tutta politica. E sociale.

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