ilva: sono pazzi questi giudici…

ILVA: “INQUINARE SCELTA DELIBERATA”

Il Riesame: l’obiettivo non è la chiusura ma avviare il risanamento in tempi brevi

di Francesco Casula 

non è la chiusura dello stabilimento, peraltro mai richiesto dalla Procura e mai accennata dal gip, ma “il raggiungimento, il più celermente possibile, del risanamento ambientale e l’interruzione delle attività inquinanti”. I giudici, richiamando un passaggio dell’ordinanza del giudice Todisco, hanno sottolineato che i periti hanno individuato la possibilità che l’impianto siderurgico possa funzionare “ove siano attuate determinate misure tecniche che abbiano lo scopo di eliminare ogni situazione di pericolo per i lavoratori e per la cittadinanza”.

Il ruolo dei custodi

Il Tribunale del riesame ha chiarito che non è compito della magistratura “stabilire se e come occorra intervenire nel ciclo produttivo (con i conseguenti costi d’investi-

Il Tribunale del riesame ha confermato il decreto di sequestro disposto dal gip Patrizia Todisco: per i sei reparti dell’area a caldo non c’è facoltà d’uso. Per il collegio composto dal giudice Antonio Morelli, Rita Romano e Benedetto Ruberto, la misura richiesta dalla procura e concessa dal gip è l’unica “funzionale alla interruzione delle attività inquinanti” soprattutto in virtù della “grave e attualissima emergenza ambientale e sanitaria” di Taranto. Emergenza per nulla bloccata né attenuata, anzi. “L’emissione di sostanze nocive alla salute della popolazione – scrivono nel provvedimento i giudici – sono chiaramente in corso”. Il collegio ha chiarito tuttavia che l’obiettivo di tali misure mento) o, semplicemente, se occorra fermare gli impianti”. Questa decisione, secondo il riesame “dovrà necessariamente essere assunta alla base delle risoluzioni tecniche dei custodi-amministratori” e “vagliate dall’autorità giudiziaria”. In definitiva lo spegnimento degli impianti per i magistrati è “solo una delle scelte tecniche possibili”, ma tocca a Barbara Valenzano, Emanuele Laterza e Claudio Lofrumento, i tecnici nominati dal gip, stabilire se per la messa a norma, e quindi l’eliminazione delle situazioni di pericolo – unica condizione per evitare la chiusura dello stabilimento –, gli impianti potranno rimanere accesi o meno. Un’ipotesi che tuttavia dovrà garantire il non ripetersi di fenomeni inquinanti e dannosi per lavoratori e cittadini.

Resta infine da chiarire il ruolo di Bruno Ferrante: nel documento, infatti, Ferrante è ancora indicato come custode e amministratore, ma dopo il dispositivo del riesame, il gip revocò la sua nomina per un palese conflitto di interessi. Ferrante avrebbe dovuto rispondere alla famiglia Riva come presidente del Cda Ilva, e alla magistratura come amministratore e custode giudiziario. Sarà tuttavia l’incidente d’esecuzione che si terrà il prossimo 28 agosto a chiarire la sua posizione.

“Effetti di morte”

Per il Tribunale del riesame l’attività inquinante dell’Ilva ha provocato una “gravissima contaminazione ambientale” tra i territori di Taranto e Statte comportando “ingenti danni economici alle locali aziende zootecniche”, ma soprattutto “una situazione di grave pericolo per la salute e la vita di un numero indeterminato di persone”.

Tutto questo è frutto di “azioni ed omissioni aventi una elevata potenzialità distruttiva dell’ambiente” compiute dai vertici dell’Ilva, secondo i giudici, attraverso “una costante e reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà” per la scelta della proprietà che ha “continuato a produrre massicciamente nell’inosservanza delle norme di sicurezza dettate dalla legge”. Nonostante fosse “emerso che le sostanze nocive originate dall’Ilva, costituiscono un pericolo per la popolazione delle aree urbane circostanti lo stabilimento e, addirittura, che tali sostanze hanno già cagionato effetti di malattia e morte come evidenziati dai periti”.

Adeguarsi o chiudere

Il collegio ha ribadito la preminenza del diritto alla salute rispetto al profitto spiegando che gli interventi per l’eliminazione delle emissioni illecite “si rendono necessari ed improcrastinabili” non solo perché dannosi, ma anche e soprattutto in vista della ripresa della produzione dello stabilimento “la cui attività, ove il gestore non provveda ai dovuti adeguamenti, sarebbe irrimediabilmente com-promessa”. Le autorità amministrative infatti potrebbero a quel punto arrivare, come previsto dall’Aia e dalla normativa 152/2006, alla “revoca dell’autorizzazione e alla chiusura dell’impianto”. Adeguamento o chiusura quindi. L’Ilva scelga. In fretta.

Clini ed il risanamento

Secondo il ministro dell’ambiente Corrado Clini queste motivazioni consentono di continuare a lavorare nella direzione già intrapresa. Clini ha ribadito che entro il 30 settembre saranno rilasciate nuove autorizzazioni con le prescrizioni del gip e l’indicazione delle migliori tecnologie disponibili.

“Quando dico che ho dei timori – ha aggiunto il ministro – mi riferisco al fatto che ci sono 20 mila persone che lavorano e che potrebbero trovarsi improvvisamente senza occupazione. Il mio impegno è garantire il lavoro ma in condizioni di sicurezza ambientale, garantendo la continuità produttiva”.

Parole che spiegano come la partita sul fermo della produzione non sia affatto chiusa.

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