il sovversivo napolitano…

INSULTI DAL COLLE LO SCOOP DI PANORAMA
Parole dure sui pm di Palermo, Di Pietro e B. Un sito lo accusa di pressioni pro Boccassini
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

 

E alla fine le parole di Napolitano al telefono con Mancino saltano fuori: le pubblica (o, meglio, pubblica una ricostruzione condita da condizionali sotto il singolare titolo “Ricatto a Napolitano”) Panorama, la stessa testata che rivelò l’esistenza delle due telefonate intercettate dalla Procura di Palermo, nel giorno in cui il presidente della Repubblica finisce sotto botta anche per un presunto intervento sulla Procura di Caltanissetta per promuovere l’applicazione alle indagini sulle stragi di Ilda Boccassini. Che cosa avrebbe detto Napolitano a Mancino? Il Presidente della Repubblica avrebbe espresso “forti riserve sull’operato della Procura di Palermo, critiche ad Antonio Di Pietro e parole molto poco benevole nei confronti di Berlusconi”. Uno scoop clamoroso? “Il fatto che sia Panorama a pubblicare queste notizie esclude che possano essere uscite dalla Procura di Palermo – dice il procuratore di Palermo Francesco Messineo – dato che comunque escludo a prescindere”.

E VISTO CHE, come conferma Messineo, quelle bobine sono chiuse in una cassaforte e ad ascoltarle sono stati in pochissimi, tutti magistrati e solo il funzionario della Dia nella sala ascolto della procura, Panorama è costretto a citare “diverse fonti”, rigorosamente anonime, che hanno confermato come il contenuto delle conversazioni sia stato in qualche modo anticipato sui giornali da tre giornalisti, Ezio Mauro, Marco Travaglio e Adriano Sofri che evidentemente, secondo la singolare ricostruzione di Panorama, ne conoscevano il contenuto, rivelato adesso dal settimanale berlusconiano per porre fine al gioco al massacro dell’ipocrisia.

Lasciando alla valutazione dell’Ordine dei giornalisti, se ne avrà voglia, l’attribuzione a fonti anonime delle parole intercettate del presidente della Repubblica che ci rimanda alle peggiori veline dei servizi degli anni Settanta, apparechiaro che la copertina di Panorama, dopo giorni di ovvi interrogativi e altrettanto normali “ipotesi di scuola”, con il titolo “Ricatto a Napolitano” apre la partita dei veleni.

NEL MIRINO del settimanale berlusconiano c’è, oltre a Napolitano, anche la questione delle intercettazioni, vero e proprio spauracchio del centro destra, che oggi è pronto a cavalcarlo nella difesa (finta) di Napolitano. Per comprendere bene l’operazione è necessaria una breve esegesi del pezzo di Panorama scritto da Giovanni Fasanella, che racconta, esordisce, “una grande ipocrisia”: quella di commentatori su fronti contrapposti che “lanciano messaggi trasversali a Napolitano”, essendo consapevoli del contenuto delle conversazioni. L’autore fa tre nomi, Ezio Mauro, Marco Travaglio e Adriano Sofri che si sono limitati a ipotizzare ciò che potevano aver detto i due interlocutori istituzionali. Secondo Fasanella sono tutti in malafede e, con il vezzo siciliano del dire e non dire, come scrive il direttore Giorgio Mulè, tengono sulla corda Napolitano. Arriva Panorama e svela l’arcano: “Basta giochetti. Le ipocrisie e le allusioni fanno solo il gioco dei ricattatori” scrive Mulè. Peccato che fin qui l’unico ad ipotizzare un ricatto e a titolare conseguentemente sia proprio Panorama, a meno di non voler ipotizzare una complicità di Mauro, Travaglio e Sofri nel Grande Ricatto al Quirinale. Questa è solo la prima parte del pezzo: nella seconda Fasanella ipotizza che le telefonate intercettate tra Mancino e Napolitano possano essere più delle due conosciute, che il loro contenuto travisato porrebbe le parole di Napolitano, “con i filtri dell’aplomb istituzionale azzerati per via dell’antica amicizia” fuori contesto, arroventando ancora di più il clima “con effetti destabilizzanti”. Un pistolotto contro l’uso politico delle intercettazioni che svela il vero obbiettivo del pezzo che conclude, così com’era iniziato, disegnando scenari ipotizzabili in un prossimo futuro, quando la corte costituzionale, al più tardi tra febbraio e marzo 2013 sarà chiamata a valutare il conflitto di attribuzione , quando Napolitano avrà ormai lasciato il Quirinale al suo successore. Ma se tra scenari ipotizzabili e fonti ben informate ma anonime i fatti stanno, come si vede, a zero, quegli imprudenti giudizi attribuiti a Napolitano e trasformati in un anonimo karaoke servono paradossalmente ad avvelenare ancora di più il clima nei confronti del presidente della Repubblica, e suonano come un efficace avvertimento all’intero Parlamento chiamato ad affrontare ancora una volta la spinosa questione delle intercettazioni.

C’È DA registrare, infine, una singolare, questa sì, coincidenza: nella stessa giornata del titolo di copertina di Panorama, “Ricatto a Napolitano”, il quotidiano web Lettera43 pubblica in esclusiva la notizia di un intervento di Napolitano compiuto tre anni fa sui pm di Caltanissetta che indagano sulle stragi del ‘92 per promuovere l’applicazione del pm milanese Ilda Boccassini. Un’altra, discutibile, ingerenza del presidente della Repubblica sul lavoro dei magistrati che cercano la verità sulle stragi, smentita, però, dal procuratore aggiunto Nico Gozzo che ha diffuso una nota: “Nessun intervento vi è mai stato da parte del Presidente sulle indagini della Procura di Caltanissetta. Nessuna telefonata. Unico intervento fu, proprio all’inizio delle indagini, un pubblico intervento nel corso delle commemorazioni per l’anniversario della strage di Capaci, quando il Presidente Napolitano perorò un incremento delle unità investigative impiegate per le indagini sulle stragi, proprio sul presupposto della loro importanza. Incremento poi effettivamente avvenuto’”.

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