fuga per lavitola

FUGA PER LAVITOLA
di Chiara Paolin

“Il latitante è una foglia nel vento, telefona a casa solo per dire che domani è Natale e vorrebbe tornare”. È il ritornello, dal dialetto napoletano, della canzone ‘O latitante che Pietro Taricone fischiettava alla prima edizione del Grande Fratello. I tempi però cambiano e oggi il latitante più famoso d’Italia, napoletano d’adozione, non chiama a casa ma telefona a Palazzo Grazioli. Non a Natale, ma dopo Ferragosto. E il presidente del Consiglio per tutta risposta gli dice di non tornare a casa. “Resta dove sei”. Parola di Silvio Berlusconi, lo statista che si premurò di dire a uno sgomento Obama che in Italia “il problema maggiore sono i magistrati comunisti”.
L’ultimo, incredibile capitolo dell’inchiesta sui ricatti a B. lo rivela L’espresso oggi in edicola. Una telefonata del faccendiere Valter Lavitola da Sofia. È il 24 agosto, di mercoledì. Lavitola si trova nella capitale della Bulgaria per Finmeccanica, di cui è consulente. Lo stesso giorno, sul blog del settimanale Panorama, diretto dal previtiano Giorgio Mulè, esce la clamorosa anticipazione di un servizio intitolato: “Napoli: inchiesta su una presunta estorsione ai danni di Silvio Berlusconi”.
Il sito annuncia: “La procura di Napoli ha aperto un’inchiesta, coperta dal più stretto riserbo, che ipotizza il reato di estorsione ai danni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Ne dà notizia il settimanale Panorama in un articolo che sarà pubblicato sul numero in edicola da domani, giovedì 25 agosto”.
Seguono i nomi di due indagati: Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola. Quest’ultimo, da Sofia, si aggrappa al telefono e inizia a martellare di chiamate Marinella Brambilla, la segretaria-ombra del Cavaliere. Lei risponde che il premier è molto preso dalla crisi e non ha tempo. Lavitola non si perde d’animo e riesce a sentire la voce amica di B. Una voce che gli dice di stare tranquillo e impartisce la linea di autodifesa: “Ho aiutato una persona e una famiglia (i Tarantini, ndr) con bambini che si trovava e si trova in gravissime difficoltà economiche. Non ho nulla di cui pentirmi, non ho fatto nulla di illecito”. La conversazione è intensa. Lavitola si scusa per le chiacchierate con B. intercettate. Era sicuro del contrario, grazie alle utenze panamensi. Il premier, sempre tranquillo, glielo rinfaccia: “Te lo avevo detto che ci avrebbero intercettato”. Poi la supplica finale. Valter Lavitola chiede a Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio: “Che devo fare? Torno e chiarisco tutto?”. Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, risponde a Valter Lavitola: “Resta dove sei”. Un nuovo editto bulgaro. Il faccendiere impaurito esegue. E da Sofia probabilmente si rifugia a Panama. Del resto ha l’ossessione del carcere. Altra telefonata, stavolta del 16 giugno 2011. Ninni o Nicla, insomma la moglie di Tarantini chiama Lavitola, di cui è amante. Sono i giorni della P4 di Gigi Bisignani, che ai pm napoletani fa anche il nome di Lavitola. Alla donna “spiega che è partito prima perché aveva il timore di essere arrestato”. Panama, of course.
Giovedì 25 agosto, dunque, esce Panorama con lo strano scoop sulla nuova inchiesta di Napoli. Strano perché a farlo è un giornale di proprietà di Berlusconi. Che interesse ha? Il primo settembre, infine, Tarantini e la moglie vengono arrestati. Lavitola è irreperibile. A questo punto la telefonata del 24 agosto (che fa parte della richiesta del gip per proseguire le indagini) diventa centrale nel faccia a faccia che martedì prossimo il procuratore capo di Napoli, Giandomenico Lepore, avrà con il premier. Che resta persona informata dei fatti e non è indagato. Sono giorni convulsi per B. Ma non per la crisi. Sempre per telefonate, ricatti e scandali sessuali. Nella richiesta dell’altro giorno alla Giunta per le autorizzazioni della Camera, il deputato-legale del Cavaliere Niccolò Ghedini ha rivelato l’esistenza di ben 1.732 conversazioni fra le Papi-Girl del processo Ruby e “utenze riferibili al presidente Berlusconi”.
In questo contesto di avvisi via scoop e relative telefonate, l’ex imprenditore pugliese Tarantini, l’uomo del caso D’Addario, appare l’anello debole di questa catena di ricatti. È lui stesso ad ammetterlo ai pm, nell’interrogatorio del 3 settembre. Argomento: la fuga di notizie verso Panorama. Tarantini si sfoga con i pm: “Panorama è di proprietà della famiglia Berlusconi e aveva una copia della richiesta dell’ordinanza di custodia cautelare almeno una settimana prima. Se Berlusconi mi voleva tutelare, mi avvisava. Io sto in galera e Lavitola è a Panama”.
Tarantini ricorda anche il primo incontro con B. dopo lo scandalo D’Addario. Un incontro commovente. Con altre richieste di “consulenza giuridica”: “Presidente non riusciamo a sistemare anche qualcosa dei problemi che ho io tra Procura (di Bari, ndr), fallimento, indagini, cose…”. Ma B. si irrita quasi: “Gianpaolo, un mese fa sono stato rinviato io a giudizio, presidente del Consiglio, per prostituzione minorile, sto per avere mille processi tra Mills, Fininvest e Mondadori e vieni a chiedere a me? La mia più grande opposizione non è la sinistra che non vale niente, ma la magistratura”.
Ghedini, ieri, ha confermato la telefonata del 24 agosto ma ha smentito i contenuti definendoli “assurdi”. È stato un “colloquio fra amici”. Già. Tra un latitante e il premier. L’opposizione ha protestato e il più duro è stato il finiano Carmelo Briguglio: “Il capo dello Stato imponga a Berlusconi di lasciare Palazzo Chigi”.

1 risposta a “fuga per lavitola”

  1. Teresa ha detto:

    Io ho visto in tv il film “FUGA PER LA VITTORIA”…
    beh! i due “poli” si respingono…

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