il trota è lesso…

TROTA FUORI D’ACQUA: UN BOSSI TIRA L’ALTRO

L’autista lo incastra, il delfino si dimette “per dare l’esempio”. In arrivo altri indagati, guerra nella Lega.

di Wanda Marra

“Vi faccio vedere come Renzo Bossi prenderà i fondi del movimento, della Lega Nord, destinati a noi autisti“.

Evidentemente le parole di Alessandro Marmello, suo autista e bodyguard, registrate in un video di Oggi a disposizione di tutti, devono essere state per il Trota la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Insieme alla visione di se stesso intento a riscuotere i contanti necessari alle sue spese personali.

Il video comincia a girare in rete ieri mattina. E poco dopo Bossi jr approfitta di un’intervista al Tgcom per annunciare: “Mi dimetto”. Faccia tirata, sguardo smarrito, frasi spezzettate, prova a buttare lì un elemento quasi di riscatto: “Voglio dare l’esempio”, balbetta, ricordando che in Lombardia lui è l’unico ad essersi dimesso. “E non sono neanche indagato”.

La lista del Pirellone
Vero, in una Regione dove ad essere sotto inchiesta sono in 10 e sono ancora tutti lì, compreso il collega di partito, il maroniano Davide Boni, indagato per corruzione nell’ambito di un’indagine per tangenti urbanistiche. La testa di Bossi jr, coinvolto pesantemente da una serie di dichiarazioni e intercettazioni agli atti della magistratur della segretaria amministrativa del movimento Nadia Dagrada, secondo le quali si sarebbe fatto pagare con i soldi del movimento diploma e automobili, oltre a varie ed eventuali, era stata chiesta ufficialmente dal segretario della Lega di Brescia, Fabio Rolfi e veniva reclamata da molti, soprattutto dalla base.

Così “Renzo ha fatto il salto del Trota”, commentava ieri Twitter, evidenziando in una battuta l’umore sarcastico-esultante della rete. E con questo finisce – per ora – una carriera politica tanto breve quanto ingloriosa: candidato alle elezioni per compiacere il padre, si è fatto notare per qualche bravata di pessimo gusto. Come quando si iscrisse al profilo di Facebook della Lega Nord Mirano, in cui compariva un manifesto autoprodotto con lo slogan “legittimo torturare i clandestini“. O quando, sempre su Facebook, pubblicò un gioco, “Rimbalza il clandestino”, il cui scopo era allontanare dalle coste dell’Italia vari gommoni di immigrati. E ne ha fatte così tante nell’ultimo periodo da non potersi più far vedere in giro. Dopo Umberto, dunque, si dimette Renzo: giorni amari per “the family”. E per il Trota è stata una scelta inevitabile, fatta dopo aver ascoltato i consigli del padre, che non solo ha dato l’esempio, ma evidentemente deve averlo convinto che era meglio così per “il bene del movimento”. Umberto, infatti, che ieri pomeriggio l’ha incontrato in Via Bellerio, ha commentato: “Renzo ha fatto bene a dimettersi”. Difficile credere che la madre, Manuela Marrone, fosse esattamente sulla stessa linea, “tosta” come la descrivono. “È una donna molto forte. Per me, dopo la malattia di Bossi era un punto di collegamento con il Senatùr, più che un riferimento”, commenta Roberto Calderoli, che i Bossi li ha visti anche in questi giorni. “Renzo ci aiuta a superare un momento difficile”, dice. Mentre chiede le dimissioni di Rosy Mauro, la vicepresidente del Senato, altra grande protagonista dello scandalo di questi giorni. Dimissioni richieste a gran voce dalla base leghista e attese forse già per oggi. “Espulsioni? Vedremo”, ha gettato acqua sul fuoco il Senatùr. Così come ha chiarito che non si dimetterà Monica Rizzi, assessore lombardo allo sport, sotto accusa per aver guidato la campagna elettorale del Trota. Dalle carte dell’inchiesta, intanto, starebbero per emergere nuove vicende e nuovi indagati. Mentre in settimana, le tre Procure (Napoli, Reggio e Milano) dovrebbero mettersi d’accordo per dividersi il lavoro.

Maroni contro Zaia
Intanto, nella Lega scoppia quella guerra che la presenza del Senatùr dopo l’ictus aveva lasciato sotto traccia. Il segretario del Veneto, Gobbo, lancia sul Corriere del Veneto la candidatura di Luca Zaia, il presidente della Regione. Puntellandola con il fatto che proprio nella loro Regione il Carroccio è molto presente sul territorio. Zaia per ora si tira indietro: (“Il Veneto ha bisogno di un Governatore a tempo pieno e non part-time, per questo non mi interessa una candidatura alla segreteria della Lega”), ma è un fatto che la leadership futura di Roberto Maroni viene messa esplicitamente in discussione. E proprio oggi Maroni va alla prima prova pubblica dopo le vicende di questi giorni: aBergamo ci sarà la manifestazione dell’ “orgoglio padano”. Atteso anche Umberto. Forse.

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