Frequenze regalate a Rai e Mediaset: persi due miliardi

di Salvatore Cannavò

Tutto cambia nella manovra tranne una cosa: il gran regalo delle frequenze televisive del digitale terrestre, un omaggio da almeno due miliardi di euro di cui beneficiano soprattutto Rai e Mediaset. È partito ufficialmente ieri il beauty contest, il concorso di bellezza tagliato su misura dei grandi operatori già esistenti, che regalerà le frequenze liberate dal cambio di tecnologia. Proprio nelle stesse ore si svolge l’asta relativa alle frequenze 4G, per i servizi di connettività mobile, cioè quelle riservate agli operatori telefonici. Una gara non ancora conclusa che, rialzo dopo rialzo, frutterà allo Stato ben più del previsto: siamo già arrivati a 2,9 miliardi, 500 milioni di euro in più di quanto previsto nella Finanziaria dello scorso anno. Telecom Italia, Vodafone, Wind e H3G continuano a rilanciare: l’obiettivo del ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani è quello di raggiungere la quota di 3,1 miliardi.

Quando le frequenze si vendono, insomma, i soldi arrivano. Quelle televisive, invece, restano gratis nonostante la manovra chieda sacrifici sempre più pesanti. E nonostante, nei frenetici giorni scorsi, tra le ipotesi di nuove tasse ci fosse l’applicazione della Robin Hood Tax anche alle telecomunicazioni (inclusi operatori come Telecom coinvolti nelle aste). Ma sul beauty contest indietro proprio non si torna. In Commissione Bilancio, al Senato, un emendamento del Pd voleva istituire l’asta per assegnare a pagamento anche le sei super frequenze televisive liberate dal passaggio al digitale. La proposta, appoggiata dal resto delle opposizioni, non è passata per un solo voto (13 a 12). Una scelta che, secondo le stime del senatore Pd Vincenzo Vita, costa allo Stato tra uno e due miliardi di mancati incassi. Per quelle frequenze, infatti, i pretendenti sono tanti. Da ieri è noto l’elenco: Canale Italia, Telecom Italia Media Broadcasting (cioè La7), Elettronica Industriale spa (gruppo Mediaset), Sky Italia, Prima Tv (di Tarak Ben Ammar, finanziere assai vicino a Silvio Berlusconi), Europa Way, 3lettronica Industriale (gruppo 3 Italia), la Rai, Tivuitalia e Dbox. Ti Media, la società di Telecom Italia cui fa capo La7, aveva presentato un ricorso al Tar per annullare parti del bando di gara: il gruppo guidato da Franco Bernabè contesta di essere equiparato a Rai e Mediaset quanto alla possibilità di accedere alle frequenze. Ma il ricorso non prevede la sospensiva quindi la gara va avanti e, secondo le previsioni del ministero, tutta la procedura si chiuderà a inizio 2012.
Secondo l’avvocato Guido Scorza, esperto in materia, “il problema non è tanto la scelta della modalità del beauty contest quanto i criteri di assegnazione nel bando di gara”. Il bando, infatti, avrebbe dovuto garantire, come richiesto dalla Commissione europea, che il passaggio alla tecnologia digitale consentisse a nuovi operatori di rompere il duopolio della televisione analogica Rai-Mediaset. Ma tutto è stato disegnato per favorire proprio gli operatori dominanti oggi: dalla divisione in tre lotti delle frequenze, ai meccanismi per guadagnare i punti necessari all’assegnazione (che premiano requisiti come il numero dei dipendenti, il possesso degli impianti per la trasmissione in chiaro, l’esperienza maturata), fino alla maggiore qualità delle due frequenze del lotto B, cioè quello dove concorrono Rai e Mediaset. Tutto lascia prevedere che saranno le televisioni di Berlusconi e quelle di viale Mazzini ad aggiudicarsi almeno una delle frequenze migliori (cioè con meno interferenze sul segnale). Sky Italia parteciperà invece alla gara per il lotto A, riservato ai nuovi entranti: 3 frequenze alle quali concorrono anche altre emittenti come Prima Tv di Ben Ammar. Dati i criteri del bando, per tutti gli altri soggetti, sarà quasi impossibile trovare uno spazio.

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