ici e chiesa: anche di pietro prevede il cetriolo…

“Segrete stanze? Un film di omertà e doppi fondi”

di Stefano Caselli

Leggere Il Fatto in questi giorni è stato come vedere un film già visto. Grande disponibilità, grande rispetto delle forme, grande calma apparente. Ma poi, stringi stringi, la sostanza è sempre poca cosa, non c’è nessuna collaborazione sostanziale. Il Vaticano, alla fine, è sempre lo stesso. Antonio Di Pietro ha abbandonato la magistratura da diciassette anni ma lo Ior, la cassaforte del Vaticano, lo ricorda bene.

Onorevole, una parte della gerarchia ecclesiastica ritiene che lo Ior possa legittimamente rifiutarsi di collaborare con le autorità italiane, almeno fino alla data di entrata in vigore della legge vaticana antiriciclaggio. Ma davvero la Chiesa può ancora permettersi di fare a meno della trasparenza?

“In tutti questi anni, compresi quelli in cui da sostituto procuratore della Repubblica di Milano ho avuto rapporti istituzionali con le autorità giudiziarie del Vaticano, ho capito che ci sono due Chiese. C’è la chiesa di popolo, di servizio, di fede e c’è la Chiesa degli affari, degli intrighi e soprattutto dell’omertà. In fondo lo aveva già detto Gesù Cristo, no? ‘Fuori i mercanti dal tempio’ non vuol dire questo?”. Così il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, nel corso di un’intervista a ll Fatto quotidiano.

E non esisteva nemmeno lo Ior…
“Già, quello è un problema nostro. Io l’ho sperimentato e posso dirlo senza timore di essere smentito perché carta canta: nell’inchiesta Mani Pulite la banca vaticana era un canale preferenziale, anzi, il luogo di occultamento finale preferito per molto denaro frutto di corruzione. La stessa tangente Enimont, in parte, è finita in Vaticano, come altre”.

Che tipo di collaborazione avete avuto dalle autorità d’Oltretevere?
“Ricevevamo risposte incredibili. Tra le centinaia di rogatorie che abbiamo fatto in tutto il mondo, le risposte più insufficienti, anzi, le più ipocrite le abbiamo ricevute dal Vaticano. Non che ci raccontassero menzogne. Semplicemente non raccontavano. Il modello di comunicazione era: ‘Prendiamo atto della vostra inchiesta nei confronti di Tizio e Caio, diteci cosa avete scoperto e noi vi diremo se è vero’. Ma io la prova che i soldi – facciamo un esempio – erano transitati da San Marino al Vaticano già ce l’avevo! Che te lo chiedo a fare? Ecco, ti davano la prova solo se già ce l’avevi. Diciamo che le risposte non erano esattamente nell’ottica della collaborazione e dell’assistenza”.

L’argomento trasparenza in Vaticano non sembra appassionare più di tanto…
“L’informazione, la grande informazione, è da sempre legata a una sorta di rispetto succube. Non c’è niente da fare”.

Eppure ci sono battaglie popolarissime, come quella sull’Ici…
“E anche qui la Chiesa ha detto di essere disposta a collaborare. Di nuovo lo stesso meccanismo, grandi proclami, grande rispetto per le istituzioni, ma poi? La sostanza? Sia chiaro, sono d’accordissimo sul fatto che determinate attività legate al culto siano esentate dall’Ici, ma questo – va da sé – non può valere per le attività commerciali”.

Proprio quello che dice Monti. Il governo ha annunciato un emendamento per riservare l’esenzione ai soli immobili in cui si svolge in modo esclusivo attività non commerciale…
“Monti è un tuttologo che dice sì a tutti, promette tutto a tutti perché sa bene di poter iniziare tutto senza bisogno di finire nulla, tanto la sua legislatura è a termine. Anche ieri, per esempio, il governo ha prorogato il superamento del sistema delle province dal marzo 2012 al marzo 2013. Ha fatto bella figura dicendo di aver eliminato un pesante fardello per l’amministrazione dello Stato, ma dopo la legge s’è fatto la pandetta per posticipare l’impegno…”

Quindi non crede che sull’Ici alla Chiesa si faccia sul serio?
“Vedremo. Comunque è un errore pensare che Monti sia soltanto un tecnico. O meglio, un tecnico lo è, ma soprattutto della comunicazione”.

Ma davvero pensa che il governo Monti, che della trasparenza ha fatto un totem, possa predicare bene e razzolare male se di mezzo c’è il Vaticano?
“Vedremo. Intanto stiamo preparando una mozione per invitare il governo a chiarire come intenda rapportarsi con la Chiesa, se in rapporto di parità o di subalternità. Il rispetto di due Stati sovrani è una cosa, la sudditanza di uno Stato all’altro è un’altra. E parlo da cattolico, ma si può essere un buon cattolico soltanto se si vive in uno Stato laico”.

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