il premier fa preoccupare anche il papa

Il premier fa preoccupare anche il Papa

di Marco Politi

Alla fine, dall’empireo papale è calata la folgore su Berlusconi. In volo per la Germania Benedetto XVI assesta un colpo che al premier giunge del tutto inaspettato. Inviando come d’abitudine un telegramma al presidente Napolitano, il Papa evoca improvvisamente la situazione di discredito in cui è precipitato il Paese e formula l’“auspicio di un sempre più intenso rinnovamento etico per il bene della diletta Italia”.
La mossa rappresenta una mazzata alla posizione traballante del premier dopo che anche la Confindustria si è nettamente smarcata. E la votazione su Milanese ha rivelato l’emergere di franchi tiratori. Il disperato “non strumentalizzate” del ciellino Lupi è un volenteroso autogoal.
Dopo mesi e mesi di silenzio vaticano la sortita di Benedetto XVI riflette l’esasperazione cui si è arrivati nel palazzo apostolico di fronte alla valanga di melma, che sale dalle conversazioni del premier con il suo fornitore di carne da letto Tarantini. I particolari sulle croci ridotte a strumento erotico, come relazionano alcune delle ragazze, sono state uno choc anche per i più testardi difensori di Berlusconi nell’entourage papale.
Quando Benedetto XVI è atterrato a Berlino, il portavoce Lombardi si è presentato alla stampa internazionale, rincarando soavemente la dose. “È piuttosto chiaro che nella situazione in Italia c’è una lunga serie di problemi che hanno a che fare con l’etica”, ha replicato alla domanda di un giornalista americano casualmente di origine italiana. Sono problemi, ha continuato, che riguardano sia i comportamenti personali sia le relazioni sociali che le attività economiche”.
Pregato di chiarire il senso del “più intenso rinnovamento etico” necessario all’Italia, Lombardi ha esplicitato la scelta del pontefice di intervenire. “Il Papa – ha detto – parla spesso della dimensione etica della politica e dell’economia. In questo senso sa che c’è molto da fare e sente la responsabilità di migliorare la situazione in Italia”.
Era da gennaio che il Vaticano non prendeva posizione in maniera così netta, quando sull’onda del caso Ruby il Segretario di Stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone aveva reclamato “più moralità, più giustizia, più legalità”.
Era l’epoca in cui il presidente della Cei cardinale Bagnasco aveva confessato che il Paese assiste “con sgomento” al moltiplicarsi di notizie su “comportamenti contrari al pubblico decoro” e stili di vita non compatibili con incarichi di responsabilità. Bagnasco aveva sottolineato un “evidente disagio morale”.
Poi, come altre volte, la gerarchia ecclesiastica aveva smorzato i toni, decidendo di continuare ad appoggiare silenziosamente il Cavaliere. La domanda ora è se la frase di Benedetto XVI rimarrà estemporanea oppure segnali un autentico cambiamento di linea staccando la spina ad un premier indecente, inefficiente e screditato.
Lunedì si riunisce il Consiglio permanente della Cei e la relazione del cardinale Bagnasco costituirà la prova del nove. Su Avvenire ci sono già lettori che si lamentano perché la Chiesa sia più severa con Vasco Rossi che con le porcherie di Berlusconi.
Ieri, parlando al Bundestag, Benedetto XVI ha condannato i politici che vedono solo il successo e il profitto materiale. “Il successo – ha ammonito – può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia”. Senza diritto, ha continuato citando sant’Agostino, lo Stato non si distingue da una “banda di briganti”. Il Papa parlava rivolto come sempre al mondo, ma sono parole su cui c’è molto da riflettere anche in Italia.

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