il rischio di monti

Il rischio di Monti
di Paolo Flores d’Arcais

Se il decreto “salva Italia” resta quello che è (un decreto “salva privilegiati”) il governo dei tecnici rischia grosso, addirittura di fallire già nella culla. A Monti la sorte (e Napolitano) ha
offerto una opportunità straordinaria, quella di potere decidere in assoluta libertà e secondo coscienza i contenuti della manovra: i due partiti maggiori,
Pd e Pdl, la fiducia l’avrebbero votata comunque, magari “obtortissimo collo”, per non andare a elezioni immediate col marchio di affossatori dei titoli pubblici (che sarebbero precipitati con “effetto Argentina”). Dal professore della Bocconi non si pretendeva neppure la tanto sbandierata (e nei fatti svillaneggiata) “equità”, ma molto meno: un colpo
al cerchio e uno alla botte. Purché eguali per intensità, energia e “cattiveria”.
Il colpo alla botte, al “terzo Stato”, è arrivato: tutto e subito. Con aspetti addirittura odiosi: l’adeguamento delle pensioni già ora copre solo il 70% dell’aumento del costo della vita, il che significa l’impoverimento anno per anno. Bloccarlo per due anni significa rivoltare il coltello nella piaga di chi è alle soglie della povertà, e ogni lacrima in proposito– per quanto sincera – è lacrima di coccodrillo. Il colpo al cerchio dei privilegiati invece non si è visto
affatto. Bastava aumentare le aliquote Irpef per i redditi alti (sopra i 75 mila euro all’anno, e aliquote progressivamente incrementate per chi ne guadagna 200, 500…), prelevare una “una tantum” sulle pensioni più ricche (alcune fino all’indecenza) e
sulle “buonuscite ” milionarie (Guarguaglini docet). E soprattutto sui capitali “scudati”: la tassa dell’1,5% dimostra che un prelievo non è affatto incostituzionale (mai lo avrebbero proposto i Tecnici e firmato il Custode della Costituzione), e visto che gli antipatrioti dei capitali all’estero avevano pagato il 5% anziché il 30% preteso dai governi moderati
e di destra di Cameron e Merkel c’era un margine del 25% in cui pescare senza fare torto alcuno ai suddetti fedifraghi fiscali.
Il governo può ancora correggersi, dappoiché “errare humanum, perseverare diabolicum”. E dovrà comunque decidere della propria
“natura ” sulla questione delle frequenze tv digitali (che al valore di mercato porterebbero in cassa 4 o 5 miliardi: esattamente la grassazione compiuta contro i pensionati). Se saranno regalate a Berlusconi sarà inevitabile che il governo Monti finisca per apparire come un mero “berlusconismo dal volto educato”. Consegnandosi ai desiderata del Caimano, il governo rischia di cadere non appena al Caimano farà comodo.

1 risposta a “il rischio di monti”

  1. Teresa ha detto:

    …lacrime amare versate per la facilità e per la semplicità di tassare chi è in regola!!!

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