in francia napolitano sarebbe sotto torchio…

ERIC JOZSEF Corrispondente di Libération

Altrove il presidente sarebbe finito sotto torchio

di Wanda Marra

In un altro Paese rispetto alla notizia che l’ex presidente del Senato ha telefonato al capo dello Stato chiedendo pressioni sui pm di Palermo che indagano sulla trattativa Stato-mafia, ci sarebbe stata una grande mobilitazione mediatica, si sarebbero fatte le pulci a Napolitano”. Eric Jozsef, il corrispondente di Liberation, lavora in Italia da 20 anni. E anche se tiene “onestamente” a dire che la Francia non è un Paese sempre particolarmente reattivo, non può che sottolineare il disinteresse e il silenzio generale con cui è stata accolta la notizia data da Repubblica venerdì e ripresa e sviluppata dall’inchiesta dal Fatto.

Cosa ne pensa di questa vicenda?

Si tratta di un fatto molto grave, sul quale bisognerebbe indagare a fondo. Ci sono ancora davvero troppi punti oscuri su quello che è successo nel ’92-’93 e soprattutto sulle linee di contatto tra istituzioni e mafia.

Il portavoce di Napolitano ha diffuso una nota ufficiale ieri pomeriggio, in cui scrive che il Colle ha gestito la vicenda “secondo le sue reponsabilità e nei limiti delle sue prerogarive”. È sufficiente?

Napolitano dovrebbe rispondere chiaramente, senza rifugiarsi dietro l’immunità.

In Francia cosa sarebbe successo?

Va detto che neanche noi siamo dei campioni in trasparenza . Ma sulla vicenda che riguarda i fondi neri con cui sarebbe stata finanziata la campagna elettorale di Balladùr nel 1995, ora che è caduta l’immunità per Sarkozy (che ne era stato il portavoce), c’è molta pressione.

Al di là del caso della trattativa Stato-mafia c’è in genere un atteggiamento poco incalzante, addirittura omertoso, in Italia?

Su molti misteri che hanno segnato la vita di questo Paese non è stata fatta chiarezza, non ci sono verità accertate. Penso a Ustica, come alla bomba di piazza Fontana.

Come se lo spiega?

Prima c’era la guerra fredda e dunque l’idea che bisognava preservare l’interesse superiore dello stato. Poi interviene una tendenza a dire che si tratta di acqua passata , che è arrivato il momento di voltare pagina, senza andare a fondo.

Crede che con la caduta di Berlusconi cambierà qualcosa?

In realtà è stato così con il fascismo, come con Berlusconi: è caduto solo pochi mesi fa, ma sembrano passati decenni, senza che ci si sia chiesto davvero cosa è successo. Non si fanno davvero analisi dei periodi. Vince la voglia di arrivare a una sorta di pacificazione, l’idea che bisogna andare avanti.

In America, per esempio, come sarebbe andata?

Oggi sono 40 anni del Watergate, un esempio che voglio citare non a caso. Penso che ci sarebbe stata una conferenza stampa, con una domanda dopo l’altra. Napolitano sarebbe stato incalzato, messo sotto torchio.

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