i bronzi di riace nella merda…

IL MIRACOLO È FINITO

Prima le archistar e le feste con Lele Mora Ora solo i debiti: Reggio Calabria sul lastrico

di Enrico Fierro

Si mangiaru tutta Reggio”. Sì, la città dello Stretto se la sono sbranata lupi famelici, ci urla in faccia l’operaio da mesi senza stipendio. C’era una volta il modello Reggio, il miracolo di Peppe Scopelliti e dei suoi boys, l’esempio di come amministrare una città del Sud da esportare in tutta Italia. Opere pubbliche faraoniche, feste e festini, Valeria Marini e Lele Mora pagati fior di quattrini per pochi minuti di struscio per il Corso. Archistar mondiali dalle parcelle favolose, e poi società esterne, municipalizzate, pozzi senza fondo di spese e assunzioni, amici da piazzare, capielettori da soddisfare, consulenze a pioggia. Miliardi al vento e una voragine da 170 milioni di euro, la città sull’orlo del fallimento, il Comune sul baratro del dissesto finanziario e l’ex sindaco Scopelliti, ora Re della Calabria, indagato.    QUARTIERE Ravagnese, i 150 operai e tecnici della società “Acquereggine spa”, che si occupano del funzionamento dei depuratori cittadini, hanno incrociato le braccia. “Da quattro mesi non prendiamo una lira”, ci raccontano. “Senza stipendio e senza alcuna prospettiva”, aggiungono. “Qui se salta l’impianto perché manca un pezzo di ricambio che non possiamo comprare perché non abbiamo un centesimo, la merda arriva direttamente a mare”. 10.263 mila euro, tanti sono i soldi che il Comune di Reggio deve alla società. Quando pagherà? Mai. I soldi non ci sono, sfumati in ardite operazioni finanziarie che una relazione del ministero del Tesoro elenca in modo spietato. I bilanci 2007-2008-2010, presentano entrate superiori alle spese, quelli del 2006 e del 2009, un sostanziale pareggio, ma si tratta di dati, annotano gli esperti di Tre-monti , “che non risultano comunque attendibili”. Uno sfascio, col Comune che non riesce ad incassare i crediti e le entrate tributarie. Multe, bollette, tasse, il 240,74% solo l’anno scorso. Se i crediti spariscono, i debiti si volatilizzano, “non vengono compresi nelle scritture contabili”. Miracoli della finanza creativa inaugurata dal sindaco Scopelliti e dalla sua superconsulente Or-sola Fallara. Una storia tragica. Per otto anni la dottoressa Fallara ha avuto nelle mani la finanza del Comune. Decide tutto, perché è lei che deve realizzare le linee operative del miracolo Scopelliti. Il sindaco ordina, lei deve trovare i soldi e inserire le spese nelle pieghe del bilancio. Esagera quando si liquida parcelle milionarie per la partecipazione alle commissioni tributarie e finisce nell’occhio del ciclone della Procura. Scopelliti la scarica con parole di pietra, “ha sorpreso me e tutti noi, la sua è stata una scelta di vita diversa rispetto ai valori in cui abbiamo sempre creduto. Certi errori non sono tollerati”. L’opposizione attacca. Orsola Fallara cede. Il 16 dicembre dell’anno scorso convoca giornali e tv locali, parla, replica, ma la parte più struggente e misteriosa è quando chiede scusa “alla famiglia e a Peppe Scopelliti”. Poi prende la macchina, va al porto e si suicida in un modo bestiale: acido muriatico, un flacone intero che le devasta il corpo. Dopo due giorni di sofferenze muore. E con lei vengono sepolti i segreti di Reggio.    AVEVA un confidente, la dottoressa Fallara, Peppe Sorgonà, il suo parrucchiere di fiducia. Se gli ha sussurrato segreti sugli anni d’oro al Comune non lo sapremo mai, perché Peppe Sorgonà viene ucciso il 7 gennaio, in modo eclatante, crivellato di colpi come si usa a Reggio quando l’omicidio deve parlare soprattutto ai vivi. L’architetto Bruno Labate è sotto inchiesta per peculato in concorso con Orsola Fallara, con la quale era legato sentimentalmente. Sul suo conto corrente sono stati trovati versamenti per centinaia di migliaia di euro per lavori mai fatti e consulenze mai fornite al Comune. Pagato a sua insaputa. Anche con l’architetto il governatore Scopelliti è stato generoso nominandolo dirigente esterno della Regione Calabria per la sede di Roma. Un incarico inutile, ma di prestigio. Città sull’orlo del fallimento? Il nuovo sindaco, Demetrio Arena, si stringe nelle spalle. “Reggio è cresciuta, ma forse abbiamo fatto il passo più lungo della gamba in servizi e opere pubbliche”. Fino a poche settimane fa la politica in riva allo Stretto sperava in una soluzione alla catanese. Ci pensa Berlusconi che ripianerà debiti e buchi. “Ma la crisi e lo sfascio del berlusconismo – dice Massimo Canale, capo dell’opposizione di centrosinistra – li hanno messi con le spalle al muro”. Non ci sono soldi, neppure per pulire le strade, perché da ieri i dipendenti della Leonia (la società per l’igiene urbana che dal Comune vanta crediti per 5 milioni) non vengono pagati. Leonia è una delle società miste, regno del clientelismo più sfrenato, ma anche prateria di scorribande della ‘ndrangheta. “Alla Leonia GF prendeva lui i soldi e poi li divideva alle famiglie. La Multi servizi era molto più vigilata da noi”. Parole pronunciate davanti alla Corte d’appello dal pentito della cosca Tegano Roberto Moio. I tempi dello scialo sono finiti, il modello Reggio si è rivelato un grande bluff. “Si mangiaru la città”.

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