il serpente, la giustizia e la spending review…

Un pitone val bene due anni di processi

DOPO CINQUE UDIENZE, IL GIUDICE ASSOLVE UN UOMO ACCUSATO DI AVER MALTRATTATO IL RETTILE

di Elias Vacca

Difficile ottimizzare le risorse del sistema giustizia in tempi di spending review. Forse ha ragione Gherardo Colombo nel suo libro sulle regole: “Occorre anzitutto ripristinare la buona abitudine di rispettarle tutte le norme”. Ma, forse, ha ancor più ragione Piercamillo Davigo, secondo il quale incrementare l’offerta di servizi giudiziari ha poco senso, meglio decrementarne la domanda.

E ci sono vari modi di diminuire il carico, ad esempio, come chiede Davigo: rendere l’appello un’arma a doppio taglio per l’appellante, se impugni la sentenza di primo grado possono anche aumentarti la pena. L’altro, meno autorevolmente proposto dal qui presente avvocato: evitare di fare processi per sciocchezze. Ferma l’obbligatorietà dell’azione penale, ci sono altri percorsi per accertare e sanzionare certe condotte. Depenalizzando.

Probabilmente a schifare le pinzillacchere giudiziarie finisce che te le tiri e così mi sono trovato a patrocinare le ragioni di un tale, tratto a giudizio davanti a una sezione di tribunale, imputato di “…avere sottoposto, con crudeltà e senza necessità, un serpente della specie python molurus bivittatus a maltrattamenti in quanto… era stato tenuto coscientemente senza cure e in condizioni tali da arrecargli sofferenze”.

NEL LUGLIO 2006, quando il Parlamento approvava l’indulto per svuotare le galere, ma pensando alla protezione di altre specie di rettili. Beninteso, il maltrattamento di animali è un reato odioso, specie se vivisezioni, metti gli ami da pesca nei bocconi dei cani e dei gatti, frusti a sangue un cavallo. Ma cercare di incastrare uno “già noto agli uffici”, titolare di un circolo molto variamente frequentato, con l’insegna appunto “Il Pitone”, per avere maltrattato un rettile lungo quattro metri è come processare Lele Mora per rumori molesti. Tant’è. Così a partire dal 1 giugno 2010 e per cinque udienze fino al 13 luglio 2012, la vicenda pitonesca si è snodata al cospetto di giudice (onorario), Pm (onorario), avvocato (con il patrocinio gratuito per i non abbienti) e perfino parte civile, perché sarà pur vero che il rettile non sa firmare il mandato all’avvocato, ma qualche associazione animalista in cerca di far cassa e non solo di risonanza la trovi sempre.

E COSÌ IN CINQUE UDIENZE

via a un florilegio di attività istruttorie da commedia degli equivoci con affermazioni tipo: “L’animale non mangiava da giorni”, il che per un pitone è la norma, ma non ha impedito al giudice, una minuta signora con un sorriso disarmante, di chiedere al sottoscritto: “Il suo cliente è contumace per sua scelta o è molto tempo che non lo vede?”. Poi una girandola di situazioni tragicomiche, nel senso di comiche per gli spettatori visto che il processo è pubblico, tragiche per il dispendio di risorse: cinque udienze di giudice, pubblico ministero, cancelliere, stenotipista, avvocato a carico dell’erario.

TUTTO FINISCE in gloria dopo due anni di attività, uno per ogni due metri di biscia, allorquando il giudice, persuaso dal sottoscritto, decide di sentire il veterinario che nel 2006 prese in custodia il serpentone e lo portò presso il ricovero per animali esotici illecitamente introdotti in Italia (anche se lui i documenti li aveva). Il veterinario riferisce che l’animale stava benissimo al momento della sua conduzione in quel particolare CPT, a differenza di molti esseri umani clandestini direi. Assoluzione richiesta anche dal Pm per insussistenza del fatto.

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