ici e chiesa, la buffonata all’italiana

Per l’Ici della Chiesa il Fisco non ha fretta

di Stefano Feltri

Il decreto legge sul fisco che il governo deve approvare venerdì è ancora un testo grezzo, appena abbozzato, di cui si è discusso ieri in un pre-Consiglio. Si notano però molto bene le assenze, una su tutte: l’intervento sull’Ici per gli immobili almeno in parte commerciali del Vaticano e della Cei. “È necessaria una riflessione sull’Ici e la Chiesa”, ha detto ieri il premier Mario Monti da Bruxelles, aggiungendo che un intervento è “in dirittura d’ar rivo ” ma che non è affatto detto che sia nel decreto di venerdì. Nella bozza che circola in queste ore, c’è soltanto un accenno molto laterale alla questione. Alla voce “Estensione potere di accesso nei confronti soggetti Terzo settore”. In pratica si modifica una legge del 1972 che permette agli ispettori del Fisco di fare controlli “nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche o professionali “. All’elenco il decreto di Monti aggiungerà “quel li utilizzati dagli enti non comm e rc i a l i “, come la Chiesa cattolica. E su questo non ci sono obiezioni da parte della Cei, l’as sociazione dei vescovi. Il presidente, Angelo Bagnasco, già in dicembre diceva: “Se vi sono casi concreti in cui un tributo dovuto nonè stato pagato, è giusto che l’abuso sia accertato e abbia fi n e “. E infatti ecco i controlli rafforzati. Per il resto pare si dovrà attendere. Un sottosegretario spiega che “il decreto legge non è lo strumento giusto, perché sulla vicenda Ici non ci sono i requisiti costituzionali di necessità e urgenza”. la motivazione vera pare sia un’altra: Monti vuole essere sicuro che la modifica della disciplina garantisca la chiusura della procedura di infrazione aperta dall’Unione europea (perché lo sconto sull’Ici per gli hotel o negozi vaticani è considerato un aiuto di Stato). “È totalmente comprensibile e oggettivamente utile che il pubblico e la stampa siano impazienti ma c’è tempo per fare le cose”. E ieri sera il sottosegretario Polillo a Ballarò ha spiegato: per l’esenzione dal pagamento dell’Imu varrà l’attività prevalente: “Se un circolo di tennis con molti campi ha un piccolo bar, l’attività prevalente è quella sportiva e quindi il bar non pagherà l’I mu “. C’è tempo anche per l’accordo con la Svizzera per la tassazione in loco dei patrimoni esportati illegalmente, frutto di evasione fiscale. Monti ha cambiato idea diverse volte, ieri è tornato a una linea più prudente che un po’ ha stupito visto che pochi giorni fa era stato proprio il governo elvetico a ipotizzare un’intesa con Roma. “Quello che può sembrare un attacco alla grande evasione può essere un condono”, ha detto. Perché gli evasori con i depositi svizzeri potrebbero essere graziati grazie al fatto che le tasse le raccoglie Berna. Le casualità della cronaca vogliono che proprio ieri uno spallone italiano sia stato fermato alla frontiera con un milione nascosto nel cruscotto dell’auto. Appena in tempo, perché nel decreto le multe per chi esporta capitale illegalmente salgono fino a una sanzione pari al 40% dell’importo nascosto al Fisco. Ci sono anche altre novità sulla lotta all’evasione. La più importante è il ritorno del registro clienti-fornitori. Vincenzo Visco lo aveva introdotto ai tempi del governo Prodi, poi Tremonti l’ha subito abolito. Spiega Visco: “Funziona come le ritenute alla fonte, quando il datore manda al fisco l’elenco dei compensi che ha versato è come se compilasse un elenco dei fornitori di lavoro. Nel caso delle imprese queste devono indicare tutto quello che hanno venduto e anche gli acquisti fatti. Così se c’è una frode carosello si può scoprire prima. É lo strumento più potente che abbiamo nella lotta all’e vasione”. Il governo infatti è molto ottimista sul gettito che arriverà l’anno prossimo, le risorse finiranno in un apposito fondo destinato a ridurre le tasse. Su questo Visco è meno ottimista: “Di fondi come quello ne abbiamo fatti almeno quattro, ma è quasi impossibile determinare quale parte del gettito deriva dalla lotta all’evasione, se le entrate non crescono in modo molto più consistente del Pil”. C’è una pressione crescente perché Monti venerdì annunci un’imminente riduzione dell’ali quota più bassa dell’Irpef (23%), maè quasi certo che rimarrà la formula attuale: aiuti dal 2014, se ci saranno i soldi, non per l’Irpef ma per”l’incremento delle detrazioni fiscali per i familiari a carico”.

Nel decreto dovrebbe entrare anche la riforma del sostegno pubblico all’editoria preparata dal sottosegretario Paolo Peluffo: una ridefinizione dei parametri per i contributi 2012. Si passa al rimborso delle copie vendute e non più di quelle distribuite (per i giornali cooperativa) o distribuite (come è oggi per i giornali politici). Il rimborso fisso viene vincolato ai costi sostenuti dall’editore per i giornalisti e i poligrafici assunti a tempo indeterminato. Il contributo resta anche in caso la testata decida di diventare soltanto in versione on line, e questo dovrebbe essere un incentivo ad abbandonare il cartaceo per i giornali di idee. Nelle intenzioni, rimborsando le copie vendute e non quelle tirate o distribuite, si dovrebbe evitare di finanziare giornali come fu l’ Av a n t i ! di Lavitola che spesso non arrivano neppure in edicola.

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